Incentivi fiscali del 40 per cento a chi investe sugli eventi In tempi di crisi la teoria è ormai condivisa. Il segretario generale della Fondazione Crt Angelo Miglietta la sostiene da tempo: «La cultura deve adottare la logica dell'impresa, senza per questo perseguire logiche di profitto». E allora, se la cultura diventa impresa, deve camminare con le proprie gambe, rinunciare forse per sempre alla logica del contributo a fondo perduto, si trova a condividere la realtà che angoscia le aziende: troppe tasse. AI grido di «troppe tasse» l'assessore regionale Michele Coppola, giovedì 7 luglio accoglierà il ministro Giancarlo Galan. E gli chiederà di estendere lo strumento del «tax credit», già sperimentato con successo nel settore cinematografico, a tutto il mondo della cultura. II meccanismo consente uno sgravio fiscale fino al 40 per cento per i soggetti che investono in un progetto. Significa poter attrarre i privati intenzionati a finanziare la cultura, oggi scoraggiati da una tassazione che colpisce anche chi investe sugli eventi. «Una quota delle imposte potrebbe invece essere dirottata a quegli enti - come il Regio, Venaria e altri - che lo Stato non sostiene direttamente», spiega Coppola. Il punto è capire se la proposta di Coppola ha qualche possibilità di far breccia nel cuore del ministro della Cultura e soprattutto di chi tiene i cordoni della borsa - Tremonti - e di questi tempi non sembra aver molta intenzione di aprirli. Le premesse però non sono così fosche: nei giorni scorsi Galan sul tema ha concesso timide aperture. Del resto il fisco sarà il grande convitato di pietra delle prossime settimane nell'agenda del governo. In attesa che da Roma giungano segnali confortanti, Torino fa i conti con la realtà: tante idee, zero soldi. E rispolvera il modello della sinergia tra enti locali e fondazioni bancarie. Significa passare dal meccanismo dei contributi a pioggia a quella che Miglietta definisce «venture philanthropy»: sostituire alla donazione tradizionale una strategia di investimento completa, con valutazione iniziale dell'investimento, della strategia di uscita e della sostenibilità dell'organizzazione finanziata. Come si fa con un'impresa, appunto. «Sarebbe una risposta credibile a chi parla di cultura piagnona o parassitaria». L'approccio mette tutti d'accordo, anche l'ultimo arrivato, Maurizio Braccialarghe, che da venti giorni regge l'assessorato alla Cultura del Comune. Con un'idea ben precisa: «Io non cerco sponsor, ma partner». Differenza sostanziale, non lessicale: «Non ci presenteremo mai dicendo: ci è venuta un'idea, abbiamo in mente una manifestazione, ma non abbiamo i soldi per realizzarla, per cui dateceli. La strada sta nel condividere una direzione, un piano strategico. E imparare a lavorare in una logica d'impresa».