Il restauro costerà 25 milioni di euro messi a disposizione dall'imprenditore Diego Della Valle Le polemiche poco chiare ancora prima che il contratto di sponsorizzazione fosse pubblico Dietro le quinte. La «guerra» tra le varie fazioni del Ministero dei Beni Culturali Presentato ufficialmente ieri il progetto per il restauro dell'anfiteatro Flavio, grazie allo sponsorizzazione di Della Valle. Soldi «privati» che tutti dicono di voler coinvolgere nella cultura ma senza risparmiare poi gli attacchi. ROMA. «Per Dio, il Colosseo è quanto di meglio ho visto a Roma: questo edificio sarà magnifico quando sarà terminato!»: parole di monsieur Stendhal che tra ironia e cinico distacco, si addicono anche alla querelle che si è scatenata per il restauro dell'anfiteatro Flavio presentato ufficialmente ieri sera tra gli archi del monumento alla presenza del ministro Galan, dei sindaco Alemanno e dell'imprenditore Diego Della Valle e del commissario straordinario dell'area archeologica di Roma e di Ostia, Roberto Cecchi. Proprio le polemiche divampate dopo il 21 gennaio scorso, data della firma dell'accordo, consentono di sfuggire la circostanza e provare a fare chiarezza su questo restauro che prevede l'esborso di 25 milioni di euro da parte di Diego Della Valle attraverso la Tod's. Soldi dunque Prospettive A fine restauro ci sarà il 25 percento in più di superficie visitabile di uno di quei privati che da destra e da sinistra tutti, forse troppi, dicono di voler coinvolgere nella cultura, e che in questo caso è stato fatto oggetto di feroci attacchi. Motore dell'accordo è stato Roberto Cecchi, funzionario di lungo corso del Ministero dei Beni Culturali (Mibac); se vogliamo un grand commis che sì, avrà il pelo sullo stomaco, ma è un tecnico, vale a dire un architetto. La sua mano si scorge nella nitida impostazione generale, un progetto molto realistico di restauro, cadenzato in varie fasi, alla conclusione di ognuna delle quali la Tod's erogherà il finanziamento per la successiva. Trattandosi di una sponsorizzazione e non di una donazione, all'imprenditore spettano alcuni benefici, per la durata non breve di 15 anni: proprio su questi il sindacalista della Uil Gianfranco Cerasoli ha scatenato una polemica incendiaria ripresa in primis da "Il Fatto» del aprile: in più occasioni autore di denunce importantibasterebbe ricordare quelle su Pompei e sulla tragica situazione dei beni culturali nell'Aquila post terremoto , Cerasoli sosteneva che l'immagine del Colosseo fosse stata venduta in esclusiva a Della Valle, mentre in realtà l'esclusiva riguardava solo le immagini del restauro e non dell'intero monumento. Sempre secondo l'articolo a Della Valle sarebbe anche concessa in esclusiva la possibilità di sfruttare il monumento per eventi promozionali, altra inesattezza circolata. È vero che l'imprenditore ha la possibilità di organizzare eventi fuori dall'orario di apertura attraverso una società che dovrebbe chiamarsi gli Amici del Colosseo. Questi eventi, che potrebbero comportare anche un introito, però dovranno passare al vaglio della soprintendenza il che significa che non si dovrebbe poter costruire una scarpa alta 50 metri al centro del Colosseo , e peraltro non sono appannaggio esclusivo di Della Valle, ma potranno essere concessi anche ad altri. Questi, in linea di massima, i fatti: resta da chiedersi perché una forse non troppo fondata denuncia con esposto abbia scatenato tali vestalici furori ancor prima che il contratto di sponsorizzazione venisse reso pubblico ritardo che ha giocato a favore della polemica. In realtà dietro l'affaire Colosseo c'è la guerra tra le varie fazioni del Ministero dei Beni Culturali che, all'ombra dell'allora ministro travicello Bondi, si sono affrontate senza esclusione di colpi come gladiatori nell'arena. I Letta boys ai piani alti del Collegio romano si sono alleati con i cosiddetti manager della direzione alla valorizzazione per marciare contro i funzionari tecnici come Cecchi che non sarà un fiore di campo, ma mentre quelli intonavano le tiritere del marketing, era riuscito a trovare 25 milioni di euro dai privati. Un vero smacco. Indicative le dichiarazioni di Mario Resca: il direttore .alla valorizzazione pur non avendo fatto una valutazione ufficiale di quanto valga la sponsorizzazione del Colosseo, come sarebbe stato suo compito, lamentava che per organizzare la presentazione di un nuovo modello di auto nell'anfiteatro avrebbe dovuto chiedere autorizzazione a Della Valle, e dunque con l'accordo con Tod's si sarebbero persi un sacco di soldi dei privati. Una geometrica dimostrazione d'incompetenza: l'autorizzazione infatti dipende dalla soprintendenza. Autorizzazione in questo caso richiesta e negata perché il Colosseo non può diventare un autodromo. In realtà le magagne che Resca cercava di nascondere sono le sue: ex manager di McDonald arrivato al ministero due armi fa per opera di Bondi, proclamava di voler coinvolgere i privati: nominato commissario speciale per la nuova Brera aveva strapromesso di trovare tutti i danari dagli imprenditori. Non avendo trovato un euro dai privati, adesso per far partire quei lavori implora 30 milioni dal ministero o dal comune di Milano, tanto che ieri Galan lo ha duramente ripreso con una dichiarazione in agenzia. Si può discutere l'intervento degli imprenditori nella cultura, con il suo strascico di commercializzazione, ma con l'accordo per il restauro del Colosseo, che molti considerano tra i migliori stipulati in questo campo in Italia e sarà senz'altro perfettibile, si è paradossalmente assistito all'ennesima pagina nera del Mibac: bipartisan si chiede l'intervento dei privati nella cultura, quando arriva la guerra si scatena. Le tappe I lavori partiranno con la pulitura dei prospetti Il piano Ilrestauro inizierà con la pulitura del prospetto settentrionale (5 milioni 165 mila euro) e di quello meridionale (2 milioni). Inoltre saranno restaurati gli ambulacri e gli ipogei (11 milioni e 500 mila), e sostituite le chiusure dei fornici con cancellate (1 milione 680 mila). Con i restanti 5 milioni saranno rinnovati impianti, illuminazione e creato un centro servizi. Gli interventi dureranno dai 5 ai 10 anni, durante i quali il Colosseo resterà aperto al pubblico. A tal fine i lavori saranno divisi in fasi e affidati attraverso bandi pubblici. Lo sponsor, la Tod's, verserà una rata a ogni fase e non metterà il logo su eventuali coperture.