Al destino della Villa Reale di Monza possiamo finalmente guardare con ragionevole ottimismo. Dopo 77 anni di inerzie, non è più vero che «nessuno la restaura»: lo straordinario gioiello tardo settecentesco del Piermarini fra meno di tre anni sarà in gran parte recuperato in tutto il suo splendore alla fruizione del pubblico italiano ed internazionale. «Troppo bella» ha giustamente scritto della Residenza monzese Ugo Savoia (Corriere 20 giugno, pag. 31). E non a caso Regione Lombardia ha ancora una volta deciso di investire sul bello. Ed ha costruito perciò un'operazione di straordinaria importanza, che si avvale della partnership di risorse e know how del privato, per recuperare e gestire un bene pubblico, che resta di proprietà pubblica e di totale uso pubblico. E questo il progetto contestato? Ah certo, contestato da alcuni (pochi) irriducibili del pregiudizio ideologico e della disinformazione; e per contro molto apprezzato da illustri personalità del mondo della cultura e dei beni artistici e architettonici. Due nomi per tutti: Alain Elkann, presidente della Fondazione Museo Egizio di Torino, e Alan Jones, statunitense, storico dell'arte di fama mondiale, che hanno iscritto la soluzione adottata da Regione Lombardia per Villa Reale tra i migliori esempi internazionali (lo hanno fatto offrendo la loro testimonianza proprio in occasione della presentazione del progetto, al Teatrino della Villa il 15 aprile scorso). Dunque come si presenterà il corpo centrale prima di Expo? Interamente restaurato in tutti e quattro i piani, 8.300 mq. aperti al pubblico: il piano terra destinato a servizi, spazi commerciali, laboratori di artigianato di pregio; il Belvedere a spazi ricreativi e ristorazione; il primo e secondo piano nobili a eventi, mostre, attività istituzionali. Restaurate anche una porzione dell'ala nord (720 mq) e la Corte centrale (4.850 mq) destinata ad accogliere mostre e concerti. Tutto ciò riguarda una parte, certo, della grande Villa. E tuttavia una parte già cospicua, e comunque inserita in un disegno organico complessivo di recupero della Villa (il progetto Carbonara), che in modo accurato e dettagliato definisce la destinazione d'uso espositivo, museale, ecc. di ciascuna delle 740 stanze.