Una macchina per il paesaggio, un belvedere da cui guardare tutto intorno, ma anche da rimirare dall'esterno per goderne le linee architettoniche, gli affreschi e lo sfondo dei colli Euganei. Tale, come ha sottilmente suggerito Guido Beltramini direttore del CISA Andrea Palladio, la Villa dei Vescovi a Luvigliano di Torreglia, fatta edificare, tra il 1535 e il 1542, da Alvise Cornaro che per il progetto si era rivolto all'amico e sodale Giovanni Maria Falconetto. Come dire che la villa appartiene a una intensa stagione della cultura pavana, in cui tutto era frutto di osservazione e reinvenzione. Il risultato era ed è, appunto, una dimora che si apre e si protende sul paesaggio, il prototipo di quella villa di campagna, che sarebbe poi stata ridefinita da Andrea Palladio: un patrimonio da amare e studiare e che, da oggi, è a disposizione della comunità, come mai era stato prima. Insomma, è questa la nuova dimora che il Fondo Ambiente Italiano (Fai), dopo un lungo e complesso restauro durato sei anni, apre ai visitatori di ogni nazione e luogo, perché possano, ancora una volta, gustare non soltanto i vertici dell'architettura e della cultura, ma anche un perfetto rapporto con il contesto, coniugando la storia con l'arte e perfino con l'economia. E, come sempre accade con il Fai, il risultato è frutto di un impegno collettivo: i donatori, che nel caso specifico sono Maria Teresa e Pier Paolo Olcese rispettivamente moglie e figlio di Vittorio, personaggio d'eccezione che si era augurato in vita che la villa avesse proprio questo destino; i sostenitori e finanziatori del restauro come le Fondazioni Cariparo, Antonveneta, Segré, Benetton, Berti e molti altri ancora; progettisti e maestranze. Ma, soprattutto, due donne straordinarie e di ferma volontà: Giulia Maria Mozzoni Crespi e Ilaria Borletti Buitoni, entrambe presidentesse del Fai nel corso di questi sei anni, che, come ha ben illustrato Marco Magnifico vice presidente esecutivo, hanno conosciuto una stagione irripetibile nel corso della quale il restauro ha coinciso con una vera e propria rinascita della villa, non solo nella sua specificità architettonica e paesaggistica, ma anche in certe scoperte archeologiche che forniscono una sorta di ante quem dei luoghi e nel susseguirsi di mutazioni e adattamenti che raccontano un percorso che arriva fino ai giorni nostri. Pubblico numeroso e qualificato, ieri a Luvigliano, per l'inaugurazione e la prima visita di quella che era stata l'inclita dimora di campagna dei vescovi di Padova. Numerosi anche gli interventi, dal sindaco di Torreglia al direttore di Arcus, dal presidente della Fondazione Cariparo a Ilaria Borletti Buitoni e a Giulia Maria Mozzoni Crespi che ha trovato parole coraggiose che possono essere intese come un vero e proprio monito per una società civile. Monito che, in chiusura, ha ripreso il Ministro per i Beni e le Attività Culturali Giancarlo Galan che, per così dire, giocava in casa. Osservazioni, le sue, stimolanti e pregnanti, non esenti da polemica quando ha rilevato l'assenza dei presidenti della Regione Veneto e della Provincia di Padova e quando ha promesso che porterà avanti senza reticenze le esigenze di una società che può fare del patrimonio artistico e paesaggistico opportunità di benessere e riscatto.