Quello che ha capito tutto, subito e bene è stato un signore di mezza età di Torreglia: «Ma allora, quando mia moglie diventa insopportabile, posso venire a rifugiarmi qui?». Qui è Villa dei Vescovi a Luvigliano, logge affacciate sul teatro dei colli. Il marito esasperato in cerca di tranquillità potrà estraniarsi, o meglio ancora tuffarsi in una dimensione che essendo in un tempo e uno spazio bellissimi aiuta la pace interiore. Naturalmente potrà andarci anche sua moglie: consigliamo non contemporaneamente. Villa dei Vescovi riapre domani ed è un regalo puntigliosamente preparato, voluto, infine offerto: un regalo alla cultura, al turismo, ma soprattutto allo spirito, per chi volesse esercitarlo. Il grande palazzo che Gian Maria Falconetto e Alvise Cornaro progettarono per Francesco Pisani, vescovo padovano, non è solo una costruzione imponente: è un accadimento architettonico che segna un passaggio nella storia dell'architettura e in quella sociale, è il Rinascimento che si palesa in un luogo diverso dalla città, è la rappresentazione di un'apertura" che capisce il paesaggio, che ha fiducia nell'umanità e abbandona le difese del castello. Per tutto questo Villa dei Vescovi è un manifesto di un'epoca in particolare e della cultura in assoluto, con tutti i suoi messaggi intatti Anzi, ancora più leggibili dopo il restauro realizzato dal Fondo Ambiente Italiano. Il Fai l'ha ricevuta in dono (il primo, fondamentale, regalo) nel 2005 da Maria Teresa Olcese e da suo figlio Pierpaolo. Era la volontà di Vittorio Olcese, imprenditore e spirito libero, rispettata per onorarne la memoria. Da sei anni il Fai, inorgoglito del cadeau, si è tuffato nella risistemazione del palazzo. Che era stato anche ben tenuto dagli Olcese, ma cinquant'anni dopo aveva bisogno di interventi seri. Il Fai s'è reso conto quasi subito che non sarebbe bastato cambiare due tubi e installare una biglietteria. così sono stati sei anni di passione: per trovare denaro, innanzitutto; per approntare progetti e magari modificarli cammin facendo, visto che il restauro ha riservato molte sorprese. Per esempio la scoperta di una necropoli, trenta tombe ognuna doverosamente dotata del suo scheletro, probabile cimitero di una chiesa altomedievale. Che difatti è stata trovata, due metri sotto il livello del primo pavimento. Con tanto di chiave arrugginita proprio davanti alla soglie: il che ha già suggerito una fiction di quelle che piacciono tanto ai visitatori: il custode della chiesa che chiude la porta precipitosamente, perché stanno arrivando i predoni. Perde la chiave, ma non si ferma a raccoglierla, e scappa a gambe levate. Quella porta rimasta chiusa per secoli... Al vescovo Pisani, patrizio veneto, interessava di più un nobile luogo di villeggiatura piuttosto che il rudere di una pieve di campagna. Nasce questa villa che è romana, nel senso di classica: perché siamo nel Rinascimento, perché a Padova c'è Andrea Mantegna, perché Falconetto e Cornaro avevano letto, da buoni umanisti, la lettera di Plinio in cui c'è la descrizione della sua villa in campagna: praticamente uguale, con i colli a far da corona. Ha addirittura l'impluvium, tanto fedele è la reinterpretazione; ha una loggia anche nella facciata sud, oggi tamponata, a sottolineare che da li si deve soprattutto guardare, ed essere guardati: grandi arcate che fanno da cornice a veri e propri tableaux ritagliati sulle porzioni di colli. Il paesaggio entra nella villa come componente essenziale, è là fuori ma vissuto all'interno: così come gli affreschi di Lambert Sustris, anche questi ricchi di paesaggi. Con pochi sapienti riferimenti, l'architetto Guido Beltramini, direttore del centro di Studi di Architettura «Andrea Palladio» di Vicenza e componente del comitato scientifico che ha guidato il restauro, spiega genesi, motivazioni ed eredità di questa «macchina per il paesaggio» che a distanza di cinquecento anni possiamo provare a capire anche noi dopo che la cultura si è modificata, così come la società. Così come, purtroppo si è modificato il nostro paesaggio, massacrato e brutalizzato in modo difficilmente reversibile. Ma non qui, attorno a questa collinetta contornata da un brolo di rara varietà vegetale, e quindi di intrigante varietà formale: il segno continuo del muro di cinta contiene un movimento di piante, cespugli, vigneti, alberi da frutto che fa galleggiare la villa su un mare cangiante di onde verdi. Oppure, d'autunno e d'inverno, su un cuscino di toni neutri quasi metafisici. Ora, un piccolo miracolo è avvenuto, ed è che Villa dei Vescovi, proprietà del Fai, da domani apre a tutti. Sei milioni e mezzo è costato il restauro, con alcuni passaggi travagliati, e comunque superati l'ultimo ha riguardato la corte interna. Quale funzione e quale aspetto avrebbe dovuto avere? L'idea di trasformarla in un parterre per ospitare spettacoli all'aperto si è via via ridotta dopo che alzate di scudi, strali. invettive, resistenze, e tentativi di diplomazia acrobatica del Fai hanno riempito le pagine dei giornali e il web. Alla fine: pavimentazione minimale fronte portico, divisione in quattro quadrati che riflette tutto l'ardore geometrico della costruzione, ma trasferito dalle tre alle due dimensioni Con un tocco, le file lilla di ageratum, che introduce un frisson di poesia accessibile all'impero delle linee. L'architetto Domenico Lucian, gran difensore di paesaggi, ha rivisto il suo progetto per dare ordine alla sequenza, appunto, di paesaggi: quello della corte, ordinato; quello del brolo, ordinato secondo agricoltura; quello dei colli, esplosivo nel suo rigoglio. Tre stadi della natura da introiettare nell'animo. Ecco, questo dovrebbe essere il secondo miracolo: capire la funzione attuale di Villa dei Vescovi. Un luogo di riflessione, dove la corsa del corpo e dei pensieri si esaurisce per trovare una dimensione di quiete e non di moto. Ma è proprio nella quiete che i pensieri corrono di più.
PADOVA - Apre Villa dei Vescovi. Restaurata dal Fai, sarà il rifugio dei pensieri
Villa dei Vescovi, un palazzo del Rinascimento a Luvigliano, è stato restaurato dal Fondo Ambiente Italiano (Fai) e aperto al pubblico. Il palazzo, costruito nel XVI secolo per Francesco Pisani, vescovo padovano, è un esempio di architettura classica e rappresenta un passaggio importante nella storia dell'architettura e sociale. Il restauro ha richiesto sei anni e ha coinvolto la scoperta di una necropoli e la reinterpretazione dell'impluvium. Il palazzo è stato trasformato in un luogo di riflessione, con una corte interna ordinata e un brolo ordinato secondo agricoltura.
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