Ieri, l'inaugurazione così ufficiale e ben calibrata che è arrivato il ministro dei Beni Culturali Giancarlo Galan e, come il Fai fa, è stato suonato l'inno di Mameli. Poi i discorsi, che sono serviti soprattutto a capire due cose: che in Italia si può ancora lavorare bene, e che chi si occupa di cultura assomiglia sempre di più a Sisifo, col rischio di essere schiacciato da un masso che può chiamarsi Berlusconi, Tremonti o, in più piccolo, magari Zaia. Sarà che Giancarlo GaIan adesso è su questa poltrona, ma ha dato l'impressione di essere combattivo: ha detto che lo 0,28 per cento del Pil destinato ai Beni Culturali è cifra vergognosa. In assoluto, ma in Italia, poi, significa non voler capire il futuro, oltre che fregarsene del passato. Lancia frecciate«senza alcuna intenzione polemica», il che è arduo: per esempio taccia di miopia la (sua ex) Regione Veneto, in cui si taglia il bilancio della cultura. Ringrazia i mecenati, il ministro, ma ricorda che ad un americano o un francese che regala denaro per i nostri monumenti, noi facciamo pagare l'Iva, così come la paga il Fai per i lavori che fa. Che non sia ora di toglierla in caso di donazioni private? Galan dice che lui le norme le ha già predisposte, ma gliele cassano: come quella di alzare il limite (da 500 mila euro a 1,5 milioni) perché le Soprintendenze possano assegnare appalti con licitazione privata invece che con bando pubblico. Per sveltire, naturalmente. Niente: «Come se i Soprintendenti fossero dei ladri....», chiosa Galan, che denuncia «gli eclatanti disincentivi agli investimenti culturali». Non c'è da stupirsi, quindi, che nel modello della dichiarazione dei redditi non sia prevista una casella, per 1'8 o il 5 per mille, a favore dei Beni Culturali. Insomma, Cenerentola. Ma Galan non si preoccupa tanto del confronto tra Louvre, 2231 dipendenti, e Uffizi, 194 dipendenti. Piuttosto, dei 38 Soprintendenti che mancano. Piuttosto, dei 6.500 dipendenti persi dal suo ministero in pochi anni: ora sono 18.500, per via del turn over bloccato. E ancora di più si preoccupa dell'età media: 55 anni, «vuol dire che non si trasmette l'esperienza a nessuno». E tutto questo in Italia, non smette di ripetere, mica in un posto qualsiasi. D'altra parte la mentalità della nostra politica è tale che resti archeologici importanti sono «quattro sassi», oppure che dopo i disastri naturali, solo alla fine si pensa a recuperare il nostro patrimonio storico-culturale. Un habitus mentale per cui il bene culturale «è un costo, un lusso, deve venire dopo». C'è una totale identità di vedute con donna Giulia Maria Mozzoni Crespi, ex presidentessa del Fai. Che ha compatito il ministro: «Poveretto», perché gli è capitata una bella patata bollente. Ad ogni buon conto gli ha infilato in tasca un biglietto con l'importo Iva pagato dal Fai, che sono 670 mila euro, come memorandum. Ha ricordato al Pdl Galan che in Italia cominciano ad avvenire «cose un po' particolari», tipo elezioni a Milano e referendum, e che la società civile torna protagonista. Ha anche ricordato "Toio" Olcese, un repubblicano con pulsioni radicali e socialiste, tra i fondatori del Club Turati, un uomo illuminante «quando c'era una certa borghesia che poi si è dileguata, non so come mai». Vibrano la commozione e l'applauso, mentre finisce di dire: «Io ho ballato qui». Ilaria Borletti Buitoni, presidentessa attuale, ne ha raccolto l'eredità con efficiente fermezza. Pragmatica, ricorda gli sponsor, cosi come Il direttore del Fai Marco Magnifico. II Fai bussa a mille porte, tra diplomazia, relazioni, speranze. Rispondono: dai semplici cittadini, convinti dallo slogan «Fai anche tu», alla Arcus governativa, alle banche, agli imprenditori: Mario Nanni ha regalato lampade ideate apposta per gli affreschi, Vimar ha dato gratis gli interruttori, Rubelli le stoffe, la Fondazione Cariparo ha finanziato un restauro sempre più caro, preoccupandosi che Villa dei Vescovi tornasse viva e non fosse un cadavere imbalsamato. Sponsor decisivi insomma: tra loro anche l'Antonveneta e Luciano Benetton, oltre che il World Monuments Fund Europe, undici americani con 375 mila dollari. E la Regione Veneto.