Dalla laguna di Venezia alle colline di Verona passando per Milano e per Mantova. A convincere l'architetto Lauro D'Alberto, nato il 30 dicembre 1928 a Feltre ma trasferito a soli sei mesi a Venezia, ad approdare a Verona fu un veronese illustre, il professor Piero Gazzola, maestro di D'Alberto e che vedeva fare in lui il futuro sovrintendente della città, carica mancata per un soffio per una strana alchimia legislativa. Studi al liceo artistico di Venezia, poi alla facoltà di architettura, D'Alberto si è laureato nel 1957 al Politecnico di Milano, città dove il padre era stato trasferito. Sposato con la signora Mariuccia, mancata l'anno scorso, ha avuto due figli. Vive in Valdonega. Ci racconta come arrivò a Verona? Fu il mio professore Piero Gazzola, che fu soprintendente a Verona dal 1942 al 1972, a propormi di fare un concorso per entrare in Sovrintendenza a Verona. Lo ascoltati ed entrai nell'ente che all'epoca faceva ancora capo al ministero della pubblica istruzione. Erano gli anni Sessanta e c'erano spinte fortissime nell'amministrazione comunale per togliere il più possibile i vincoli di tutela sulle Torricelle e in generale sulle colline. Ma noi facemmo un piano paesaggistico della collina, a tutela dei suoi valori naturali, per evitarne una cementificazione selvaggia. Forse ci siamo fatti anche dei nemici. Ma oggi, grazie a quell'impegno, molte zone collinari sono ancora integre. Lei è sempre stato attento al paesaggio ma anche al patrimonio storico e artistico delle città. Qual è impegno che ricorda con più soddisfazione? Nel 1960 a Venezia si tenne un convegno per la Carta del restauro, un catalogo con le linee guida per censire i beni ambientali e architettonici. È un testo che ha fatto scuola e sono contento di aver partecipato alla stesura. Inoltre ho collaborato, con il professor Gazzola, all'istituzione dell'Inventario per la Protezione Culturale Europea, l'Ipce, per conto del Consiglio d'Europa partendo dalla catalogazione dei centri storici di Verona e di Mantova. Perchè non diventò soprintendente? In realtà riuscii ad avere la qualifica già nel 1974, dopo aver vinto un regolare concorso. Ma non ebbi mai il ruolo effettivo. Accadde che negli anni Settanta, grazie all'allora ministro Giovanni Spadolini, venne istituito il ministero dei Beni Culturali. Di fatto le Sovrintendenze persero d'importanza. Un altro colpo fu la creazione delle Regioni, a cui passarono le competenze delle Sovrintendenze. La Regione creò degli uffici speciali a Verona ma alla guida furono assegnati dei dipendenti senza qualifiche specifiche. Così, pensando di essere assegnato a uno di questi uffici preposti alla tutela dei Beni culturali, feci domanda per passare alla Regione. La domanda venne accettata ma, con mio disappunto, nonostante i miei titoli, venni assegnato al Genio Civile, a occuparmi di strade e di fognature. Così nel 1982 decisi, disgustato dal sistema, di andare in pensione e di dedicarmi ad altri impegni legati alla mia professione. Eppure aveva avuto incarichi prestigiosi in materia di Beni culturali... Proprio così. Ad esempio già all'inizio degli anni Ottanta venni chiamato con il compianto architetto veronese, e grande artista, Luciano Giavoni a Perugia, su incarico della Provincia di Verona, per allestire e organizzare il padiglione Veneto in occasione del censimento dei beni ambientali e paesaggistici. Ancora prima, tra il 1975 e il 1980, elaborai, con l'approvazione da Roma, il Centro nazionale per il catalogo, per censire i beni storici e architettonici di Verona. Per questo lavoro si dette incarico a numerosi professionisti locali, tra cui l'architetto Franco Olivieri, che ha curato anche progetti di recupero di monumenti veronesi. Ma ebbe incarichi anche a Mantova... Fu proprio il professor Gazzola a indirizzarmi verso quella città e quella provincia dove ho girato parecchio. Ho curato il restauro del Palazzo ducale di Sabbioneta dove ho trovato il profilo del salone proncipale originario. Ho partecipato anche ai restauri della loggia pensile del Giardino dei Semplici, di un'ala di Palazzo del The e del Teatro Scientifico del Bibiena oltre alla chiesa dell'Incoronata a Revere. A Verona cosa vorrebbe recuperare se le fosse possibile? L'Arsenale, che è già bellissimo e non avrebbe bisogno di grossi interventi. Ne farei un centro universitario di studi specialistici sulle fortificazioni e sull'arte militare, considerando che Verona ha in questo senso un patrimonio straordinario, quanto poco valorizzato, come la sua cinta muraria. E a Castel San Pietro non farei un museo ma un albergo di classe con un centro congressi. Si immagina un camera con una vista del genere? Lei è anche romanziere, autore di diversi libri... Ne so scrivendo un altro, su mia moglie, che mi manca moltissimo. In sua memoria ho fatto realizzare un busto dallo scultore Sergio Pasetto. (20-continua) Elena Cardinali