Senatore Passigli, la storia dei Grandi Uffizi è un rimpallo di responsabilità senza soluzione? «Non credo. La soluzione c'è e si chiama Fondazione. Sto preparando una proposta di legge che preveda per i grandi musei questo inquadramento giuridico amministrativo». Panacea di tutti i mali burocratici? «La questione, in fondo, si può ricondurre a questo dilemma: cosa bisogna fare per accelerare la progettazione e la realizzazione dei Grandi Uffizi? Che gli attuali strumenti, le sovrintendenze speciali, si siano dimostrati inadatte è acclarato. Ha ragione Giorgio Bonsanti: i disguidi, i rallentamenti e gli ostacoli sono inevitabili» Perché? «Perché in Italia è così. Tutte le opere pubbliche hanno tempi infiniti, per questioni generali legate alle lentezze della contabilità pubblica, alle complessità delle leggi sulle grandi opere, sugli appalti...succede per le opere ferroviarie come per i musei. In questo caso si sommano i problemi specifici legati alla gestione dei beni culturali». Perché la Fondazione eviterebbe queste pastoie? «La Fondazione è un soggetto giuridico privato, che permette rapidità decisionale e flessibilità nella gestione. Non è soggetta al diritto amministrativo e alla contabilità di Stato» L'Uffizi ai privati? «Mai, per carità. I musei in mano ai privati sono farneticazioni che lascio al governo. La mia proposta di legge prevedrà una fondazione a maggioranza pubblica: deve rimanere in capo allo Stato (e solo allo Stato, non a Regioni o Comuni...) la tutela dei grandi musei, perché essa deve essere uniforme su tutto il territorio nazionale. La gestione va invece alla Fondazione. Il controllo che rimane allo Stato deve essere tecnico - scientifico, con personale statale». Potrà funzionare? «Abbiamo proprio sotto i nostri occhi, qui a Firenze, un esempio che fa chiarezza più di molte parole. È quello dell'Opera del Duomo. Una Fondazione che ha una flessibilità di intervento e un potere decisionale molto diverso dai vari sovrintendenti degli Uffizi. Non è l'ammontare del lavoro da fare che differenzia gli Uffizi dal Duomo, ma l'approccio: un soggetto autonomo, indipendente, con un suo Cda e infinitamente più veloce della macchina dello Stato e di tutti i vari accordi di programma fra Stato e altri soggetti. Questo è il nodo cruciale sul quale intervenire, e non nel ricercare colpe fra questo o quel personaggio, questo o quel sovrintendente. Avremo - ne sono certo - prima l'Opera del Duomo di Calatrava che i Grandi Uffizi. Ingomma, la questione è nello status? «Bisogna fare un salto di sistema, unico modo per vincere le inerzie. Guardi, questo salto poteva benissimo essere già stato fatto». Quando? «I tempi giusti erano tra il 1994, dopo la caduta del primo governo Berlusconi, e il 1996. Allora il ministro dei beni culturali era l'attuale sovrintendente al polo museale fiorentino, Antonio Paolucci. Conosceva bene i problemi dell'amministrazione e dell'autonomia dei musei: se avesse fatto dei decreti per dare piena autonomia ai grandi musei, creando delle Fondazioni e non sovrintendenze speciali, quei decreti sarebbero stati convcrtiti subito in legge. Noi parlamentari dell'allora maggioranza gli avevamo garantito l'appoggio. Adesso staremmo già camminando nei Grandi Uffizi, invece di stare a parlarne all'infinito».