C'è un posto per la città di Catania nello scenario economico e politico dei prossimi venti anni? Può la città di Catania fare qualcosa di interessante e di utile per sé e per gli altri negli anni che verranno e uscire dalla situazione di medietà regionale e di marginalità nazionale nella quale si trova ormai da tempo? Ha le forze e l'ambizione per giocare e vincere nella competizione globale e magari guadagnarsi nei prossimi anni una copertina sull'Economist del tipo: "La città che ha sorpreso l'intero Paese?". Come potrebbe la città di Catania sorprendere l'intero Paese? Con grandi scoperte scientifiche? Con grandi manifestazioni culturali? Con grandi opere architettoniche? In verità queste grandi cose possono non avere niente a che fare con le città. Infatti possono svolgersi fuori da un contesto urbano. In questo caso la competizione verrebbe giocata anche da realtà che non sono città e non avrebbe senso dunque un riconoscimento alla città in quanto tale. Cos'è allora che caratterizza le città, soprattutto medie e grandi, che altre formazioni sociali non hanno? Le città sono innanzitutto luoghi di convivenza; gli individui si aggregano e si concentrano perché da tale vicinanza possono derivare vantaggi per tutti. Esse sono luoghi di produzione di servizi; se i servizi si gestiscono su larga scala ci saranno risparmi di costo. Ma le città sono anche luoghi di diversità: se si ignorano le diversità si sprecano molte risorse poiché vengono prestati servizi laddove non servono e invece mancano laddove sono utili. È su questa sfida che ha senso la competizione ed eventualmente un riconoscimento. Il riconoscimento arriva se la città coniuga i vantaggi della scala con la considerazione delle differenze, generando un ambiente dove si riesce a trarre il massimo beneficio dal tessuto delle relazioni interpersonali. È questo infatti il cuore delle città: l'opportunità di incontrarsi per generare economia, politica, cultura, società. Ma così come l'incontro tra eguali non genera alcun beneficio in economia - se si possiedono esattamente le stesse cose non c'è alcun motivo di incontrarsi e scambiare - esso non genera alcun beneficio nella politica, nella cultura, nella società. È l'incontro tra diversi che dà luogo a scambi di merci, idee, progetti, emozioni. Una città segmentata, ossia una città dove le relazioni avvengono principalmente tra eguali, è una città destinata a regredire poiché mortifica la sua principale fonte di crescita. Per attivare quella fonte occorre far incontrare le diversità e accogliere quelle nuove. È il segreto delle città globali, che progrediscono di più e meglio delle altre. L'area metropolitana di Londra è l'area più globalizzata d'Europa ma è anche l'area con il più alto reddito pro-capite d'Europa. Può la città di Catania essere una città globale? Qualche tempo fa si era parlato di Catania capitale del Mediterraneo. Basterebbe essere solo una città del Mediterraneo. Basterebbe ritrovare le tracce di una cultura e di una sensibilità comune a tante altre sponde del Mediterraneo; basterebbe osservare che la sfida dell'integrazione è la vera sfida che il mondo avanzato deve affrontare nei prossimi anni e che si può essere un laboratorio di integrazione. Può l'integrazione essere fonte di benessere per la città di Catania? È come chiedersi se un tessuto di scambi più fitto è fonte di benessere oppure se più imprese, più redditi e più occupazione sono fonte di benessere. Ma ciò accadrà se la città fa la città, ossia se offre beni e servizi su larga scala, in modo pervasivo e penetrante, tenendo conto delle differenze. Non si tratta solo di beni e servizi prodotti dalla pubblica amministrazione; la città ha bisogno di una quantità di altri beni e servizi prodotti collettivamente dai cittadini, come la regolarità nei comportamenti pubblici, la partecipazione sociale e politica, il controllo sui comportamenti degli amministratori. È ciò che chiamiamo società civile, che è un produttore di beni e servizi al pari della società politica. Con quest'ultima essa collabora; a volte compete. È tempo che la città e la sua società civile rifletta su cosa vuole diventare nei prossimi venti anni. Senza questa riflessione i grandi progetti della città rischiano di impantanarsi o di diventare terreno di conquista per gruppi, più o meno organizzati, di potere locali, che svolgono una funzione eminentemente privata. In entrambi i casi quei progetti e le loro eventuali realizzazioni resterebbero estranei alla città. È bene che le forze dell'innovazione e della responsabilità che in questo momento sono sparse per la città, senza un reale collegamento, considerino la possibilità di guidare questo processo, magari senza supplenze, per ricominciare a pensare in grande in una città che ha tutti i numeri per vincere. 22062011
SICILIA - Catania e i prossimi venti anni
La città di Catania è in una situazione di medietà regionale e marginalità nazionale. La sua capacità di crescita dipende dalla sua capacità di combinare i vantaggi della scala con la considerazione delle differenze. La città deve fare incontrare le diverse componenti della sua popolazione per generare economia, politica, cultura e società. La sua società civile deve collaborare con la società politica per produrre beni e servizi. La città deve riflettere su cosa vuole diventare nei prossimi venti anni e guidare il processo di innovazione e responsabilità. Se la città riesce a farlo, può diventare una città globale e guadagnarsi un riconoscimento. Altrimenti, rischia di regredire e di essere conquistata da gruppi di potere locali.
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