Erbacce al te anche più di un metro, immondizie, frammenti di colonne e epitaffi spezzati. Quel Teatro Romano indicato in tutte le guide turistiche su Trieste come una grande attrazione e che il Comune ha inserito in un itinerario medioevale, versa in uno stato di totale abbandono. I gabbiani ci hanno nidificato. I loro piccoli appollaiati tra le rovine attendono i genitori con il cibo. I gatti invece prendono il sole o scorrazzano rincorrendo grossi topi: le nostre "pantigane" che, facendo attenzione, si vedono sfrecciare sulle scalinate. I turisti che si recano a fotografare quel sito archeologico sottoposto alla tutela del Ministero per i beni Culturali e che costituisce una delle più suggestive vestigia dell'antica Tergeste, restano sbalorditi. Una piccola targa affissa dall'assessorato alla Cultura del Comune illustra loro che «quel teatro fu rimesso in luce a partire dal 1937 con la demolizione del quartiere medioevale». Già, sta di fatto che la luce, l'attenzione, su quel monumento sembra essersi spenta nuovamente. Sono lontani infatti i tempi del Teatro Romano Festival quando, da un'iniziativa di Guido Galetto, l'allora assessore provinciale alla Cultura, quel sito venne recuperato e rianimato con un cartellone di spettacoli che attraeva migliaia di spettatori anche da fuori città. «Le edizioni del festival continuarono fino all'estate del 2008 - spiega Maria Teresa Bassa Poropat, presidente della Provincia con delega alla Cultura - poi i finanziamenti del Mibac sono finiti e l'iniziativa non è proseguita. In quel periodo noi godevamo di una concessione da parte della Sovrintendenza ma non abbiamo mai avuto responsabilità per la manutenzione». «La proprietà è del ministero dei Beni Culturali - precisa Fabio Omero, neo assessore comunale - e di conseguenza anche la manutenzione. In via straordinaria, vista l'importanza del bene, il dirigente d'area mi ha assicurato che domani due operai che collaborano con il Comune a fronte di una convenzione con il carcere verranno mandati a sistemare l'area». Guardando il triste spettacolo che va in scena ora tra quelle rovine, sembrano passati secoli da quelle serate estive con l'anfiteatro illuminato e vestito a festa, con gli ospiti d'onore, i posti riservati alle autorità, gli inviti alla prima e la gente che faceva la fila per procurarsi i biglietti d'entrata. Tra il 2001 e il 2008 in quella che oggi è una delle vergogne di Trieste, si sono esibiti artisti del calibro di Gigi Proietti, Giorgio Albertazzi, Alex Britti, Alessandro Bergonzoni o Patty Pravo. Fare un raffronto tra le foto di allora e quelle scattate oggi lascia esterrefatti. «Lì c'è un albero che è caduto mesi fa durante un giornata di forte bora - osserva una signora, indicando un grande albero di alloro appoggiato a terra alle spalle del teatro - se qualcuno lo legava e lo risollevava subito si sarebbe salvato». I gradini che ospitavano gli spettatori sono invasi delle erbacce. Pezzi di arenaria si sono staccati e sono sparsi ovunque. Quello che rimane del muro perimetrale si sta sbriciolando. Inserito in diversi circuiti turistici il Teatro Romano è anche tappa del bus turistico a due piani che dopo aver accompagnato i viaggiatori a San Giusto e prima di attraversare Ponterosso, transita anche lì davanti. Tutte le guide dedicano spazio al Teatro Romano invitando i turisti ad andare a visitare quel sito costruito in età augustea a due passi da piazza Unità. La delusione oggi è inevitabile e la vocazione turistica di Trieste viene messa in seria discussione.