Statue, chiese e monumenti presi di mira da graffitaci e baby gang Mutilazioni, amputazioni, scritte sui muri, campi di calcio improvvisati. Questo è il triste scenario che accompagna la Napoli artistica e culturale del centro storico, oramai vittima costante di raid vandalici. L'ultimo in ordine di tempo l'amputazione del dito medio per la statua di Alfonso V d'Aragona, proprio quella accanto all'ingresso principale di palazzo Reale in piazza del Plebiscito. Ma già in passato la statua era stata presa di mira dalle gang di ragazzini. Nel 2003 subì la perdita dello stesso dito, poi, a restauro completato, nel 2005, le fu portato via il mignolo. Circa un anno fa la perdita dell'indice. La statua del povero re Alfonso ha subito ciclicamente amputazioni e conseguenti restauri, ma non è certo l'unica ad avere subito attacchi vandalici e sorti infauste. Caso ancor più eclatante è quella del busto di San Gennaro, davanti alla chiesa di Santa Caterina a Formiello. All'esterno, sul sagrato, si vede l'edicola con il busto del Santo patrono, voluta e pagata dalla Deputazione del Tesoro di San Gennaro come ringraziamento per la protezione accordata dal santo alla città, in occasione di diverse calamità. Risale a circa due anni fa la mutilazione di entrambe le mani. La visione della statua monca lascia poco spazio all'immaginazione e la situazione per quanto riguarda la conservazione del bene, negli ultimi mesi, sembra stia precipitando. Quel che resta degli arti si sta corrodendo e bisognerebbe procedere immediatamente al restauro. «Dopo un'attenta disamina - fa notare l'esperto d'arte Vincenzo Rizzo - è chiaro che la statua abbia subìto quei danni in seguito a colpi di bottiglie e lancio di sassi». Come fosse un tiro al bersaglio. I vandali dunque non se la prendono solo con i Re del Plebiscito, ma con la buona parte dei monumenti che impreziosiscono il centro della city. La situazione non migliora se ci si sposta in piazza San Domenico, deputata oramai a essere un campo di calcio a cielo aperto, l'ingresso della basilica viene utilizzato infatti come porta immaginaria. Stessa sorte per quella di San Paolo Maggiore, a piazza San Gaetano, dove addirittura ci sono cartoni fissi che delimitano i pali e dove i ragazzini passano intere giornate a tirar giù calcinacci dal muro a suon di pallonate. Non lontano c'è la statua del Dio Nilo, che disteso fa da spettatore alle squadre che puntualmente di affrontano in duelli all'arma bianca. Per non dimenticare la chiesa di San Pietro a Majella, dove, oltre ai graffiti e alle scritte sulle facciate, sulla porta secondaria in largo Miraglia ci sono disegnati; con una bomboletta colorata, due pali e una traversa, segno inequivocabile del suo utilizzo. Mentre a piazza Dante, neanche le impalcature che coprono la statua in ristrutturazione trovano pace. Scritte di ogni colore segnano messaggi d'amore o semplicemente inni alla squadra del cuore, per non parlare dei tornei di calcio no stop, alle porte del Convitto Vittorio Emanuele. In questo mare magnum di tesori dell'arte lasciati in mano alle baby gang si inquadrala denuncia del comitato di Portosalvo, che si occupa da anni della salvaguardia e della tutela dei beni culturali. «Ciclicamente - sottolinea Antonio Pariante, presidente del comitato - il patrimonio artistico del cento di Napoli subisce attacchi vandalici che rischiano di comprometterne la bellezza. Troppi ragazzini adottano i sagrati trasformandoli in veri e proprio campi di calcio. È inutile restaurare un dito a una statua se il giorno dopo gliene tirano via un altro». Sul busto di San Gennaro invece, denuncia: «Sono anni che versa in questo stato, con entrambi gli arti superiori amputati e nessuno che se ne preoccupi. Abbiamo anche segnalato l'accaduto, ma senza ottenere risposte». Rispolvera poi una vecchia propo - sta: «Bisognerebbe vietare di giocare a pallone davanti ai musei, alle chiese e sotto ai monumenti. A piazza della Signoria a Firenze o al Pantheon a Roma certe scena non si vedono e non si vedranno mai. Speriamo che la nuova amministrazione, insieme con le forze di polizia municipale, possa attuare controlli per la protezione e la difesa del nostro patrimonio artistico». Parlante suggerisce poi la via dalla quale poter ripartire, ovvero un intenso e preciso percorso di insegnamento dell'educazione civica. «Ognuno dovrebbe insegnare ai proprio figli il rispetto per gli altri e per i beni culturali, che andrebbero apprezzati e non distrutti a bottigliate».
Napoli. Pallonate, scritte e raid vandalici, ecco la Napoli dei tesori sfregiati
Il testo è stato scritto da un giornalista che ha parlato con un esperto d'arte, Vincenzo Rizzo, e con il presidente del comitato di Portosalvo, Antonio Pariante. Il giornalista ha riportato le parole di Rizzo e Pariante, senza aggiungere commenti o opinioni personali. Il testo descrive la situazione dei monumenti e delle chiese di Napoli, vittime di attacchi vandalici, e cita alcuni esempi specifici, come la statua di Alfonso V d'Aragona e il busto di San Gennaro. Il giornalista ha anche riportato le parole di Pariante, che chiede la protezione e la difesa del patrimonio artistico napoletano e suggerisce di vietare di giocare a pallone davanti ai monumenti.
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