I piani nobili della Villa Reale sono già destinati ai privati Le parti di servizio del palazzo secondo il sindaco Mariani sarebbero in condizioni terrificanti MONZA. Non bastano le parole a Monza. Neppure quelle roboanti di Bossi che, con Calderoli e Tremonti, vorrebbe spostare il suo ufficio in città. O del sindaco Marco Mariani, balzato agli onori nazionali, quando domenica è comparso sul palco di Pontida insieme al leader del Carroccio con la foto e le chiavi della Villa Reale per garantire ospitalità ai ministri in cerca di uffici lontano dalla Capitale. Ma nonostante tutto l'apparato propagandistico messo in campo sul pratone, ieri i monzesi apparivano piuttosto scettici al pensiero di poter ospitare ben tre ministeri, delle Riforme, Semplificazione ed Economia, a due passi da casa: nella Villa Reale, il complesso monumentale più importante della città con la reggia asburgica disegnata dal Piermarini da oltre 700 stanze, cortili e giardini, tanto bello e prestigioso quanto però in decadenza da tempo e in cerca d'autore che lo rilanci. Ma per strada, nel capoluogo della Brianza, comunque incuriosisce l'idea di diventare il secondo centro politico istituzionale dopo Roma, e si trova tanto chi critica quanto chi apprezza. PER I FAVOREVOLI l'apertura di uffici ministeriali in città è vista soprattutto come un'opportunità per avere maggior lavoro e, su questo fronte, "tutto ciò che può arrivare da Roma, è guadagnato", dicono in tanti. Non manca chi la vede come l'occasione di rilancio dell'immagine cittadina, o il motore per una ripresa economica, soprattutto nel commercio, grazie all'indotto generato dall'apertura di nuovi uffici. Ma, dall'altro, le critiche principali parlano comunque di spreco: si teme che il trasloco di apparati articolati dello Stato porti ad aumentare ancora di più i costi della politica, mangiandosi anche i vantaggi portati nell'ambito locale. Ma tra i monzesi più sfavorevoli, l'attenzione è rivolta alla Villa Reale, per cui si teme un futuro burocratico e di uffici, invece che una rinascita culturale degna del suo patrimonio storico e artistico. La questione dei tre ministeri suscita comunque entusiasmi, anche opposti, ma che in parte iniziano a essere ridimensionati dallo stesso sindaco leghista. PERCHÉ ieri mattina, dopo la domenica di Pontida tra Bossi e Calderoli, Mariani è tornato nel suo ufficio in municipio e ha iniziato a dare le prime precisazioni sull'operazione. «Non saranno i ministeri ad arrivare, ma uffici ministeriali decentrati», abbassa il tiro il sindaco. Poi, tutto resta ancora da definire al punto che «dovrà tornare ancora il ministro Calderoli a fare un sopralluogo. C'è già un'idea sugli spazi della Villa Reale ma serve un'altra visita che avverrà entro l'estate». L'unico punto fermo sembra essere che ai ministri non spetteranno le aree nobili della reggia, il cosiddetto Corpo centrale per cui è in fase di aggiudicazione il bando regionale da 27 milioni che ne prevede il recupero i spazi museali con successivo affidamento in gestione per 20 anni a una cordata privata. A disposizione restano i corpi laterali come ex scuderie, vecchi alloggi o edifici di servizio, in maggioranza in condizioni "terrificanti", ammette lo stesso sindaco. E per cui, assieme alle scrivanie, da Roma dovrebbero arrivare anche i soldi per il restauro. MALGRADO tutto sia ancora ipotetico, la questione rischia di finire in tribunale. Ci sta pensando Marco Fraceti, segretario cittadino della Federazione della sinistra, che sta valutando se ci siano «gli estremi per una denuncia spiega -, perché domenica a Pontida il sindaco ha dato la disponibilità di un bene pubblico, come la Villa Reale, a un segretario di partito. E un abuso della sua posizione di sindaco». Nel merito politico dell'operazione, la bocciatura dell'eventuale trasloco da Roma a Monza di tre ministeri è a tutto campo per Fraceti: «E' l'ennesimo depistaggio della Lega. Dopo le difficoltà con il bando regionale che affiderà la Villa Rade a dei privati, non certo ai ministeri, i leghisti e il sindaco lanciano questi annunci, che sono solo propaganda».