SASSARI. Nel corso dell'operazione «Eclesia» è stato ottenuto un altro importante risultato che farà felici i nulvesi. E' stato individuato anche l'antico organo a canne della parrocchia dell'Assunta, anche questo «scomparso» una decina d'anni fa per essere sottoposto al restauro. L'organo ottocentesco si trova attualmente nel laboratorio organaro dei «Fratelli Bevilacqua» a Torre dei Nolfi di Bugnara in provincia dell'Aquila. I carabinieri del Nucleo di tutela del patrimonio culturale, guidati dal tenente Manconi, hanno provveduto agli accertamenti insieme ai tecnici della Soprintendenza di Sassari, lo hanno fotografato e catalogato ed hanno stabilito che la ditta che lo detiene non può esercitare il diritto di ritenzione. L'organo insomma deve essere immediatamente restituito al legittimo proprietario, in questo caso la chiesa di Nulvi e quindi la diocesi di Tempio e Ampurias. Ora si tratterà soltanto di trovare i fondi necessari per provvedere al recupero ed al trasporto ma è evidente che non sarà necessaria, come si temeva, una cifra esorbitante come quella che era stata ipotizzata in un primo momento. Un volta tornato «a casa» si potrà pensare concretamente al definitivo restauro del prezioso organo sinora non programmabile stante il suo stato di «latitanza».
E Nulvi riavrà il suo organo
SASSARI. Nel corso dell'operazione Eclesia è stato ottenuto un altro importante risultato che farà felici i nulvesi. E' stato individuato anche l'antico organo a canne della parrocchia dell'Assunta, anche questo scomparso una decina d'anni fa per essere sottoposto al restauro. L'organo ottocentesco si trova attualmente nel laboratorio organaro dei Fratelli Bevilacqua a Torre dei Nolfi di Bugnara in provincia dell'Aquila. I carabinieri del Nucleo di tutela del patrimonio culturale, guidati dal tenente Manconi, hanno provveduto agli accertamenti insieme ai tecnici della Soprintendenza di Sassari, lo hanno fotografato e catalogato ed hanno stabilito che la ditta che lo detiene non può esercitare il diritto di ritenzione. L'organo insomma deve essere immediatamente restituito al legittimo proprietario, in questo caso la chiesa di Nulvi e quindi la diocesi di Tempio e Ampurias. Ora si tratterà soltanto di trovare i fondi necessari per provvedere al recupero ed al trasporto ma è evidente che non sarà necessaria, come si temeva, una cifra esorbitante come quella che era stata ipotizzata in un primo momento. Un volta tornato a casa si potrà pensare concretamente al definitivo restauro del prezioso organo sinora non programmabile stante il suo stato di latitanza.
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