Una è romana (II-IV sec. d. C.) con anfore nordafricane, l'altra bizantina con macine e tre ancore intatte Nuccio Anselmo Sotto quella sabbia profonda e inesplorata dello Stretto c'era un tesoro. Era lì, a largo di Capo Rosolcomo, lungo la costa tirrenica, da secoli e secoli, un "pezzo" di vita passata che torna nel nostro presente. E l'hanno trovato in questi giorni finalmente caldi di giugno un pugno di uomini dei "bassifondi", che si calano nelle profondità di tutto il mondo con la passione sempre intatta del mare e dei suoi "lasciti ereditari". Ecco il risultato eccezionale della prima fase della campagna di ricerche archeologiche-subacquee "Atlantis" lungo i nostri fondali, andata avanti dal 13 al 19 giugno su un'area di 49 chilometri quadrati, e che ha portato alla luce due relitti navali: uno di epoca romana e l'altro databile più verso l'epoca bizantina, con un preziosissimo corredo. Li hanno chiamati col nome in codice di "Messina 1" e "Messina 2", si trovano ad una profondità di 110 e 90 metri, e nel caso del vascello "bizantino", di grandi dimensioni, non è mai stato rinvenuto niente di simile in Sicilia, quindi è assolutamente unico nel suo genere, almeno per i nostri mari. Il primo relitto ci ha restituito decine di anfore probabilmente provenienti dal Nord Africa vista la tipologia, forse un tempo cariche di olio o vino, che risalgono ad un periodo compreso tra il II e il IV secolo d.C., ma ci sono anche interessantissime anfore di piccole dimensioni, per certi versi inedite. Il secondo è ancora più affascinante, perché c'è la zavorra della nave, poiché il carico è costituito da macine intere e ben preservate, lingotti di piombo regolarmente timbrati, elemento fondamentale per individuarne la provenienza, e soprattutto ci sono tre ancore in ferro assolutamente intatte. Proprio le ancore interamente in metallo ci dicono che la datazione è risalente tra la tarda età romana ma più all'epoca bizantina, i romani adoperavano prevalentemente il legno per l'asse dell'ancora. Ieri la prima notizia dei ritrovamenti è stata data ovviamente a bordo di una nave, nello splendido specchio di mare della Marina del Nettuno, a bordo della nave-laboratorio "Fortaleza". C'erano il sindaco Giuseppe Buzzanca, Stefano Zangara che dirige la 4 Unità operativa della Soprintendenza del Mare, che si occupa di progettare le ricerche in alto fondale e degli itinerari culturali subacquei. C'erano anche Craig Mullen, il fondatore di Aurora Trust, Gianmichele Iaria di Oloturia Sub, e Timmy Gambin, l'archeologo di Aurora Trust. Il progetto "Atlantis" è stato possibile grazie a un'interazione tra pubblico e privato, con l'apporto fondamentale della Capitaneria di porto, dell'Autorità Marittima dello Stretto, della Sezione navale della polizia municipale e del "Marina del Nettuno", che hanno fornito supporto ed assistenza logistica al team di ricerca nel corso di tutte le operazioni. Il progetto, patrocinato dal Comune di Messina per promuovere il turismo subacqueo ed accrescere una cultura del mare per la conoscenza e la protezione dell'ecosistema, avrà una durata biennale, e prevede un secondo round per il 2012, che consisterà nell'approfondimento delle ricerche strumentali nelle aree interessate con tecnologie di altissima precisione, l'espansione dell'area di ricerca e la raccolta di una documentazione video-fotografica più dettagliata dei due relitti e degli altri "target" più piccoli rilevati (le zone interessanti, n.d.r.), ancora tutti da verificare. Nelle prossime operazioni si alterneranno anche i reparti specializzati di Carabinieri, Guardia di finanza e Marina Militare.
Due navi antiche nei fondali dello Stretto
Nel corso della prima fase della campagna di ricerche archeologiche-subacquee "Atlantis" lungo i fondali del Mediterraneo, sono stati trovati due relitti navali: uno romano e l'altro bizantino. Il relitto romano è stato trovato a una profondità di 110 metri e contiene decine di anfore nordafricane, mentre il relitto bizantino è stato trovato a una profondità di 90 metri e contiene macine intere e tre ancore in ferro intatte. I ritrovamenti sono stati effettuati da un team di ricercatori, compresi il sindaco di Messina, Stefano Zangara e l'archeologo Timmy Gambin.
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