MOSTRE. A palazzo Leoni Montanari, sede di Intesa Sanpaolo, ottanta opere recuperate Il fregio della villa medicea di Poggio a Caiano e un prezioso quanto monumentale arazzo fra i pezzi più belli dell'esposizione aperta fino all'11 settembre 21062011 A Firenze, dove la prima edizione non solo vicentina della sua storia si è chiusa nei giorni scorsi, ha richiamato oltre 170 mila visitatori: una cifra eccezionale per una mostra dedicata a opere restaurate. E ora, allestita nella sua sede naturale alle Gallerie di Palazzo Leoni Montanari a Vicenza, "Restituzioni. Tesori d'arte restaurati" è pronta ad emozionare ancora, dando ai visitatori un'estate di tempo - fino all'11 settembre - per ammirare i risultati dell'ultima campagna di recupero, durata due anni e realizzata su un'ottantina di opere: piccole e grandi testimonianze del nostro passato artistico, salvate dal degrado grazie a questo progetto promosso e curato, dal 1989, da Intesa Sanpaolo, in collaborazione con numerose Sovrintendenze e con alcuni partner di notevole spessore. Un percorso lungo, impegnativo ed entusiasmante, che in questi ventidue anni ha coinvolto finora oltre 600 opere e reperti archeologici (restituiti a circa 150 siti in giro per la Penisola, chiamati a garantirne la difesa e la fruibilità al pubblico), con l'intervento di un centinaio di restauratori e altrettanti studiosi. Le opere dell'esposizione vicentina - con il prof. Carlo Bertelli come curatore scientifico e il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali - sono dunque uno spaccato dell'arte italiana dall'VIII-VII secolo a.C. al neoclassicismo. Tra i pezzi di maggior pregio, da citare il magnifico fregio in terracotta invetriata della villa medicea di Poggio a Caiano (Prato), considerato testamento culturale di Lorenzo il Magnifico. Affidato a Bertoldo di Giovanni ma realizzato da più mani, come evidenziato proprio dagli studi compiuti durante questo restauro, nei suoi 14 metri di sviluppo racconta "La sorte dell'Anima", affidandola a una teoria di figure a rilievo che si stagliano bianche e lucenti su un fondo d'un azzurro intenso, con alcuni tratti d'un verde sfumato e tocchi dorati e violacei. Datato intorno al 1490, il fregio, ricchissimo di dettagli, colpisce per l'impatto e la forza espressiva. Altro pezzo forte della mostra è l'imponente arazzo in lana e seta "Il traviamento del figliol prodigo". Databile tra il 1515 e il 1520, fu realizzato dalle Manifatture di Bruxelles come elemento della cosiddetta "Serie Blu", donata dal duca di Milano Francesco II Sforza alla chiesa ducale di Vigevano. Grazie a 17.520 ore di lavoro di restauro da parte dell'Opificio delle Pietre Dure di Firenze, fra il 2005 e il 2010, i suoi circa 27 metri quadri di superficie sono tornati a raccontare la parabola biblica, aprendo una finestra privilegiata sull'arte raffinatissima del '500, ricca di dettagli minuti. Per salvare l'arazzo sono scesi in campo Intesa Sanpaolo, Ministero, Museo del Tesoro del Duomo di Vigevano, altri istituti di credito e l'Arpai, l'Associazione per il Restauro del Patrimonio Artistico Italiano presieduta da Paolo Marzotto e diretta da Gian Antonio Golin, vicentini. Dalla collaborazione con Arpai e Opificio delle Pietre Dure di Firenze è però nato anche un altro grande intervento di questa edizione: il recupero del Tabernacolo dei Linaioli del Beato Angelico (datato 1433-1435) tra i massimi capolavori del Rinascimento. Troppo delicato per essere rimosso dal suo sito (il Museo di San Marco a Firenze) è comunque presente alla mostra grazie ad alcune postazioni multimediali, che ne consentono un'attenta esplorazione. Ma molti altri sono i gioielli recuperati da "Restituzioni". Da ricordare, tra gli altri, il San Michele Arcangelo, scintillante nel suo rivestimento argenteo e dorato, capolavoro della plastica barocca napoletana, dipinti di Dosso Dossi e Paolo Veronese, terrecotte di Gian Lorenzo Bernini e numerosi reperti archeologici, molti di area veneta. La mostra è aperta dal martedì alla domenica dalle 10 alle 18.