Ha attaccato Trussardi, Prada, Fendi, Sozzani e alcuni dei nomi più in voga in questi anni Sgarbi contro Beatrice Trussardi. Arte contro moda: è questa la chiave di lettura che il famoso critico ha voluto dare del Padiglione Italia che ha realizzato per questa Biennale 2011. Lo ha ribadito molto chiaramente l'altra sera a «Otto e mezzo», durante un seguitissimo faccia a faccia con Marco Travaglio. Anche presentando a Venezia all'inizio del mese il «suo» Padiglione intitolato - molto polemicamente - «L'arte non è Cosa nostra» (l'allusione è alle cricche che governano il mercato) Sgarbi se l'era presa con gli stilisti-collezionisti e con un certo genere di critici che ruota loro attorno. Ma è soprattutto l'arte intesa come fenomeno di moda che ha raccolto i suoi strali: «Al pensiero delle Sozzani, Prada, Trussardi e Fendi preferisco quello, lontano dai soldi, degli eredi di Montale e Testori» aveva detto. E se l'è presa anche con i cosiddetti «critici» che hanno recensito il Padiglione Italia e neppure si sono accorti che c'era esposto un quadro di Piero della Francesca. Sgarbi quest'anno ha usato un metodo nuovo per selezionare gli artisti, per rompere un po' la catena degli interessi consolidati nel settore: ha chiesto a 200 intellettuali di scegliere altrettanti artisti e opere che poi lui ha portano a esporre a Venezia: non esperti d'arte ma personaggi di provenienze culturali e ideali anche molto diversi come Umberto Eco, Ernesto Galli Della Loggia, Mina Gregori, Paolo Maurensig, Paolo Portoghesi, Tonino Guerra, Franco Battiato, Carlo Sini, Cesare Cavalieri, Elio Fiorucci, Tullio De Mauro, Carlo Ripa Di Meana, Dario Fo, Ermanno Olmi. Ha cercato così di rompere la solita cerchia dei «protetti» dalle varie cordate. E si è scagliato anche contro gli artisti più in vista di questi anni: da Kounellis a Schnabel, a Cattelan, che considera anche lui un «uomo della moda, che ha fatto cose divertenti per le signore Prada e per Trussardi». Marc Fumaroli - che è uno degli intellettuali europei più raffinati - ha scritto a Sgarbi per appoggiare la sua linea, sostenendo anche lui che «la moda ha rovinato l'arte, consegnandola al mercato». Tutto si può scrivere, in ogni caso, tranne che questa Biennale 2011 non sia un'opportunità per gli artisti e anche per il pubblico meno esperto d'arte. Il Padiglione Italia (inaugurato il 4 giugno e aperto fino al 27 novembre, da martedì a domenica ore 10-18) sarà accompagnato anche da 27 mostre sparse in capoluoghi e città d'arte di tutte le regioni italiane, nonché in ulteriori iniziative di Istituti italiani di cultura all'estero. Una commissione di studio composta da numerosi critici e studiosi anche qui ha affiancato Sgarbi per raccogliere, esaminare e valutare il lavoro di migliaia di grafici, pittori, scultori, fotografi, ceramisti, designer e video-artisti, al fine di individuare quelli più rappresentativi per ogni regione. E ogni sede locale - precisa il curatore - «sarà Padiglione Italia, consentendo l'esposizione di circa mille artisti. Una visuale globale che porterà a indagare a fondo la creatività italiana, sarà una mappatura, mai realizzata prima, della storia dell'arte contemporanea in tutte le sue declinazioni». Sgarbi, dunque, ha scelto la tecnica dell'«et-et», e non quella dell'«aut-aut» «alla quale - dice - i critici-curatori-infermieri ci hanno obbligati fino a oggi». In Laguna 9 bergamaschi. Da Donizetti a Longaretti Nella 54a edizione della Biennale d'Arte - ricordiamo - è particolarmente nutrita quest'anno la rappresentanza di artisti bergamaschi, che sono sbarcati in Laguna in un numero davvero inusuale: sono presenti a Venezia in nove, da Mario Donizetti (invitato a esporre dal giornalista Vittorio Feltri) con l'opera «Ha voluto sapere» a Trento Longaretti (segnalato dal priore di Bose Enzo Bianchi) con «I fuggiaschi e l'occhio di Dio», nel padiglione italiano dal titolo «L'arte non è cosa nostra», alla giovane Meris Angioletti che espone tra le Illuminazioni all'Arsenale. Inoltre, i giovani Clara Luiselli, Francesco Pedrini, Luca Resta, Stefano Romano, Caterina Rossato e Carlo Alberto Treccani nella mostra della Biennale che riunisce alle Tese di San Cristoforo rappresentanze delle venti accademie di belle arti italiane, i cui direttori sono stati chiamati a proporre una scelta delle opere dei loro allievi.