La collezione doveva raccogliere il maggior numero di opere possibili per dare una vera idea dellarea Avevo dato disposizioni precise: nessuno è stato allaltezza. Hanno fatto bene gli artisti a defilarsi: sto con loro Salta linaugurazione della Biennale darte del Piemonte, emanazione sotto la Mole del Padiglione Italia in laguna, prevista mercoledì al Museo di Scienze naturali alla presenza del curatore Vittorio Sgarbi. La stessa mostra, se non sarà annullata del tutto, si trasformerà, tra quindici giorni, in una sorta di anteprima, in attesa di realizzare a settembre un progetto più ampio in una sede più adeguata, come Palazzo Reale o la Reggia di Venaria, magari Torino Esposizioni o, tuttal più, il Castello di Miradolo. La notizia, successiva allarticolo uscito ieri su «Repubblica» in cui si dava notizia che, dopo precedenti defezioni, da Mainolfi a Gastini, De Paris, Botto Bruno, sei nuovi artisti torinesi, ovvero Salvatore Astore, Maura Banfo, Paolo Leonardo, Andrea Massaioli, Sergio Ragalzi, Francesco Sena, hanno deciso di non esporre le loro opere in una kermesse ritenuta «per nulla rappresentativa del panorama artistico regionale» arriva dallo stesso Sgarbi. Il quale, come un fiume in piena, se la prende, al telefono da Acqui, dove ha ricevuto il Premio Acquiambiente, con tutto e con tutti, dal sottosegretario Roberto Rosso, allassessore regionale Michele Coppola, al direttore dei beni culturali Mario Turetta, al "curatore" ombra Luca Beatrice. Tutti incapaci di intendere il suo progetto: «Avevo in mente una mappatura dellarte del territorio, non la miseria che ora mi si propone. Non è possibile che la situazione artistica di una regione come il Piemonte sia rappresentata da 25 artisti, se tutto va bene, quando la Puglia ne conta 130, 160 il Friuli Venezia Giulia, mentre la città di Nuoro ne schiera da sola 72. Per il Piemonte me ne aspettavo almeno 150: la mia doveva essere una mostra inclusiva, non esclusiva. Hanno ragione gli artisti a defilarsi, sto dalla loro parte». Spiega, un Vittorio furioso, che le direttive erano altre. «Avevo incaricato un comitato di cui fanno parte tra gli altri Marco Vallora, Marco Tonelli, Giorgio Di Genova, Duccio Trombadori, Angelo Crespi di monitorare lo stato dellarte nelle varie regioni e di elencare i creativi ivi operanti nellultimo decennio: ma li volevo proprio tutti, purché ancora attivi. Poi in ogni regione ci sarebbe stato un incaricato che avrebbe fatto unulteriore scelta e sentito gli artisti, per Torino avevo scelto Luca Beatrice. Ma si è scontrato, e non mi sento di dare la colpa a lui, con difficoltà legate soprattutto a una sede non idonea». Eccoli allora i colpevoli secondo Sgarbi: «Nessuno è stato allaltezza della situazione. Non il sottosegretario Roberto Rosso, che non mi è venuto incontro, nonostante labbia contattato. Non lassessore regionale Michele Coppola, che non fa lassessore. Perché ha scelto una sede come il Museo di Scienze naturali invece della Reggia di Venaria, quando sarebbe bastata, per ottenerla, una telefonata al presidente Fabrizio del Noce? E non il direttore regionale Mario Turetta, che non ha collaborato con il suo diretto superiore, la direttrice generale del Ministero per larte Antonia Pasqua Recchia, che è responsabile del Padiglione Italia e dellintera iniziativa. Perché negarci Palazzo Reale?». Ce nè per tutti insomma. E adesso? Succederà che Sgarbi vorrà a tutti i costi una sede prestigiosa, in cui esporre il suo progetto. E succederà soprattutto che si dovrà ricominciare da capo e ricontattare gli artisti. Sia quelli che hanno detto di no, per capire se sono disposti a tornare sui loro passi, sia altri che Sgarbi vorrebbe includere: «Questa non è unoperazione fatta secondo i miei gusti, ma qualcosa di più ampio. Non per nulla ho chiamato le mostre regionali "Lo Stato dellarte". Se si deve fare una mappatura dellintero territorio, perché non è stato invitato un artista come Penone, protagonista del Padiglione Italia alla Biennale di Venezia di quattro anni fa? E perché non compare Colombotto Rosso o, visto che intendo documentare le diverse generazioni, un giovane come Nicola Bolla?». Certo la situazione appare assai confusa. Un esempio? Prima che saltasse la vernice di mercoledì, si è tentato il tutto per tutto per reclutare gli artisti e sostituire i "dissidenti". Mauro Chessa, un esempio per tutti, racconta di essere stato contattato sabato pomeriggio: «Mi hanno chiesto se ero disponibile a partecipare alla Biennale e sa che cosa ho risposto? Che mi sembrava uno di quegli inviti fatti allultimo momento quando si scopre di essere in 13 a tavola».