Cinquanta statue raffiguranti Gesù Bambino, il "Divin Infante», risalenti a vari secoli, dal '400 all'800. Cinquanta opere d'arte sottratte secondo gii inquirenti da chiese e luoghi di culto di 14 regioni italiane e confluite in un'unica -celebre - raccolta di proprietà di una facoltosa collezionista residente a Gar-done Riviera. Ed ora sequestrate dai carabinieri del Nucleo Tutela del Patrimonio culturale di Monza a seguito dell'indagine «Divino Infante», coordinata dal sostituto procuratore Francesco Beraglia. L'operazione, come illustrato ieri nel corso di una conferenza stampa - ha preso avvio lo scorso febbraio, alla conclusione di una mostra tenutasi a Cremona, al Museo Ala Ponzone, in cui furono esposti i piccoli grandi capolavori raffiguranti il Bambinello. L'esposizione, va detto non era certo la prima: la collezione è infatti costituita da 370 statue di legno, cera, cartapesta, ecc. che, come ha precisato il procuratore Tarquini, «dietro ad un valore economico non elevatissimo, circa 12mila euro l'uno, stando alle coperture assicurative, celavano un'importanza inestimabile per il culto, tanto che ad alcuni esemplari i fedeli attribuivano pure dei miracoli». E proprio per la sua importanza la raccolta è stata ospitata in passato in prestigiosi musei e sedi espositive di rilievo tra cui nel 1997 il Duomo Vecchio di Brescia e nel 2003 il Museo diocesano di Milano. E avrebbe dovuto confluire nelle intenzioni della collezionista indagata in un museo ad essa espressamente dedicato proprio a Gardone Riviera. Eppure solo osservando le opere esposte a Cremona sono sorti i primi sospetti. I militari di Monza, allora hanno deciso di avviare delle ricerche ed hanno preso a comparare le statue e le immagini comparse su catalogo ed altre prestigiose pubblicazioni con quelle della banca dati delle opere rubate. Esito: per cinquanta Bambinelli è stato possibile, grazie anche alla collaborazione delle Diocesi, ricostruire in otto mesi di lavoro «condotto con passione e competenza» - le parole sono del pm Beraglia - l'origine, e scoprire così che si trattava di opere trafugate. Cinquanta furti - secondo gli investigatori - commessi in luoghi e momenti differenti (tanto da portare i militari a contattare 74 Diocesi), che avrebbero strappato alla devozione popolare le statue finite poi sul mercato ed acquistate - a quanto emerso dalle indagini, su espresse segnalazioni - dalla ricca collezionista, mossa da una straordinaria passione, costatale una denuncia per ricettazione e riciclaggio. Accuse respinte decisamente al mittente dal legale che difende la donna, l'avv. Giuseppe Frigo: «Al momento non ci è ancora stato notificato l'avviso di conclusione delle indagini: di fronte alle certezze manifestate - ad indagini ancora aperte - dagli inquirenti, vi è la totale certezza della buona fede della mia cliente, che se fosse stata a conoscenza dell'origine illecita delle opere ed avesse voluto celarla, certo non le avrebbe esposte in innumerevoli mostre, in Italia e all'estero, né avrebbe pubblicato cataloghi con alcuni degli editori più autorevoli e noti del settore». Gli acquisti delle opere, insomma, sarebbero stati effettuati in anni non recenti in note fiere e mercati di settore, non per canali illegali. Le indagini di fatto proseguono: saranno queste a dover accertare quale sia il percorso che le statue hanno seguito per giungere nelle mani della collezionista e stabilire chi siano gli eventuali responsabili delle sottrazioni. Un impegno che si aggiunge ai molti dei carabinieri della Tutela Patrimonio culturale. Come ha ricordato il vice comandante nazionale, col. Giovanni Pastore, ieri a Brescia, «negli ultimi 30 anni sono stati denunciati 16.800 furti d'opere d'arte (circa 40 al mese), in calo negli ultimi anni (780 all'anno dal 2000, 407 nel 2004)». Un ringraziamento è venuto da mons. Ernesto Rascato, direttore dell'Ufficio regionale dei Beni culturali per la Chiesa della Campania, regione da cui provengono 20 delle opere, per il fatto che le statue potranno essere restituite al culto dei fedeli.
Sequestrate preziose statuette
Cinquanta statue raffiguranti Gesù Bambino, risalenti al '400 all'800, sono state sequestrate dai carabinieri del Nucleo Tutela del Patrimonio culturale di Monza. Le opere d'arte erano state trafugate da chiese e luoghi di culto di 14 regioni italiane e acquistate da una collezionista residente a Gardone Riviera. L'operazione è stata condotta dall'indagine Divino Infante, coordinata dal sostituto procuratore Francesco Beraglia. Le statue erano state esposte in una mostra a Cremona, dove sono state scoperte le prime sospette.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo