Nell'ottobre 1972 André Chastel organizzava proprio qui, a Fontainebleau, un convegno che traduceva il suo attaccamento per l'arte del Rinascimento francese e italiano. André Chastel si è distinto per le sue molteplici lotte in difesa della storia dell'arte tanto sul fronte dell'insegnamento scolastico quanto su quello del riconoscimento istituzionale. È a lui che ho pensato, è alle sue battaglie che voglio rendere omaggio mentre ho inaugurato la prima edizione del Festival de l'Histoire de l'Art, un momento decisivo perché ha riconosciuto finalmente il ruolo della storia dell'arte nella vita culturale e intellettuale del nostro Paese. La gente fa la coda per vedere le grandi mostre, aderisce con entusiasmo alle proposte di nuovi musei ed è sempre più in cerca di spiegazioni e di senso. Prima manifestazione nel suo genere in Europa, questo festival fungerà da cassa di risonanza per le ricerche e i lavori più innovativi nel campo della storia del l'arte. È aperto a qualsiasi scuola, problematica o discorso che si occupi dell'oggetto visivo in Francia e in Europa. La sua ambizione è quella di coinvolgere un pubblico molto vasto. Nel settembre 2008, al fine di radicare una cultura artistica comune, conformemente all'auspicio espresso dal Presidente della Repubblica, è nato un nuovo insegnamento di «storia delle arti» che si è sviluppato per gradi a tutti i livelli scolastici. La prova di «storia delle arti» prevista nel programma di diploma di scuola media e scelta dal venti per cento dei candidati all'esame finale, da quest'anno è obbligatoria. Nel l'ottobre 2009, grazie alla mobilitazione di numerose forze, è stato creato il portale «Histoire des Arts» che mette a disposizione degli insegnanti più di tremila schede digitali e da un anno offre anche una ricerca per territorio. ( http:www.histoiredesarts.culture.fr, ndt). La strada per portare a termine questa "rivoluzione educativa" è ancora lunga: le resistenze, gli ostacoli permangono, ma io credo che sia stato raggiunto un punto di non ritorno. Questo festival vuole avvicinare i mestieri che oggi muovono la storia dell'arte: universitari, conservatori, galleristi, oltre a voler far dialogare le arti con gli artisti. A lungo minata da conflitti e opposizioni, la storia dell'arte come disciplina trova in questo forum i mezzi per unirsi, assembrarsi, confrontarsi con le sfide di un mondo che ha assunto l'immagine compresa l'immagine del sé a feticcio. Oggi, la storia dell'arte è in grado di dare un senso al divenire collettivo, di ridare prospettiva al caos del mondo o più precisamente al caos nato dalla moltiplicazione di simulacri di ogni genere. Nell'epoca dell'infinita riproducibilità dell'immagine, la storia dell'arte può contribuire a dare coerenza, può essere uno strumento per rendere più intelligibile il nostro tempo. In altre parole questa manifestazione si pone l'ambizione di «riconciliare sensato e sensibile», di valorizzare quello che i nostri amici italiani chiamano il «saper vedere», di conquistare le opere che non parlano di sé stesse. Saper conciliare l'emozione e l'intelligibile, il visibile e il nascosto, la percezione e la riflessione: è questa la sfida di una politica di educazione artistica ambiziosa. Come diceva Daniel Arasse, la storia dell'arte mostra ciò che non si vede, fa vedere ciò che lo spettatore non ha visto. La storia dell'arte può anche permettere di abbattere i pregiudizi e i timori di coloro che non osano varcare le porte dei "templi" della cultura. L'educazione dello sguardo, in un mondo caratterizzato da un vero e proprio bombardamento di immagini senza ordine, intelligibilità o gerarchia, più che un'esigenza, è una necessità. Oggi più di ieri, la strada per un'educazione alla cultura richiede di far comprendere la costruzione di un'immagine, cogliere i risvolti sociali di un'opera, capire che l'immagine non è la realtà ma la costruzione a volte erudita di un discorso. L'arte è anche un apprendimento alla conquista di se stessi e del tempo. È abbozzo, costruzione, realizzazione: tutti passaggi che un pubblico immerso nel regno dell'effimero e dell'evanescente non può trascurare. Non dimentichiamoci mai che la storia dell'arte ha una responsabilità nei confronti del passato, dei monumenti, dei siti archeologici, dei quadri da conservare o da acquisire. Conservare e trasmettere, questa doppia missione della storia dell'arte, ci fa capire il suo grande ruolo sociale. La ricchezza della storia dell'arte si nutre di tanti apporti: primo fra tutti la storia del l'oggetto visivo, della sua materialità, ma anche letteratura, filosofia, antropologia o psicoanalisi. Questa pluralità di apporti le permette di inserirsi nel dibattito pubblico, perché «la storia dell'arte deve essere una disciplina attiva nella Cité», deve «favorire una conoscenza, una presa di coscienza storica che cambi le prospettive spesso ingenue del presente». Io credo profondamente a questo manifesto programmatico che André Chastel ha perseguito per tutta la vita. Alla storia dell'arte si dedicano persone impegnate e appassionate che sacrificano molto per il desiderio di capire, ma anche per la passione di trasmettere. Universitari e conservatori del patrimonio, mettono l'anima nella ricerca, preoccupandosi sempre di far arrivare il risultato del loro lavoro ai diversi destinatari. In questi due anni da Ministro ho incontrato uomini e donne straordinari, "eroi" veri, testimoni viventi della cultura, autentici servitori della sua pubblica comunicazione. Aver scelto Fontainebleau come sede per un festival di storia dell'arte non è stato casuale. È qui che il Rinascimento italiano ha abbracciato l'arte francese, è qui che artisti di prim'ordine hanno soggiornato su invito di Francesco I ma anche di Napoleone; è fra queste mura che, giunto da Roma, Nicolas Poussin ha trascorso qualche giorno prima di recarsi a Parigi, alla corte di Luigi XIII. Questa città e questo castello rappresentano un crocevia europeo, il luogo di incontri artistici esemplari dal Primaticcio a Coypel. Il castello di Fontainebleau ha un rapporto singolare con il tempo e con la storia. Passeggiando per Roma, città millenaria, si possono apprezzare le vestigia artistiche del passato, costruito a tappe successive, un periodo sull'altro, in una specie di millefoglie dagli strati compositi. A Fontainebleau gli strati del tempo sono verticali, ogni momento della nostra storia si rivela accanto a un altro, i segni del tempo rendono visibili le sequenze della storia dei modi e delle rappresentazioni. Non c'era luogo più appropriato per evocare la storia dell'arte francese e al tempo stesso quella delle influenze e delle contaminazioni artistiche. Il Paese ospite è l'Italia che quest'anno commemora i 150 anni della sua Unità (1861-2011) raggiunta con il sostegno diplomatico e militare di Napoleone III al regno di Piemonte e Sardegna e alla monarchia dei Savoia. Patria delle arti, degli artisti e degli storici dell'arte, è grazie al suo patrimonio di inestimabile ricchezza che l'Italia ha saputo trascendere le sue divisioni e costruirsi un'identità nazionale modellata sulla Cultura. È grazie alla forza delle convinzioni dei suoi storici dell'arte, di coloro che hanno saputo riflettere sul suo patrimonio, che l'Italia ha saputo distinguersi nella Repubblica dei saperi. (Traduzione di Francesca Novajra)