NANDO Dalla Chiesa, ex sottosegretario all' Università e alla Ricerca, fu lei a dare avvio al progetto Mascheroni. Che cosa pensa dell' ennesimo allarme, quasi un ultimatum, lanciato da Resca? «Assurdo che i fondi non arrivino per un progetto simile, su cui erano d' accordo davvero tutti, Moratti compresa. Ma non riesco a stupirmi più di tanto: il governo, pochissimi mesi dopo il suo insediamento, ha fatto un taglio del 40 per cento sulle accademie, sui beni culturali, sulla ricerca. È un problema di priorità politiche: della Grande Brera non importa assolutamente nulla». Un progetto particolarmente travagliato. Nel 2007, a tre anni dalla firma fra Governo e Comune, voi stessi avevate bocciato il trasloco alla Bovisa. E ora anche l' ipotesi della caserma continua a rimanere sulla carta. «Quello spostamento sarebbe stato un salasso. Erano spese insostenibili. Avviando l' ipotesi della caserma dismessa in via Mascheroni avevamo risparmiato l' equivalente della costruzione di 15 scuole elementari, lasciando gli studenti dell' Accademia in pieno centro. Il progetto non costava tanto, avremmo utilizzato risorse interne e aggiunto poco di più. Il tutto era molto fattibile. Bastava semplicemente proseguire su quella strada». Per tutto il progetto della Grande Brera si parla di una spesa complessiva di 150 milioni di euro. Resca ne chiede dai 20 ai 30 entro luglio per far dare l' avvio almeno alla sistemazione del nuovo edificio per l' Accademia. «Sono cifre che mi stupiscono. Forse puntare in alto è una strategia perché il governo tiri fuori almeno un minimo. Così mi sembra uno sproposito. Certo, noi non avevamo pensato di trasferire l' intera Accademia delle belle arti: avremmo lasciato nella sede storica la parte dell' amministrazione e i corsi più simbolici». Sei fondi non dovessero arrivare gli studenti continuerebbero a non avere aule e spazi, e la Pinacoteca rimarrebbe sacrificata. Che cosa si può fare? «Non saprei. Ma non riesco a capire come sia possibile, perché non si riesca a tirare fuori gli studenti di lì. Già quando è stato firmato l' accordo le classi esplodevano. Incredibile e vergognoso che da anni non si arrivi a una soluzione. La responsabilità è tutta di Tremonti».