L'ex presidente campano indagato per corruzione per i lavori su un casale. Il sindaco pd licenzia il funzionario inquisito L'autodifesa: «Non possiedo alcun casolare o parte di esso e nulla so delle presunte condotte illecite» CORTONA (Arezzo) Chiamarlo «casale ombra» fa anche un po' sorridere. Il sole della Toscana non lo abbandona mai e la collina di Farneta dove si estende, davanti alla Cortona dei poeti e dei musicisti, sembra l'emblema dell'ostentazione. Strada bianca, piccoli cipressi appena piantati, la magia della Val di Chiana, cuore di Toscana tra Arezzo e Siena. Eppure di ombre ce ne sono tante su questo enorme villone strappato all'antichità (era un vecchio convento), ristrutturato e deturpato (a colpi di mazzette sospettano i magistrati) con almeno un milione di euro: 800 metri quadrati, 22 stanze, sala biliardo, torretta, un sotterraneo di 45o metri quadrati adibito a centro benessere con saune e zone relax, una piscina di 14 metri per 8, parco di un ettaro, dipendenze, garage. Da tempo la dimora di proprietà del dottor Gianni Petrella, oncologo napoletano ed ex parlamentare del Pd, è al centro di una bufera giudiziaria per presunti episodi di corruzione e abusi edilizi e paesaggistici. E con il sospetto che il comproprietario sia Antonio Bassolino, 64 anni, ex governatore della Campania, ex sindaco di Napoli. La Finanza di Arezzo ha indagato per anni, la Procura ha inquisito 5 persone: tre per corruzione (Bassolino, Petrella, e Alvaro Fabrizi, ex capo ufficio tecnico del Comune di Cortona) e due (entrambe architetti) per reati edilizi. Ma tutto è partito da Napoli, inchiesta sui rifiuti. Le prove? Un assegno di 81 milioni di lire (siamo nel 2001) firmato da Bassolino a favore dell'allora amico Petrella, l'acquisto di arredi e altri materiali per la casa, un documento trovato durante una perquisizione a Napoli, «Lavori per il cantiere Bassolino a Cortona», la testimonianza di operai e tecnici. "Io l'ho incontrato lì alcune volte durante i lavori racconta un fornitore di Cortona . E avevo la sensazione che il casale fosse già progettato per la divisione. Bastava tirar su un muro ed ecco l'ala Petrella e l'ala Bassolino. L'ex governatore smentisce. «Non possiedo alcun casolare o parte di esso e nulla so delle presunte condotte illecite che vengono contestate , ha spiegato. La famiglia dell'ex proprietaria del casale, Orsola Polezzi, dice di aver venduto per procura tramite un avvocato di Napoli. In molti denunciano gli scempi paesaggistici. «I lavori sono stati affidati a una ditta di Napoli che nulla sapeva del paesaggio toscano denuncia Fabio Roggiolani, esponente di Sel di Arezzo, già presidente della Commissione agricoltura della Regione Toscana e il risultato è stato un mostro architettonico. Eppure era facile accorgersene». A Cortona, feudo del centrosinistra, la polemica sale. Il sindaco Andrea Vignini (Pd) si tira fuori: «Non ero sindaco ai tempi dei fatti e non ho rinnovato il contratto al funzionario inquisito». Luciano Meoni, già capogruppo di An in Comune, ha scritto un libro-denuncia: «La politica oltre il muro». Da lì i giudici partenopei hanno iniziato a indagare. E convinto che il casale sia solo la punta di un iceberg. «Ho sempre temuto una megaspeculazione. Bassolino veniva spesso con l'autista, a volte in compagnia di altri politici come l'ex governatore del Lazio, Marrazzo. Ho denunciato manovre poco chiare, mi hanno trattato da visionario».