A Cremona, al Museo Civico Ala Ponzone, quei Bambinelli li hanno ammirati migliaia di visitatori. Senza parole, di fronte a tanta bellezza. Già, la mostra 'II Divino Infante', lo scorso dicembre, ha fatto centro. Ma hanno fatto centro anche i carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale (Tpc) di Monza, i quali, proprio a Cremona, hanno esaminato la strabiliante collezione privata: trecento pezzi. Da tempo volevano valutare la mostra itinerante. Ed è stato in via Ugolani Dati che i militari hanno capito che qualcosa non tornava. Da lì si sono messi a indagare e i risultati, resi noti ieri, sono clamorosi. E' venuto fuori che cinquanta Bambinelli opere che vanno dal XV al XX secolo, di pregevolissima fattura e valore incalcolabile sono stati trafugati da altrettante chiese la gran parte delle quali nel Sud Italia in un arco di tempo di circa trent'anni. Soprattu-utto in Campania e Basilicata, e poi Sicilia, Calabria, Puglia, Molise, Abruzzo, Lazio, Toscana, Emilia Romagna, Veneto, Piemonte e Lombardia. I risultati dell'operazione alla quale è stato dato il nome della mostra sono stati illustrati ieri mattina nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta a BresCIa, provincia nella quale sono stati sequestrati i pezzi rubati e nella quale risiede la proprietaria della collezione. Presenti, tra gli altri, i vertici del Nucleo Tpc di Monza, il pm Francesco Deraglia (che ha coordinato le indagini) e il Procuratore della Repubblica di Brescia, Giancarlo Tarquini. Al momento soltanto una persona risulta indagata: la proprietaria della collezione. A quanto par di capire la grande passione per l'arte le ha fatto dimenticare la regola che un collezionista deve sempre rispettare: verificare la provenienza dei 'pezzi'. La gran parte delle opere raffigurano Gesù mentre sta benedicendo e ha il ginocchio destro alzato. Questo perché, fino al momento del furto, la statuetta si trovava in braccio a quella della Madonna o di un santo. Quelli risultati rubati alcuni dei quali mostrati ieri ai giornalisti sono per Lo più in legno, cera, gesso, cartapesta; altezza media: alcune decine di centimetri. Quasi tutti hanno spiegato gli inquirenti sono stati realizzati sulla base della 'regola' del Martino, il caposcuola; uno dei pezzi mostrati sarebbe opera sua. Dietro la storia di ogni statua una miriade di vicende. Un esempio il presunto valore miracolistico attribuito dai fedeli ad alcune statuette rubate, un aspetto, questo, sottolineato ieri dallo stesso Tar-quini. Dopo la trasferta a Cremona, per i militari monzesi il lavoro non è certo mancato. Per otto mesi filati, a stretto contatto coi colleghi del Ministero per i Beni e le attività culturali, hanno raffrontato minuziosamente le statuette della collezione e le fotografie del Bambin Gesù di cui era stato denunciato il furto da chiese e luoghi sacri. E' risultato fondamentale come già in altre indagini analoghe il database dei carabinieri del nucleo monzese ma un ruolo importante lo ha avuto l'appello lanciato ai parroci campani dal cardinal Michele Giordano, affinchè collaborassero. Proprio la Campania, infatti, è la regione nella quale è stato possibile risalire al maggior numero di chiese dalle quali sono stati rubati i Bambinelli.
In mostra c'erano tanti tesori rubati
A Cremona, il Museo Civico Ala Ponzone ha ospitato la mostra 'II Divino Infante' con 300 pezzi di scultura, tra cui 50 Bambinelli rubati da chiese in tutta Italia. I carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale (Tpc) di Monza hanno indagato e hanno scoperto che i pezzi furono trafugati in un arco di 30 anni, principalmente in Campania, Basilicata, Sicilia, Calabria, Puglia, Molise, Abruzzo, Lazio, Toscana, Emilia Romagna, Veneto, Piemonte e Lombardia. La proprietaria della collezione è stata indagata, ma non è stata ancora arrestata.
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