La tutela del patrimonio artistico va al di là delle divisioni politiche In commissione Cultura a Montecitorio il ministro espone le sue linee programmatiche. "Prima di chiedere risorse bisogna spendere quel che si ha. E noi abbiamo 31 mld di fondi Ue". La tutela del patrimonio storico-artistico come stabilisce l'articolo 9 della Costituzione, al di là delle divisioni politiche; un "dibattito franco aperto" col mondo della cultura, senza preconcetti per il fatto di essere "un ministro di centro-destra"; un grande "piano rooseveltiano della cultura", basato sui 31 miliardi di fondi comunitari arma da investire. A tre mesi dal suo insediamento, il ministro dei Beni culturali Giancarlo Galan presenta in commissione Cultura alla Camera le linee programmatiche del suo dicastero. "Ci si può dividere sulle modalità con cui attuare l'articolo della Costituzione che promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica, tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico, ma la sostanza rimane un imperativo per tutti", esordisce il ministro. Galan punta il dito contro le lamentele per i tagli al settore, affermando che "prima di chiedere nuove risorse bisogna spendere quelle che si hanno e noi ne abbiamo tantissime. E dei 37,4 miliardi di curo di fondi comunitari per il Sud disponibili per il 2007-2013, "solo il 16 per cento è stato programmato e solo il 9 per cento speso". 'Per la cultura ci sono 31 miliardi da investire e l'obiettivo è utilizzarli prima che non sia più possibile, sottolinea Galan, che rivendica come "in soli due mesi" sia stato possibile "reperire risorse per 105 milioni per Pompei che porteranno al rilancio del sito". Sul fronte economico "interno" l'impegno del ministro è di chiedere "la semplificazione sgravi fiscali" e che "gli introiti dei musei e dei siti archeologici statali rimangano al Mibac", eliminando la norma della Finanziaria del 2008 che vieta la riassegnazione al ministero dei proventi della bigliettazione dei musei, dei servizi aggiuntivi e perfino delle stesse elargizioni liberali. "Una norma che ha ridotto di più del 50 per cento negli ultimi anni questi importanti fonti di finanziamento nell'azione di tutela del ministero", sottolinea Galan. In merito ad Arcus, la proposta è invece di assegnare alla spa "il tre per cento degli investimenti per grandi opere", mentre per rilanciare competitività e crescita, l'intenzione è di proporre una modifica al codice dei contratti pubblici "per innalzare la soglia della trattativa privata (sui lavori sui beni culturali, ndr) da 500 mila a un milione e mezzo di euro". Fra gli altri punti, anche il riconoscimento della qualifica di restauratore e la definizione delle linee guida per l'archeologia preventiva, mentre le funzioni di tutela, "devono restare allo Stato" perché "le pressioni sono in alcuni casi insostenibili". In tema di spettacolo, rileva Galan, il reintegro del Fus impone "una riforma legislativa organica per nuovo assetto del sistema". Obiettivo: "razionalizzare il Fondo unico per rendere efficiente risorse pubbliche", perché nonostante il reintegro e le agevolazioni ai finanziamenti non è ancora stato possibile "finanziare le varie linee di intervento". Ma l'appello finale è al mondo della cultura, che si era contraddistinto per particolare durezza nei confronti del ministro Bondi: "Non si va da nessuna parte se la politica da un lato e la comunità intellettuale dall'altra si fanno la guerra. La politica senza comunità intellettuale perde di spinta intellettuale e la comunità intellettuale senza politica perde una possibilità in più di far diventare concrete le sue proposte". Pertanto, senza chiedere "trasformismi culturali impossibili", l'importante è che nel "difendere le proprie idee" non si arrivi "ad atti di autolesionismo nazionale".
Il ministro dei Beni Culturali, Giancarlo Galan, attacca gli intellettuali italiani: "Non abbiate pregiudizi su di me"
Riassunto in 200 parole:
Il ministro dei Beni culturali Giancarlo Galan ha presentato le sue linee programmatiche al comitato Cultura della Camera. Galan sostiene che la tutela del patrimonio artistico e storico è un imperativo per tutti, indipendentemente dalle divisioni politiche. Ha anche affermato che prima di chiedere nuove risorse, bisogna spendere quelle che si hanno, e che il suo dicastero ha 31 miliardi di fondi comunitari da investire. Il ministro ha anche criticato le lamentele per i tagli al settore, affermando che solo il 16% dei fondi comunitari per il Sud è stato programmato e solo il 9% è stato speso.
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