Quarant'anni di promesse per il rilancio di Pinacoteca e Accademia. «Bisogna trovare 150 milioni di euro» La Grande Brera rischia di naufragare per la mancanza di finanziamenti da Roma. Servono almeno 150 milioni di euro per il progetto di raddoppio della Pinacoteca e la nascita del campus accademico in via Mascheroni, ma il governo non ha ancora stanziato i fondi. Preoccupato il commissario straordinario di Brera, Mario Resca: «Le istituzioni devono passare dalle parole ai fatti. Servono dai 20 ai 30 milioni solo per far partire i cantieri». Così il progettista della Grande Brera, l'architetto Mario Bellini: «Risorse entro l'anno o i lavori non saranno finiti per l'Expo». Undici mesi in bianco. Neppure una riga a bilancio. La Grande Brera rischia di naufragare per l'assoluta mancanza di finanziamenti da Roma. Dalla firma sul progetto di «valorizzazione» del polo didattico-museale, il 19 luglio 2010, non s'è mosso un passo: il governo non ha stanziato un euro dei 15o milioni indispensabili al raddoppio della Pinacoteca e alla nascita del campus accademico in via Mascheroni. E anche le risorse «promesse» per il 150esimo dell'Unità d'Italia sono evaporate con le celebrazioni di marzo. Il commissario straordinario di Brera, il direttore ministeriale Mario Resca, si dice «molto preoccupato»: «Le istituzioni devono passare dalle parole ai fatti. Servono dai 20 ai 30 milioni solo per far partire i cantieri, e mi auguro che entro luglio il problema si risolva. Il progetto della Grande Brera è in cima alle priorità del ministero: non può essere affossato». Non può? Va così da 35 anni, ormai. Si sono alternati governi, soprintendenti, sindaci, architetti e sponsor, ma il rilancio non è mai decollato. E la maledizione di Brera: priorità di carta, eterna incompiuta. L'accordo sottoscritto tra i ministeri della Cultura, dell'Istruzione e della Difesa e l'obiettivo strategico di Expo avrebbero dovuto «sbloccare» le pratiche e riunire gli interessi. Un anno dopo siamo alle dichiarazioni d'intenti: «Si sa che Tremonti dice no a tutti osserva Resca ma il ministro Galan ha confermato che la Grande Brera resta una priorità. Dobbiamo trovare i fondi perché è un investimento che avrà un grande ritorno culturale ed economico per Milano». La cerimonia del Premio nazionale delle arti, ospitata da ieri all'Accademia di Brera, è servita a fare il punto sulle procedure. Intanto, l'unità di missione della Protezione civile, sconvolta dalle inchieste giudiziarie sui grandi eventi, è stata sostituita da un funzionario del Mibac nel ruolo di «soggetto attuatore». Il masterplan prevede il trasferimento parziale dell'Accademia nell'ex distretto militare di via Mascheroni (21 mila metri quadrati coperti e 15 mila di parco), la conservazione nel complesso di Brera del «cuore» delle Belle arti (la chiesetta di San Carpoforo, aule e uffici direzionali) e lo sviluppo sue due piani della Pinacoteca nella sede storica (io mila metri in più). Salvatore Carrubba, già assessore alla Cultura nella giunta Albertini, è il presidente del Cda dell'Accademia dal novembre scorso: «Il commissario Resca commenta Carrubba ha manifestato grande interesse e attenzione. Ma la fase drammaticamente urgente è quella della progettazione: se non si sblocca, le procedure non avanzano d'un metro. La fase è difficile, delicata. Vero. Bisogna cercare di mettere subito il carbone nel forno: se la locomotiva parte, non la si ferma più. Ed è consolante che il Comune metta Brera al centro del suo programma». La conferma arriva dal neoassessore alla Cultura e agli eventi di Expo, l'architetto Stefano Boeri: «L'empasse sulla Grande Brera? E la conseguenza di una situazione economica difficilissima e dei tagli che il governo ha fatto sulla cultura. Noi faremo il possibile per aiutare lo Stato a trovare le risorse opportune, faremo tutto quello che è nelle nostre facoltà». Il direttore delle Belle arti, Gastone Mariani, lancia messaggi di pace a Roma: «Noi siamo qua, pronti, in attesa dei cantieri. Abbiamo avuto oltre mille iscritti solo nell'ultimo anno: le esigenze degli studenti dell'Accademia sono sempre più impellenti». Le istituzioni centrali e locali, secondo i calcoli del commissario straordinario, dovrebbero stanziare un terzo dei fondi necessari alla Grande Brera: «Per i restanti mi auguro, anzi ritengo, che saranno recuperati dal mecenatismo, da fondazioni bancarie e da privati disposti a credere in un investimento che avrà una importante ricaduta economica su Milano». Resca non nasconde le difficoltà: «Sto sbattendo i pugni su molti tavoli perché ho bisogno di trovare consenso». Se il consenso non arriva, e pure in fretta, la Grande Brera rischia di non vedere l'Expo.