Brera. L'allarme del commissario Resca: trenta milioni entro l'estate o addio progetto MILANO. Picchia i pugni sul tavolo Mario Resca, commissario straordinario per la Grande Brera, un sogno lungo quarant'anni che adesso rischia di naufragare per mancanza di fondi. Il manager ingaggiato dall'ex ministro Bondi a fine 2009 suona l'allarme: «Servono tra i 20 e i 30 milioni entro l'estate, questo progetto straordinario non può essere affossato». Trasferire l'Accademia all'ex caserma di via Mascheroni e ampliare la Pinacoteca. Quanto costa? «Oltre 150 milioni di euro. È un progetto del Ministero dei beni culturali, importante per l'Expo, condiviso dalle istituzioni che adesso debbono passare dalle parole ai fatti. La mia parte l'ho fatta: abbiamo messo d'accordo tre Ministeri (Cultura, Difesa, Istruzione, ndr), trovato 23 mila metri quadrati in pieno centro per creare un vero campus adatto a un'Accademia in espansione, con 3.500 studenti e richieste da tutto il mondo. L'architetto Mario Bellini sta progettando un museo competitivo a livello europeo, e, dopo anni di discussioni, i rapporti tra Accademia e Pinacoteca sono eccellenti». E Roma non apre il rubinetto. «Sembra di no. Servono almeno i fondi per partire». Quanto? «S'era detto cinquanta milioni di euro, ma ne bastano venti, trenta, anche dieci per cominciare. Non possiamo più aspettare». E poi, gli altri soldi? «Sono convinto che anche la città si attiverà. Enti locali, fondazioni e privati possono coprire anche due terzi del budget». Cento milioni? «Questo progetto genererà turismo e ricchezza per la città. Inutile sognare che lo Stato provveda a pioggia, bisogna stimolare il mecenatismo, anche attraverso gli incentivi fiscali». Le prime cose da fare? «La progettazione esecutiva, per far partire le gare d'appalto. E lo spostamento dell'archivio militare dalla caserma Mascheroni. Poi, man mano che il cantiere procede, si cominceranno a trasferire alcune attività didattiche, con gradualità. Vogliamo essere il meno invasivi possibile». E la Grande Brera? «Procederà di pari passo». Ce la farete a finire entro il 2015? «Me lo auguro, anche se siamo già in ritardo. Se i soldi arrivano entro fine mese i cantieri potranno partire tra sei o sette mesi. Mi spiacerebbe se il 29 luglio, anniversario della firma del protocollo interministeriale, fossimo ancora fermi». Della Grande Brera si sente parlare dagli anni Settanta... «E da allora è nel cuore dei milanesi. Sono un commissario atipico, vengo dal privato, e le cose le voglio fare, ma devo aspettare che le istituzioni si muovano. D'altra parte il neoministro Galan ci tiene, e se non ci fosse la volontà politica non sarei qui: il ruolo del commissario è usare le leggi per accorciare i tempi della burocrazia, anche se i tempi sono più lunghi di quel che speravo...». È preoccupato? «Molto preoccupato, e lo sarò finché qualcuno non si muoverà con volontà non solo politica ma concreta. I soldi devono arrivare. E arriveranno».