Occupano un teatro a Roma per lavorare di più L' occupazione di un teatro evoca categorie ipergarantite, sindacalizzate, magari ideologizzate, che magari rifiutano di lavorare di più. Ma i giovani che da quattro giorni e quattro notti occupano il Valle, nel centro di Roma, rappresentano un fenomeno del tutto nuovo. Perché sono i precari o gli esclusi dello spettacolo. E chiedono di lavorare di più. Non è una protesta da anni Settanta. E' una protesta del 2011; un anno che sarà ricordato per più di un cambiamento. La questione non è solo salvare uno dei teatri italiani più belli e prestigiosi e bloccare l'idea di farne qualcosa d'altro, magari un bistrot. E non è solo difendere gli investimenti in un settore che da sempre rappresenta un'eccellenza italiana ed è trascurato da troppo tempo. Al Valle c'è una generazione di artisti, tra cui molti di sicuro talento e verrebbe da aggiungere di sicuro avvenire, che però sinora si è trovata di fronte a porte chiuse. Una generazione che si è formata all'estero, ha studiato, ha avuto maestri importanti, e in patria fatica a farsi strada in un mondo dominato dalle dinastie e dalle nomenklature. A loro si è unito qualche volto noto e affermato. Ma la gran parte sono giovani umiliati da troppi provini decisi all'apparire del «segnalato», da tanti casting stabiliti non dal merito ma dall'intreccio tra politica e affari, dallo scambio di favori e convenienze. Eppure l'atmosfera non è rancorosa o frustrata. E' costruttiva, carica di speranze. A ben vedere, la storia del Valle va oltre il teatro, lo spettacolo, la cultura. È metafora di un'Italia in cui spesso le opportunità non si conquistano con la preparazione e il talento ma con la scorciatoia delle relazioni personali. Non è così sempre, non dappertutto. Però questo circolo vizioso esiste, e va interrotto per il bene non soltanto di un mondo che resta ricco e vivo come l'industria culturale, ma nell'interesse generale di un Paese in cui è troppo ampio il divario tra ricchezza e cultura, tra le ambizioni meritate e l'immobilismo di chi considera l'arte patrimonio di una cerchia o di una burocrazia.
I giovani attori (precari) una metafora del Paese
Un gruppo di giovani artisti, tra cui molti precari e esclusi dal settore, ha occupato il teatro Valle di Roma per lavorare di più. L'occupazione rappresenta un fenomeno nuovo, diverso dalle proteste degli anni Settanta. I giovani chiedono di lavorare di più e non sono solo difensori di uno spettacolo italiano, ma anche di un cambiamento generale. La questione non è solo salvare il teatro, ma anche affrontare il divario tra ricchezza e cultura in Italia. L'atmosfera dell'occupazione è costruttiva e carica di speranze, e i giovani chiedono di interrompere il circolo vizioso delle relazioni personali per ottenere opportunità.
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