Partecipata cerimonia alla presenza di tanti cittadini e autorità Giuliano Amato: «Qui si compì l'atto fondativo dello Stato unitario» SAN MARTINO. Non poteva essere una celebrazione come tutte le altre, e non lo è stata. Dalla deposizione delle corone d'alloro alla canzone «Addio, mia bella, addio» cantata dagli alunni delle Elementari sulle note suonate dalla banda di Desenzano, sono state due ore di festa, oltre che di discorsi ufficiali con qualche (giustificato) accento retorico. Protagonista è stato (anche) il popolo, esattamente come 152 anni fa, quando su questi prati, sui quali ora si allunga l'ombra della restaurata Torre, «si realizzò - parola di Giuliano Amato - l'atto fondativo dell'Unità d'Italia», scritto dal sangue di tanti italiani e francesi caduti in battaglia più che dalle strategie diplomatiche nei palazzi del potere. Sì, la Torre di San Martino non è stata costruita su un luogo come un altro e dunque non è un monumento come tanti altri. A ricordarlo, nel giorno in cui si è festeggiato il completamento del suo restauro, nell'anno delle celebrazioni del 150 dell'Unità d'Italia, sono stati i molti cittadini e le numerose autorità convenute ieri all'ombra dell'edificio. C'erano il ministro alla Cultura, Giancarlo Galan, il sottosegretario alla Difesa, Giuseppe Cossiga, il presidente del Comitato dei garanti per il 150, Giuliano Amato, e l'ambasciatore francese in Italia, Jean Marc de La Sablière. A far gli onori di casa erano il sindaco di Desenzano, Felice Anelli, ed il presidente della Società di Solferino e San Martino, Fausto Fondrieschi. Con loro anche il vicepresidente della Provincia, Giuseppe Romele, il prefetto, il consigliere regionale Mauro Parolini e una dozzina di sindaci. La cerimonia è stata introdotta dalla fanfara militare, che ha eseguito l'Inno di Mameli e la Canzone del Piave, prima di intonare il silenzio che ha accompagnato la deposizione di due corone di alloro, una del ministro della Difesa ed una dell'Ambasciata di Francia. Quindi è stato il momento del taglio del nastro, seguito dallo scoprimento della targa a ricordo del contributo del gruppo francese Cnp Assurance, che ha finanziato il restauro. Quindi ci si è spostati all'ingresso del Museo della battaglia per i discorsi ufficiali, preceduti dalla lettura del messaggio del presidente della Camera, Gianfranco Fini. Ha cominciato Fondrieschi, ricordando la costruzione della Torre, voluta dal primo presidente della Società di Solferino e San Martino, il senatore Forelli, e gli ideali risorgimentali. Ha proseguito Anelli, sottolineando il grande orgoglio di ospitare questo monumento e questa manifestazione, carica «di gioia e di motivi di riflessione». È toccato poi ad Amato dire quanto sia «importante celebrare il recupero di questi meravigliosi monumenti, così come fu importante, i117 marzo, celebrare l'anniversario della proclamazione dello Stato unitario. Ma l'Italia nacque qui, dopo quella vittoria in battaglia che costò la vita a tanti italiani e francesi. Fu quello il passo iniziale dell'Italia unita e fu compiuto qui. «Molti dipingono - ha proseguito - il Risorgimento come un gioco di diplomazie, di palazzo fra Cavour e Napoleone III. Non fu così, non fu soltanto così. La Francia portò qui migliaia di suoi figli, molti dei quali morirono in battaglia insieme agli italiani: nacque allora un'amicizia che è tuttora un fatto indelebile. Ricordiamo allora qui i nostri morti e pensiamo assieme - italiani, francesi ed europei - al futuro che dobbiamo assicurare a queste generazioni che sventolano orgogliosamente la nostra bandiera». Sulla stessa lunghezza d'onda l'intervento dell'ambasciatore francese, che ha unito nel ricordo anche le vittime dell'esercito austriaco, ha menzionato la collaborazione militare italo-francese in tante missioni di pace all'estero ed ha citato la nascita del-la Croce Rossa, «figlia» nobile della battaglia. Prima di concludere: «Viva l'Italia, viva la Francia!».