MAI libro più pertinente poteva essere pubblicato a ridosso dei referendum. Mai titolo è stato, sull'argomento, così perentorio, un appello civile all'essenziale delle cose che contano: "Paesaggio, Costituzione, Cemento. La battaglia per l'ambiente contro il degrado civile" (Einaudi) di Salvatore Settis che verrà presentato oggi alle 17.45 a Palazzo Ducale. Archeologo e storico dell'arte di fama internazionale, Settis si batte da tempo contro il crescente degrado paesaggistico italiano. A lui si deve il Codice dei beni culturali e del paesaggio. Che prevede misure congiunte Stato-regioni per la pianificazione paesaggistica e la "conservazione degli elementi costitutivi e della morfologia dei beni paesaggistici". Con provvedimenti severi: all'art. 181 il Codice negava ogni possibilità di sanatoria "per chi senza autorizzazione esegue lavori di qualsiasi genere su beni paesaggistici". Si è mai visto? Nei fatti in questi anni si sono succedute varie leggi di condono edilizio, ognuna giurando di essere l'ultima: condono Craxi, 1985; Berlusconi, 1994; Berlusconi bis, 2003 e successivi ampliamenti. Con l'aggiunta di condoni striscianti e l'infittirsi di leggi e leggine che alla fine le rendono illeggibili, e dunque ben elastiche per essere maneggiate dai "professionisti", non senza grosse responsabilità della sinistra, dove il scilipotismo edilizio locale è più affermato di quanto appaia. E infine, ecco, il famigerato piano Casa (A,b, c), che minaccia di arrivare alla Z. Con quali conseguenze? Secondo i dati Istat tra il 1990 e il 2005 la superficie agricola utilizzata (Sau) in Italia si è ridotta di 3 milioni e 663 mila ettari, un'area più vasta della somma di Lazio e Abruzzo. Nella cementificazione della costa, la Liguria si trova ai primissimi posti di questa triste hit parade. Secondo l'Istat nel 1995-2006 i comuni italiani hanno rilasciato permessi per 3,1 miliardi di metri cubi. Con conseguenze anche idrogeologiche: il soil sealing, la copertura del suolo, provoca danni e disastri irrimediabili, frane, alluvioni. L'urban sprawl, espansione a spalmatura incontrollata delle città, ha sfigurato la forma urbis: non a caso per la prima volta nella storia si parla di "città invivibile", un ossimoro per la civiltà urbana italiana; e nel weekend l'esodo ha un carattere biblico, sia pure pendolaristico. Il paesaggio è la nostra Amazzonia, da spogliare e desertificare a danno nostro e di chi verrà. Il merito di questo formidabile libro di 300 pagine è la ricostruzione della storia giuridico-politica del paesaggio italiano con una precisione che è, di per sé, un valore culturale. Ma anche quello di segnalare tutti i paradossi e le contraddizioni del paese più cementificato d'Europa: l'Italia è lo Stato con il più basso tasso di crescita demografica e il più alto tasso di consumo di territorio. Se avessi l'occasione di discutere con Settis, metterei il dite sul capitolo "La casa come bene rifugio". E vero. Aumentano sempre più le case "vuote", invendute e sfitte. Ormai sono centinaia di migliaia. L'incremento delle nuove abitazioni è del 70 dal 2000 al 2007, quello delle compravendite del 16, stime Cresme. Ciò porterà forse allo scoppio della housing bubble, la bolla immobiliare. Perché gli italiani credono ancora nella casa come salvadanaio? E una sicurezza economica illusoria? O hanno ragione i giornali fmanziari quando indicano nel mattone il migliore investimento dell'ultimo decennio, suggerendo qualcosa di simile per il futuro? E questi italiani mattonari quanto coincidono con gli italiani a cui Settis generosamente si rivolge nelle ultime pagine, appellandosi a un' "Azione popolare" sulla base della solidarietà sociale che è il cuore della nostra Costituzione, per il bene comune e i diritti delle future generazioni? I risultati del referendum, per ora, gli danno ragione.
GENOVA - Così il cemento e i condoni edilizi distruggono il paesaggio italiano
Il libro "Paesaggio, Costituzione, Cemento. La battaglia per l'ambiente contro il degrado civile" di Salvatore Settis è stato presentato oggi a Palazzo Ducale. Settis si batte contro il degrado paesaggistico italiano e ha creato il Codice dei beni culturali e del paesaggio, che prevede misure congiunte Stato-regioni per la pianificazione paesaggistica e la conservazione degli elementi costitutivi e della morfologia dei beni paesaggistici. Il libro ricostruisce la storia giuridico-politica del paesaggio italiano con precisione culturale e segnala i paradossi e le contraddizioni del paese più cementificato d'Europa.
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