La Reverenda Fabbrica del Duomo ha fatto i suoi conti: per il consolidamento e il restauro delle guglie servono dagli 8 ai 9 milioni di euro; i lavori dovrebbero partire nel più breve tempo possibile, cosl da concludersi per il fatidico 2015. Piccolo particolare: mancano i dané. Molti hanno promesso, ma nessuno scuce: il Comune, i commercianti e perfino lo stesso Berlusconi, che in occasione del concerto di Aznavour sotto la Madonnina, era il luglio 2010, aveva annunciato il ripristino del contributo statale abolito nel 2008, pari a 5 milioni annui. Non se ne è saputo più niente. Angelo Caloia, presidente della Fabbrica, sa a quali porte bussare. I soldi, però, non arrivano: le casse pubbliche sono all'asciutto, le banche traccheggiano e le grandi famiglie hanno tirato i remi in barca. Da non crederci. Possibile che in tutta Milano non ci sia un Della Valle disposto a metterci il necessario? Dov'è finita la borghesia ambrosiana che in altri anni non avrebbe esitato a mettere sul tavolo il libretto degli assegni? Una consolidata tradizione di mecenatismo sembra essersi dissolta, e con essa il tessuto sociale che ha fatto grande questa città. I benefattori, una specie estinta. Il Duomo non è soltanto un capolavoro concepito nei secoli in cui la bellezza dava forma al sacro. Per i milanesi, anche nuovi o nuovissimi, costituisce un simbolo, un luogo d'identità condivisa. Eppure rischia di sgretolarsi nella generale indifferenza, tra ripicche e piccinerie. In assenza di donatori facoltosi, è stato elaborato un piano B, che consiste nel far pagare ai turisti un biglietto d'ingresso, esentando tuttavia i fedeli. L'ipotesi non entusiasma la curia, che sostiene di non aver ancora trovato il modo di distinguere gli uni dagli altri. Dal momento che altrove, in Italia e all'estero, ci riescono benissimo, le difficoltà addotte nascondono forse l'imbarazzo d'introdurre una misura che non dovrebbe rendersi necessaria Il Duomo 61a casa di tutti: chiunque vi mette piede dovrebbe sentire il dovere di contribuire spontaneamente al suo mantenimento. È il retaggio d'una devozione antica, che una metro-poli dalle saldi radici non dovrebbe aver dimenticato. Se il Duomopass non convince, si lanci una pubblica sottoscrizione: la gente piccola, come sempre, saprà mostrarsi più generosa dei sciori.