La "piccola Atene" non è morta. Parola di Luca Zaia, presidente della Provincia di Treviso, che evoca un soprannome d'altri tempi per disegnare il quadro di una Marca in fermento culturale, laboratorio di un'economia in grande stile e di una solida concretezza nel dare corpo a progetti che valorizzino il sapere. «Per anni sottolinea Zaia abbiamo subito l'effetto mediatico di una comunicazione centrata sulle partite Iva e sull'eccellenza delle nostre imprese. Questa immagine dominante ha però coperto la capacità di iniziativa culturale che nel nostro territorio spesso parte proprio dagli imprenditori e dal mondo dell'economia». E già gli esempi di Fondazione Cassamarca e Fondazione Benetton parlano da sé. In questo quadro, l'amministrazione provinciale ha messo in rete tutte le iniziative nate sul territorio e ha costruito dei circuiti promozionali. «La più grande agenzia di promozione teatrale a Treviso rimarca Zaia è quella pubblica. Nel Trevigiano è nata la prima Strada dei vini, il Cocofungo è stato tra i primi circuiti della ristorazione creati in Italia e portiamo in tavola oltre cento prodotti tipici. Inoltre abbiamo il circuito delle città murate e il circuito Marca storica, che lega 20 rievocazioni in altrettanti borghi». Treviso oggi può contare anche su un Museo etnografico e sull'Archivio multimediale della memoria, che raccoglie le interviste a testimoni rappresentativi della nostra cultura popolare. In provincia esistono realtà molto attive, come la Fondazione Villa Benzi Zecchini a Caerano S. Marco, che opera su progetti di ricerca a cavallo tra differenti espressioni culturali (dal teatro alla musica, fino alle arti visive). Istrana ospita il festival di cortometraggi "Fiaticorti" che quest'anno ha ospitato 140 opere da tutta Italia e dall'Europa ' sul quale si sono concentrate le attenzioni dei maggiori osservatori su scala nazionale. Molte delle proposte sono raccolte nel circuito RetEventi Cultura, un cartellone di appuntamenti di danza, musica, cinema, teatro e rievocazioni storiche che nel 2004 riunisce proposte di 58 Comuni e 69 associazioni per un quadro complessivo di 362 appuntamenti tra l'estate e l'autunno. Un'iniziativa che vale come strumento di comunicazione e che nel 2003 ha attirato un pubblico di 250mila persone. L'impegno sul fronte culturale è legato a una precisa strategia di marketing territoriale. «È per superare una visione ristretta che dobbiamo promuovere luoghi straordinari come Asolo o Portobuffolè e far conoscere le 473 ville venete censite. La valorizzazione dei luoghi passa attraverso la costruzione di percorsi nuovi per il turismo culturale. Ma ancora prima è nella passione dei cittadini che li abitano». Una convinzione che traspare anche nelle parole di Giorgio Lago, giornalista e attento osservatore del Nord-Est, che vive a Castelfranco Veneto. «In questa provincia rileva i capannoni sono il monumento collettivo e transeunte di una fase di capitalismo sociale di massa. Ma, diversamente da altri osservatori che stimo, credo che fossimo condannati a compiere i guasti al paesaggio, perché nel nostro piccolo far west non c'era una visione lungimirante. Oggi schiacciare Trevi-so sui suoi capannoni sarebbe una caricatura. Se c'è una città che ha come destino la cultura aggiunge Lago è la Trevi-so felix, nella quale senti che c'è tanta roba dolce. Ma allargando il cerchio è la Marca gioiosa, che non è un nomignolo buttato lì. Trova la propria ragione nella trevigianità che è una qualità del vivere, del mangiare e del bere, della convivialità. Tutto questo è fondamentale per creare l'humus attorno all'opera d'arte, al progetto culturale, al museo. Oggi Treviso vive una transizione conclude Lago recuperando i danni al paesaggio lasciati dal passato e cercando delle strategie per il futuro. La gente, dopo aver fatto i "schei", inizia a chiedersi se non debbano servire a un "ben-Essere" che è innanzitutto culturale». Non è un caso dunque che uno dei luoghi topici della creatività su scala mondiale Fabrica nasca dal primo marchio globale trevigiano, quel Be-netton che era una delle tante fabbrichette di maglieria partite dai sottoscala ed è arrivato sui mercati di tutto il mondo. «Come l'azienda spiega il direttore creativo Renzo di Renzo anche questo laboratorio di cultura è molto globale e molto locale. Si integra con il territorio e lavora sul territorio, con una concretezza che è l'aspetto peculiare di questo territorio anche nell'approccio alla creatività». E anche se Treviso subisce il peso eccessivo della vicinanza con Venezia, per di Renzo «questo rimane un luogo in cui si coltivano idee, si aprono cantieri, si cerca l'incontro e l'apertura con l'esterno».