Mi si permetta di segnalare a questo stimato giornale lo stato di degrado nel quale è venuto a trovarsi uno dei monumenti più significativi del tardo barocco di Caltagirone, ossia l'edificio attiguo alla Torre S. Gregorio e già Monastero delle Benedettine, espropriato dallo Stato nel 1867 in base alle leggi eversive del Regno Sabaudo. Detto insigne edificio dagli anni Cinquanta del secolo scorso ospitò insigni istituzioni culturali calatine tra le quali la Biblioteca specializzata per la ceramica, che era stata voluta dall'ex direttore e fondatore del Museo regionale della ceramica, prof. Antonino Ragona quale presidio librario a completamento dei beni museali in atto ospitati nell'edificio del "Teatrino", ricostruito nel secondo dopoguerra sulle linee del preesistente edificio progettato nel 700 dall'architetto Natale Bonajuto. Detta Biblioteca dalla fine degli anni ottanta del secolo scorso è rimasta giacente nelle casse che servirono per lo sgombero dei locali dell'ex Monastero in quegli anni restaurati e riaperti alla fruizione pubblica negli anni novanta, ma non più destinati ad ospitare quella Biblioteca. Lo scorcio è davvero di incomparabile bellezza ed incantò l'allora direttore dei lavori prof. Boscarino, docente di restauro all'Università di Venezia; in alto svetta il bellissimo campanile dell'ex Matrice, costruito su progetto dell'architetto Venanzio Marvuglia. Una fuga di linee sembra spingere verso l'alto l'edificio tardo barocco dell'ex Monastero delle Benedettine e si deve ad edifici come questo e chiese barocche realizzate a Caltagirone dopo il terremoto del 1693 se la città è inclusa nel novero delle "città tardo barocche del Val di Noto della Sicilia sud-orientale", come da riconoscimento Unesco, deliberato nel corso dei lavori della 26 sessione del Comitato scientifico riunito a Budapest nel giugno del 2002. Orbene: detto edificio non può più essere visitato nemmeno da studiosi o da studenti alle prese con tesi di laurea sul tardo barocco perché il tetto di copertura rischia di crollare sui visitatori e se si chiede di visitarlo l'ufficio tecnico rimanda la palla al funzionario dell'ufficio patrimonio del Comune che ne ha le chiavi e se si insiste la risposta è che non ci sono i soldi per intervenire e rendere agibili quei locali che sarebbero perfetti quale sede di ritorno della Biblioteca specializzata per la ceramica in quanto baricentrici tra la futura sede del Museo regionale che dai locali del Teatrino dovrà spostarsi nei locali restaurati dell'ex complesso di S. Agostino, che sormonta Caltagirone, e la sede della Scuola di ceramica fondata dall'allora pro-sindaco Sturzo nel 1918. A questo stato di cose, ricordare alle autorità statale, regionale e comunale competenti che il Consiglio Scientifico Internazionale dell'Unesco a suo tempo richiese, prima di concedere il riconoscimento sopra ricordato, la presentazione di un Piano di gestione, forse caduto nel dimenticatoio e quel piano si fondò su un'intesa sottoscritta dai soggetti responsabili della tutela, ossia dal Ministero per i beni e le attività culturali e dall'assessorato ai beni culturali e ambientali della Regione Siciliana, piano che venne fatto proprio dalle amministrazioni comunali dei Comuni di Caltagirone, Militello V.C., Catania, Modica, Noto, Palazzolo Acreide, Ragusa e Scicli. Non sono in grado di conoscere se gli altri Comuni abbiano fatto fede all'impegno in argomento e mi limito ad osservare, quanto al Comune di Caltagirone, che si pensi subito a salvare dal pericolo di crollo l'insigne ex Monastero, quale straordinario monumento tardo barocco, anziché impegnarsi: in spese ingenti per la ristrutturazione del Palazzo Libertini che si vorrebbe destinare a sede dell'ennesimo museo comunale per le memorie sturziane (un inutile doppione di quello che sarà gestito da privati e che c'è già ed è in via di completamento con ubicazione in via S. Sofia, proprio nella casa natale di don Sturzo) e per la realizzazione di un davvero fantomatico "Museo della Morte" da ubicare all'interno del Cimitero Monumentale del Paradiso. Detto ciò rimane purtroppo non meno grave e desidero con la presente evidenziarlo il sostanziale disinteresse delle amministrazioni statali e regionali per lo stato di monumenti dell'architettura tardo barocca come quello appena ricordato e ciò avviene malgrado il pregresso impegno a suo tempo assunto nei confronti dell'Unesco, che potrebbe persino essere costretta a revocare l'ambito riconoscimento venuto ai territori del Val di Noto. Giacomo Garra già sindaco di Caltagirone ed ex deputato al parlamento 17062011