Corruzione: cinque arresti per Parco S. Anna e nuovo stadio Un anno di intercettazioni telefoniche e ambientali ha permesso di ricostruire il complesso intreccio tra affari e politica LUCCA. Cemento e (presunta) corruzione. Sono due operazioni immobiliari - la trasformazione dello stadio e la costruzione di un nuovo quartiere a S. Anna - a far finire in carcere politici, imprenditori e dirigenti comunali. Lucca si sveglia all'alba, in una nuova tangentopoli: c'è perfino il sindaco Mauro Favilla iscritto nel registro degli indagati. Ma è Marco Chiari l'assessore ai grandi progetti, mobilità e centro storico, l'uomo forte dell'amministrazione, a finire in carcere, insieme al dirigente all'urbanistica del Comune, l'architetto Maurizio Tani. L'architetto Giovanni Valentini, amministratore della società immobiliare Valore di Prato, e fino a pochi giorni fa, socio di maggioranza della Lucchese calcio, finisce, invece, agli arresti domiciliari come l'architetto Luca Antonio Ruggi, professionista dello studio privato del geometra (e assessore) Chiari. Stesso provvedimento - arresti domiciliari - per l'ingegner Andrea Ferro, ex presidente del comitato ambientale del Comune, l'organismo chiamato a esprimere pareri obbligatori sulle operazioni immobiliari previste in zone sottoposte a vincolo paesaggistico. Ferro, che è figlio del presidente del tribunale di Lucca (estraneo alla vicenda) si è dimesso da questo incarico una decina di giorni fa. Completano il quadro, gli iscritti eccellenti nel registro degli indagati: oltre al sindaco, che ha sempre mantenuto la delega all'urbanistica, settore al centro del terremoto giuridico e politico, ci sono l'ex vicesindaco Giovanni Pierami, oggi assessore alle finanze, e il funzionario della Sovrintendenza alle belle arti, l'ingegner Francesco Cecati. Per le persone arrestate l'accusa è di corruzione (per Tani c'è anche il falso materiale e ideologico in atto pubblico). Per sindaco e Pierami, le ipotesi di reato ancora non sono state rese note, ma dovrebbero, comunque, essere legate alle due operazioni immobiliari che, per la Procura, sarebbero state ideate per favorire la società Valore, anche se sono state impostate e mai realizzate. È bastato, però l'iter, che sarebbe macchiato dalla "corruzione" per portare la Procura a sequestrare, fra l'altro, i terreni della società Valore a S. Anna, sui quali dove è previsto il nuovo quartiere da 200 appartamenti, negozi, centro commerciale, albergo. Sequestrati, sempre alla Valore 18 milioni e 302mila euro, ritenuti «profitto del reato»: per completare questa misura preventiva, alla spa ono stati bloccati conti correnti, titoli, cassette di sicurezza in una dozzina di banche. È complesso l'intreccio di affari e politica, ricostruito dalla Procura in un anno di intercettazioni (telefoniche e ambientali). Ma l'accusa è semplice: l'assessore Chiari - che in una intercettazione di definisce "Rommel" (da qui il nome "Volpe del deserto all'operazione) sarebbe stato una sorta di "mediatore d'affari", l'anello di congiunzione, impossibile da bypassare, fra gli imprenditori privati e l'urbanistica. Non a caso, anche ieri i carabinieri hanno perquisito (e poi sigillato) l'ufficio dell'assessore e quello di Tani, portando via nuovi documenti. Se le operazioni immobiliari nel mirino della Procura sono due, in realtà sotto accusa è la gestione decennale dell'urbanistica a Lucca. Anche se, poi, gli atti che hanno fatto precipitare gli eventi risalgono agli ultimi mesi. Infatti, a ottobre 2010 e a gennaio di quest'anno il consiglio comunale adotta due varianti urbanistiche per rendere possibili due operazioni che risulterebbero in contrasto con il piano strutturale. Più precisamente, a ottobre il consiglio adotta una variante per consentire di trasformare lo stadio Porta Elisa in un "parco dello sport", con palestre, impianti sportivi vari, foresteria, albergo, negozi, sale vip, parcheggio interrato. A gennaio, invece, il consiglio comunale adotta la cosiddetta "variante di minima al piano strutturale" che ripesca, fra l'altro, il piano del "Parco di S. Anna" (scaduto dal 2009, insieme al regolamento urbanistico). Per la Procura - e per i suoi consulenti - questa operazione, però, non sarebbe stata possibile se il Comune si fosse limitato a costruire in base ai parametri fissati dal piano strutturale. Neppure la variante al piano strutturale avrebbe dovuto essere formulata se - stando all'accusa - il dirigente Tani non avesse dichiarato il falso: se non avesse sostenuto che a Lucca c'era spazio ancora per edilizia residenziale, quando la superficie massima sarebbe risultava esaurita da tempo. Per far quadrare i conti dell'edilizia residenziale - denuncia la Procura - Tani avrebbe dichiarato una disponibilità complessiva di oltre 534mila metri quadri di superficie residenziale, attraverso un «indebito incremento» di oltre 134mila metri quadri. Proprio quello che in tre esposti ha sostenuto l'ex parlamentare dc Piero Angelini, ideatore della lista civica che ha portato all'elezione di Mauro Favilla e che oggi è all'opposizione dell'amministrazione di centrodestra. Anche sulla base di questi esposti si è mossa la Procura per l'inchiesta sulla corruzione. Per quanto il primo fascicolo sull'operazione di S. Anna risulti aperto nel 2008, pochi mesi dopo che il Tirreno aveva denunciato l'iter insolito seguito dall'operazione del gruppo Valore. Non a caso, i problemi sulla gestione dell'urbanistica «palesemente fuori controllo», per dirla con i consulenti della Procura, risalgono proprio al 2007 e 2008: tanto che, in via di autotutela, per un anno il Comune aveva perfino congelato il rilascio di nuove concessioni edilizie. Poi, però, a fine 2009 arriva la "relazione di monitoraggio" che riapre la porta all'edilizia residenziale. E la situazione si fa, di nuovo, incandescente. Fino alle intercettazioni e alle accuse di corruzione che per Chiari e Ferro si sarebbero concretizzate con incarichi professionali (nel caso dell'assessore uno da quarantamila euro passato attraverso il collega di studio) dati dalla Valore. Partner, peraltro, fino a pochi anni fa anche di due società del Comune: quella dei parcheggi e quella del polo fieristico. Oggi i legami societari non ci sono più: il Comune ha liquidato le quote della Valore, ma - stando all'accusa - avrebbe perseguito una politica urbanistica improntata a favorirne le operazioni immobiliari. Che potrebbero determinare anche un terremoto politico. Per ora la giunta tiene, anche se il Pdl senza mezzi termini ha imposto a Favilla di revocare tutte le deleghe a Chiari. Il sindaco, però, non si dimette. Oggi si presenterà a riferire in consiglio comunale, mentre fuori dal municipio verrà organizzata una manifestazione di protesta. Favilla va avanti. E ripete a tutti: «Io non ho fatto nulla».
Il Tirreno
16 Giugno 2011
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LU
Luca Tronchetti
Il Tirreno
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