Raccolte oltre 1.300 firme contro «un multipiano inutile e brutto» Non hanno l'aria di quelli che si fermano davanti a una delibera di giunta. «Prima chiameremo Sgarbi, e poi se necessario, chiederemo l'intervento del ministro Galan: e questo, le assicuro, sarà solo l'inizio». A nome del Comitato Borgo Po (un comitato con il biglietto da visita, per di più sorvegliato dal logo della Città di Torino), parla il suo presidente Paolo Pisotti: cappello a tesa larga, sandali alla francescana e un fisico che di Fassino ne fa tre. Avvocato in pensione e artista più che mai attivo, riceve i cronisti nel suo studio di via Monferrato, ricoperto dai suoi quadri astratti e multicolore. Nella cassettiera sotto quelle geometrie colorate ogni sorta di documento sulle origini del sottosuolo della Gran Madre. Disegni d'epoca, la mappa che porta alla Mensa Isiaca, e, soprattutto, quel famigerato studio di fattibilità cominciato dall'assessore alla Viabilità Sestero «che prevede di andare a scavare in mezzo all'acqua e alle opere d'arte». Sfoglia gli articoli de La Stampa di una ventina d'anni fa: «La Gran Madre sta affondando». Indica il titolo: «E loro vanno a violentare uno degli ultimi angoli incontaminati di questa città per realizzare 190 posti auto di cui non c'è alcun bisogno». Se uno prova a replicare che la mattina, ma anche nelle sere di movida quel parcheggio è sempre pieno Pisotti scuote la testa: «Falso, abbiamo le foto. Ed è vuoto sistematicamente anche quello di piazza Vittorio...». Pisotti, che appunto ha fatto per una vita l'avvocato, ci sa fare con le parole, e promette una battaglia non da poco che poggia - quella sì solida - su un bel po' di firme. Ma anche i commercianti della piazza non sono per nulla favorevoli all'arrivo delle ruspe. «Lavori come questi si sa quando cominciano, ma non quando finiscono - spiega Stefania Marzufero titolare della Maitre Parfumerie - e noi subiremo un danno certo. Pensi che già nelle mattinate normali qui siamo al caos, cerchiamo di immaginarci se chiudono l'unica via di fuga a ridosso dell'acciottolato...». Anche Loretta Roccia, del negozio di fiori di piazza Gran Madre è totalmente contraria all'arrivo delle ruspe: «Ci aspetterebbero disagi enormi e per quale fine poi? Eliminare 40 posti per aggiungerne cinquanta di cui non c'è alcun bisogno». Sospira, mentre incarta i girasoli: «Sarà, ma io immagino che dietro ci sia il solito problema: il Comune non ha più soldi e questo è un modo per fare cassa». Meno pessimista Claudia Raimondi, che sta dietro il bancone del Gran Bar: «Io aspetterei a fasciarmi la testa, se dicono che riqualificano la zona, saranno di parola. O no?».