Il direttore dei beni culturali dell'Emilia Romagna interviene dopo il caso Pinacoteca chiusa BOLOGNA. « Qualcuno sostiene che sono un'inguaribile ottimista, ma io sono convinta che ce la faremo». Carla Di Francesco, direttore regionale per i beni culturali e paesaggistici, fa il suo punto sulle difficoltà delle soprintendenze e sulla fatica di tenere pienamente aperte le pinacoteche, come avviene a Bologna, dove la prestigiosa raccolta di via delle Belle Arti chiude i battenti la domenica. «Le difficoltà dovute ai tagli imposti dal ministero precisa l'architetto colpiscono tutti i nostri istituti artistici e culturali. E per venire alla Pinacoteca di Bologna, essa sconta sia il fatto che il personale non può superare il 50 delle ore complessive lavorate nei festivi, sia la scelta di non predisporre dei progetti specifici per l'ingaggio di volontari, che è un costo. Altre pinacotecheprosegue il direttore l'hanno fatto, facendo un'analisi dei flussi di pubblico e privilegiando l'apertura nelle giornate di maggior movimento di visitatori. Come le domeniche». Il dente batte lì, dove duole una mancanza di fondi che è eufemistico definire cronica. Ha ragione il direttore quando fa notare che «ci sono modalità organizzative diverse caso per caso», e che a Ravenna «il Museo Nazionale, il mausoleo di Teoderico e Sant'Apollinare in classe, tutti monumenti che fanno capo allo stato, si sono attrezzati fin dall'inizio dell'anno per ottimizzare l'accessibilità nel periodo estivo, predisponendo l'impiego dei volontari». Facile, dopo tutto. Lì l'estate è tempo di mare. E i turisti d'inverno non ci sono. Ma anche sul fronte dei finanziamenti c'è qualche ragione di sorridere, almeno un poco, per la Pinacoteca bolognese. «Due recentissimi decreti fa sapere la Di Francesco , in data 1 e 9 giugno, hanno disposto l'assegnazione in base alla soprintendenza guidata dal professor Ficacci, rispettivamente di 244mi1a e 500mila euro. All'origine dei fondi ci sono le programmazioni che noi abbiamo presentato al ministero, come si fa annualmente. E' inutile nascondersi aggiunge il direttore che una buona parte di queste somme dovrà subito essere usata per pagare dei debiti, ci sono persino delle bollette scadute. Tuttavia, sono finanziamenti che riguardano la gestione, la fruizione e la valorizzazione del patrimonio, quindi della Pinacoteca in particolare. E' un ossigeno che consentirà di elaborare un piano per le collaborazioni di personale esterno e per evitare chiusure odiose per i cittadini e per l'immagine dei nostri beni artistici». E l'ipotesi, avanzata da Ficacci, di creare nelle città dei tavoli di collegamento fra le diverse istituzioni museali e culturali, statali e comunali, va presa in considerazione? «Guardi risponde la Di Francesco a Ferrara, dove ha lavorato come soprintendente, esiste un esempio virtuoso, la Consulta dei musei, statali, comunali provinciali, religiosi, utilissima per razionalizzare i programmi e i calendari di ciascuno, non per risolvere le questioni degli organici e dei tagli». La fiducia resta, tuttavia, un punto fermo per il direttore. «Provocazioni o proteste confessa non servono. Sulle mostre, per esempio, sono anni che il ministero non assegna un euro. Bisogna supplire con attività meno importanti, con iniziative rapportate positivamente al momento che stiamo attraversando. Sì, mi danno dell'ottimista, ma io penso che ce la faremo».