Umberto Pappalardo Professore di Archeologia Classica al Suor Orsola Benincasa La città conservata dalla sabbia e depredata da francesi e inglesi Posta a soli 130 chilometri a sud di Tripoli, la città romana di Leptis Magna è stata inclusa nel 1982 dall'Unesco nella lista dei siti protetti, in quanto patrimonio culturale, non solo del paese nel quale ricadono, bensì dell'intera umanità. I viaggiatori arabi del XV secolo la descrissero come una città fantasma che solo il deserto aveva preservato. Infatti, dove oggi appare aridità, nell'antichità vi era il ridente contorno di una città posta a ridosso di un porto naturale con una campagna resa fertile da numerosi torrenti. Intorno vi erano vasti uliveti che la resero la maggior fornitrice d'olio di Roma in età imperiale. Fu così che Leptis divenne il maggiore porto fra le due Sirti. La sua origine fu già fenicia. Furono i Romani a chiamarla Lepcis o Leptis, trasformando l'originario nome punico e aggiungendovi l'epiteto di Magna. I suoi monumenti giacquero per secoli sotto una coltre di sabbia, che in alcuni punti raggiungeva anche i 10-12 metri di altezza. Fu proprio tale insabbiamento a salvarla dalla rovina. Nel XVII secolo, quando Leptis riaffiorò dal deserto, Lemaire, console francese a Tripoli, prelevò centinaia di colonne che oggi si trovano nella Chiesa di Saint-Germain-des-Prés a Parigi, mentre gli Inglesi ne abbellirono il Castello di Windsor. Lo scavo ha avuto inizio nel 1921 proprio con gli Italiani, che hanno riportato alla luce una città lunga ben tre chilometri con edifici fastosi. Infatti sotto Augusto, la sua potente classe mercantile - volendo imitare lo sfarzo di Roma - fece ricostruire in calcare i vecchi edifici cartaginesi in terra cruda. Il periodo di massimo splendore fu sotto l'imperatore Settimio Severo, nato nella città nel 146 d.C. e che pur risiedendo a Roma, continuava a parlare latino con accento punico. Con lui il peso politico si spostò verso l'Africa del Nord ed il Medio Oriente. Gli effetti si videro immediatamente: si prodigò per rendere monumentale la sua città natale, dotandola di costruzioni imponenti, che richiesero l'impiego di una grande quantità di marmi di importazione, dato che la zona ne è completamente sfornita. Evidentemente da un lato voleva imitare Roma, come dimostra il foro che prende a modello quello di Traiano nell'Urbe, dall'altro volle darle la veste delle ricche città carovaniere del Vicino Oriente. Sorsero così lunghe vie colonnate, fori fortificati, un teatro, un anfiteatro per 16.000 spettatori, terme, ninfei etc. In seguito, come del resto in tutto l'impero, seguì un processo di decadenza aggravato dalla distruzione nel 455 ad opera dei Vandali e dei Berberi. Nel VI secolo d.C. ebbe un momento di ripresa con i Bizantini, ma venne definitivamente abbandonata solo due secoli dopo, in conseguenza delle invasioni arabe.
Follia Libia. Leptis Magna a rischio
Leptis Magna è una città romana posta a sud di Tripoli, in Libia. Fu inclusa nell'Unesco nel 1982 a causa del suo patrimonio culturale. I viaggiatori arabi del XV secolo la descrissero come una città fantasma. La città fu fondata dai Fenici e trasformata dai Romani in Lepcis o Leptis Magna. I suoi monumenti furono sepolte sotto una coltre di sabbia per secoli. Nel XVII secolo, la città riaffiorò e gli Inglesi ne abbellirono il Castello di Windsor. Lo scavo iniziò nel 1921 con gli Italiani, che riportarono alla luce una città lunga 3 chilometri con edifici fastosi.
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