Frattini: non c'è stallo ma ora occorre una soluzione politica Il sito archeologico protetto dall'Unesco Lo dicono i ribelli, sarà facile verificarlo con un satellite o con un drone. «Truppe di Gheddafi si sono rifugiate tra le rovine di Leptis Magna portando con sé almeno cinque camion-lanciatori Grad, razzi e artiglieria. Sanno che lì la Nato non bombarderà». Parola di Abu Mohammad, uno dei comandanti dei ribelli di Misurata che dista, in direzione Est, circa 80 chilometri. Fondata dai fenici nel 1.100, Leptis Magna prosperò prima sotto i cartaginesi e poi sotto i romani che la conquistarono durante la terza guerra punica. La città dal 1982 è Patrimonio dell'Umanità dell'Unesco. Leptis si trova a 25 chilometri a Ovest di Zlitan, considerata il bersaglio di un'imminente offensiva dei ribelli. L'archeologo Sergio Rinaldi Tufi incrocia le dita alla notizia anche se ammette: «Non mi sorprenderebbe una scelta del genere considerata l'indifferenza del raìs verso il patrimonio culturale del suo Paese. L'unico posto che potrebbe offrire un riparo a un discreto numero di truppe - aggiunge l'archeologo - sarebbe il sottoscala dell'anfiteatro dove di certo non possono entrare mezzi militari». Dalle meraviglie archeologiche della Libia alle meraviglie tecnologiche di cui dispone la Nato, il passo è breve. Nessuno, dal comando di Napoli, si sognerà di dare il via libera a raid aerei su Leptis Magna anche perché alle truppe di Gheddafi è rimasto ben poco per offendere. Mentre le forze dell'Alleanza sono dotate dei «mezzi necessari per svolgere la missione». Lo ha assicurato ieri il portavoce della Nato, Oana Lungescu che ha voluto così rispondere alle dichiarazioni rese dal segretario alla Difesa statunitense Robert Gates su una presunta mancanza di investimenti militari capace di minare l'efficacia della missione in Libia. Lungescu ha sottolineato che la Nato «continua a mantenere un elevato ritmo nelle operazioni» e che l'Alleanza «ha i mezzi per tenere sotto pressione il leader libico Muammar Gheddafi. La missione però - ha concluso richiede tempo». Un tempo che secondo il ministro degli esteri Franco Frattini va ora riempito con un'azione politica. «La situazione non è di stallo - ha detto ieri Frattini - nessuno pensava di fare piazza pulita a colpi di bombe, non era questo l'obiettivo, non era l'obiettivo quello di uccidere né Gheddafi né la sua famiglia, ma la situazione ha consentito di salvare migliaia e migliaia di vite umane. Ora occorre una soluzione politica per l'uscita di scena di questo regime». I ribelli però continuano insistono nel portare avanti la soluzione militare e ieri, per la prima volta, avrebbero preso il controllo di al Rayaniya un villaggio a ovest di Tripoli che si trova sulla strada tra Zenten e Yefren, due località a sud-ovest di Tripoli, già nelle mani degli insorti.
I ribelli: truppe di Gheddafi tra le rovine di Leptis Magna
Il sito archeologico di Leptis Magna, protetto dall'Unesco, è stato preso in considerazione come possibile rifugio per truppe di Gheddafi. I ribelli sostengono che la Nato non bombarderà la città, che è stata fondata dai fenici nel 1.100 e ha prosperato sotto i cartaginesi e i romani. L'archeologo Sergio Rinaldi Tufi ha espresso preoccupazioni per la sicurezza del sito, ma il segretario alla Difesa statunitense Robert Gates ha affermato che la missione non è destinata a essere una "piazza pulita" con bombe.
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