L'importantissimo sito archeologico libico di Leptis Magna è a rischio perché le truppe di Gheddafi l'hanno occupato per difendersi dai bombardamenti Nato: è la prima volta che gli eserciti si accaniscono sulle opere d'arte? Le devastazioni culturali in Paesi che conoscono lo scempio della guerra non sono una novità, in ogni epoca e quasi in ogni continente. Si potrebbero ricordare i saccheggi dei crociati a Gerusalemme o quelli delle truppe napoleoniche in Italia e in Egitto, i bombardamenti nelle città durante la Seconda Guerra mondiale, che distrussero chiese, musei, ponti e piazze storiche, fino ad arrivare alla distruzione del ponte di Mostar, durante la guerra dei Balcani, che destò uno sdegno fortissimo e che poi venne ricostruito. Cosa accadde a Mostar? II Ponte, denominato Ponte Vecchio o Sati Most, era uno dei monumenti storici più famosi dell'antica Jugoslavia: faceva parte del Patrimonio Mondiale dell'Umanità dell'Unesco. Fu costruito nel XVI secolo e da sempre era considerato uno dei simboli della multietnica società bosniaca. Il 9 novembre 1993, a quasi un anno dall'inizio della guerra, fu distrutto dalle forze armate croate. Fu un colpo fortissimo, come quello inflitto dai talebani ai Buddha giganti di Bamiyan in Afghanistan (abbattuti a cannonate nel 2001), poiché non si trattava solo della caduta di un ponte, ma della distruzione di un simbolo della Bosnia. Esistono in Italia casi di devastazioni archeologico-culturali? Uno dei più eclatanti e simbolici è l'abbattimento dell'abbazia di Montecassino durante la Seconda guerra mondiale ad opera degli anglo- americani. La distruzione, che peraltro era la quarta, stante che fra gli anni 577 e 589 si erano accaniti i Longobardi, poi nell'883 i Saraceni e nel 1349 il monumento era stato devastato da un terribile terremoto, fu però tragica e assurda. Avvenne fra il 15 e il 18 febbraio del '44, per effetto dei bombardamenti anglo-americani dovuti a una decisione affrettata dei comandi, erroneamente convinti che il monastero fosse stato trasformato in un caposaldo tedesco. Su Montecassino caddero tonnellate di bombe, fino a distruggere, riducendo in un ammasso di pietre, tutto quello che per secoli la cultura e il lavoro benedettino avevano costruito. Ci sono state altre devastazioni in Medio Oriente? Si, esistono casi anche recenti come quello delle forze di occupazione americane in Iraq che secondo un rapporto del British Museum avevano utilizzato la città monumentale di Babilonia come loro base militare, arrecando «ingenti danni» a uno dei più famosi tesori archeologici nel mondo. Quando accadde? Nel dicembre 2005: in quei giorni «The Guardian» raccontò come i veicoli militari americani e polacchi avessero ridotto a pezzi pavimentazioni stradali monumentali risalenti a 2600 anni fa. Babilonia una culla della civiltà, famosa anche per i Giardini pensili; una delle sette meraviglie del mondo antico. I comandanti militari americani, con decisione avvilente, avevano impiantato la base a Babilonia nell'aprile del 2003, dopo l'invasione dell'Iraq. Dopo cinque mesi la cedettero al comando polacco. E i polacchi? I soldati polacchi hanno continuato lo scempio: gli esperti del British hanno detto di aver trovato spaccature e spazi vuoti causati dai tentativi di prendere i mattoni che raffiguravano il famoso drago sulla porta monumentale del tempio di Ishtar. I soldati riempivano sacchi di sabbia dell'area archeologica per utilizzarla nelle operazioni militari: i sacchi erano ovviamente pieni per lo più di frammenti di reperti archeologici. Cosa avvenne invece durante le crociate cosa avvenne? Come ha scritto Franco Cardini, le crociate sono state il primo esempio di guerra coloniale della storia, hanno tenuto a battesimo la follia dei pogrom, hanno costituito un triste modello di guerra di religione. Il mondo musulmano sostiene che furono la prima aggressione dell'Occidente all'Oriente, anche se, se di aggressione si deve parlare, fu l'Islam a scatenarla, con la Jihad tra VII e X secolo. I saccheggi di Costantinopoli del 1099 e del 1204 sono ricordati dagli storici come episodi crudelissimi. Insomma, Leptis Magna è solo l'ultimo esempio della distruzione della cultura da parte della guerra. La furia iconoclasta degli eserciti e di molti soldati non è una novità: spesso non ci si limita a conquistare, ma si distrugge tutto, come per cancellare, per distruggere per sempre i simboli. A volte le pietre (e le parole) sono più efficaci dei missili e dei carri armati, più spesso soccombono. La speranza resta: si potrebbe parafrasare la celebre frase di Baldur von Schirach (criminale nazista processato a Norimberga), spesso erroneamente attribuita a Goebbels, dicendo: «Quando sento parlare di armi, metto mano alla cultura».
Archeologia e guerra. Quali sono i siti più minacciati?
Le truppe di Gheddafi hanno occupato il sito archeologico libico di Leptis Magna per difendersi dai bombardamenti Nato. Questo è l'ultimo esempio di devastazioni culturali causate dalla guerra. La distruzione della cultura è un fenomeno che non è nuovo, come dimostrano i saccheggi dei crociati a Gerusalemme, i bombardamenti delle città durante la Seconda Guerra mondiale e la distruzione del ponte di Mostar durante la guerra dei Balcani. Anche in Italia ci sono stati casi di devastazioni archeologiche, come l'abbattimento dell'abbazia di Montecassino durante la Seconda guerra mondiale.
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