I resti di un antico insediamento giacciono dal '92 nel seminterrato del Migross lungo la statale 42 «Promesse, ma non si è mai riusciti a valorizzarlo» La scoperta delle rovine al via del cantiere per il punto commerciale La scelta della soprintendenza: coperte, ma protette, in attesa di fondi Vien voglia di chiudere gli occhi e fare dietrofront per far finta di non aver mai visto quello che c'è, invece, li davanti. Scendi una rampa di scale, apri una porta malconcia, tisi spalanca un enorme seminterrato, nel buio c'è una puzza nauseabonda. Mario Suardi, direttore del Museo della Val Cavallina, storico appassionato tenacemente attaccato a un sogno che culla da vent'anni, accende un faro. Scavo nello scavo È il 1992 quando sui prati e al posto della casa dei Bettoni alla Ronca di Casazza, a fianco della statale 42 si comincia l'enorme scavo per le fondamenta di un nuovo supermercato. Suardi, laurea in scienze naturali, allora insegnante alle superiori di mezza provincia, vede affiorare delle pietre tra i ciottoli e il fango. Le pietre diventano perimetri di murature, i perimetri un antico insediamento di epoca romana che - risulterà più avanti -, fu utilizzato per almeno cinque secoli dal I al V dopo Cristo. Ci sono numerosi vani che compongono un antico abitato cresciuto attorno a un canale di drenaggio, c'è un pozzo con muro circolare. Il cantiere del supermercato si ferma e arriva il sovrintendente. Si fa qualcosa, qualche sondaggio per vederci un po' più chiaro, si raccolgono reperti, utensili, cocci, vasellame. Però poi bisogna decidere cosa fare, perché li e prevista la costruzione di un supermercato. Si può decidere di fermare tutto. Il Comune non fa niente, la sovrintendenza fa i conti e stabilisce che no, non ci sarebbero comunque i soldi per tutelare, valorizzare e prima di tutto mettere in sicurezza l'area archeologica. Per tener lontano i «tombaroli» e per impedire che il tempo possa ricoprire ancora una volta quel tesoro riaffiorato dopo essere rimasto, per secoli, sepolto sotto la ghiaia portata a valle dalle piene del torrente Drione. Niente, non si fa niente, il supermercato va avanti. La sovrintendenza ordina che si cambi il progetto delle fondazioni, per non interferire troppo con il mosaico degli edifici che documentano l'epoca in cui Casazza si chiamava - probabilmente - Cavellas, importante centro di vita lungo l'antica Via Valeriana che collegava Roma alla riluttante Valcamonica e al Nord Europa. Il supermercato va avanti. Il faro illumina i poderosi plinti di fondazione in cemento armato e là attorno si allargano i resti della storia di Casazza e dell'intera Val Cavallina Dal'92 si sono susseguite le campagne di scavo, che hanno messo in luce i perimetri di alcune «case» in cui vivevano gli abitanti di un millennio e mezzo fa. Ci sono stati studi e, soprattutto, ci sono state tante, tantissime promesse. Perché non può partire nessun progetto di recupero, scavo, valorizzazione, musealizzazione, niente di niente finché l'area resta di proprietà privata. Nel senso che non si possono chiedere i fondi per valorizzarla a Stato, Regione, Provincia, Europa. Forse la svolta Dal 1992 non si è ancora riusciti ad arrivare al dunque, all'accordo tra il proprietario del supermercato (e di quel che sta sotto) e un ente pubblico che potesse acquistare il terreno in cui è affiorato il sito archeologico. Per la verità ci si è arrivati molto vicino, quando qualche anno fa l'amministrazione comunale concesse al privato di costruire ancora una porzione di immobile attaccata al supermercato, come «risarcimento» del fatto che i proprietari non potevano usare il seminterrato occupato dal resti dei Romani, sperando che poi si riuscisse a raggiungere una cifra sostenibile perla cessione. Ma poi la porzione di immobile è sorta, e là sotto tutto è rimasto fermo. Sono trascorsi gli anni, la cosa non è mai stata fatta, Suardi e i suoi collaboratori hanno redatto progetti di valorizzazione che poi sono rimasti appesi a promesse mai mantenute e nel seminterrato, nel frattempo, ha cominciato a colare la fogna Se non Pompei, poco ci manca . Forse, però, adesso qualcosa si muove. Nel senso che la proprietà ha abbassato il prezzo di cessione dell'area e il Comune - a guida Pdl-Lega - si è detto interessato all' acquisizione, qualora, però, arrivi in bando regionale che finanzia, almeno in gran parte, l'acquisto del sito archeologico.