A 18 giorni dall'inaugurazione lavori ancora in alto mare e pochi finanziamenti: la Biennale in Porto Vecchio rischia. Mancano 18 giorni all'inaugurazione. E il Magazzino 26 che deve presentarsi per la prima volta in alta società con quattro piani di mostra sull'arte contemporanea regionale in diretto filo con la Biennale e con 17 paesi centroeuropei entusiasti all'idea di spedire dialoghi di creatività nel Porto vecchio di Trieste, è pieno solo di idee e di infiniti problemi. C'è perfino il dubbio che il 2 luglio, quando all'inaugurazione sono stati già invitati gli illustri che sbarcheranno con la Costa Favolosa per abbinare un varo a un altro varo, non tutti i sogni saranno realizzati. Finora nessuno sponsor, soldi pubblici solo a consuntivo, niente dalla Regione. Le richieste di aiuto ai privati sono partite appena qualche giorno fa («in fondo - dice l'équipe al lavoro - siamo solo dilettanti»). Mancano le autorizzazioni per far entrare i camion in Porto vecchio, non c'è ombra di catalogo perché non è definitiva la selezione degli artisti. Mancano impianti di luce, è da costruire da zero la bretella su viale Miramare: si entrerà dal rettilineo con una strada d'ingresso, si uscirà più monte verso città, ben prima del cavalcavia. Per il parcheggio da 250 posti macchina è appena entrata in azione una ruspa. Non è ancora certo se ci sarà l'aliscafo con Venezia, trattative sono in corso con Trieste trasporti per provvedere a navette e mezzi elettrici che portino i visitatori dal varco d'ingresso tuttora in restauro (dietro la Sala Tripcovich) fino al Magazzino, distante un chilometro e mezzo. Sopralluogo nei deserti e affascinanti spazi ieri mattina con Portocittà (la società concessionaria) e con i «bracci armati» di Vittorio Sgarbi, l'inventore di questa sfida senza fiato, travolti dal lavoro «giorno e notte»: Rossella Gerbini, l'architetto che già collaborò al restauro del Magazzino firmato da Paolo Portoghesi («non solo lavoriamo gratis - ripete -, ma spendiamo anche dei soldi nostri»), l'architetto Barbara Fomasir che fa da filtro con gli artisti, Pietro Colavitti che riceve da Sgarbi telefonate nel cuore della notte. Il critico sarà a Trieste il 21, per adesso fra le 3 e le 5 del mattino si fa raggiungere a Venezia dove guarda i quadri da scegliere. L'eccitazione sconfina, in quel magico spazio, in una sorta di delirante viaggio nell'irrealtà. Nuove ipotesi zampillano da ogni bocca, fin che si apre quella che dice «Costa» (e non si riferisce alla crociere). Giorgio Rosso Cicogna, segretario generale vicario dell'Ince, reduce dall'aver portato a Trieste nei giorni scorsi «18 fra ministri e viceministri degli Esteri», lo ha detto chiaro: «Dal ministero degli Esteri fino alle nostre ambasciate tutti hanno collaborato al massimo per far arrivare a Trieste una cinquantina di artisti che abbiano legami familiari e di formazione con l'Italia, adesso ci vorrebbero 50 mila euro per far fisicamente arrivare le opere. Se non avremo sponsor, la mostra Ince non si farà. Noi non fabbrichiamo denari in cantina». Accanto a lui Giuliana Garbi, che con Trieste contemporanea e i precedenti radicati rapporti con la Biennale veneziana è stata il fulcro della regia artistica. «Ancora oggi - ha aggiunto Colavitti - non sappiamo se apriremo per intero, o monchi». A visitare gli immensi saloni, con particolare stupore per la sala convegni tutta già illuminata del terzo piano dove troverà posto il famoso quadro di Caravaggio di tuttora ignoto proprietario, una tela di oltre due metri per due, anche gli artisti Franco Dugo e Giorgio Valvassori. Estasi e disperazione. Rosso Cicogna ha proposto anche dibattiti bilaterali dei ministri della Cultura centroeuropei, «ma servono 2000 euro a incontro per farli arrivare». Gerbini, grata al prefetto per aver accolto a suo tempo l'appello a far da capofila di enti, ha tentato di restare ancorata agli splendidi muri: «La mostra è una leva per far entrare la città in Porto vecchio, questo Magazzino ha 256 metri di lunghezza e 30 di profondità, 7500 metri quadrati di sedime su 41 livelli, 500 serramenti..». Nel surreale vuoto solo un gabbiano appena nato in timida esplorazione dei luoghi, ma ben ci si sarebbe aspettati l'apparizione del coniglio di «Alice nel paese delle meraviglie» che estrae la sua cipolla e ripete assieme a tutti: «E' tardi, è tardi».