Il teatro riaperto dopo tre secoli. I lavoratori del Regio: «Per rispetto non scioperiamo ma la situazione è grave» Sembrano lontani i tempi in cui Claudio Abbado portava le orchestre nelle fabbriche in mezzo agli operai a prezzi popolari per dire che la musica ha un grande valore civile. Ti sembrano lontani guardando da lontano il maestro dirigere nella cornice del Teatro Farnese di Parma, riaperto dopo quasi tre secoli in tutti gli ordini di posti: la platea, ma soprattutto le gradinate sulle quali gli spettatori non si sedevano dal 1732 e messe in sicurezza per l'occasione (le istruzioni per l'uso sconsigliavano il tacco alto alle signore). Niente tute blu, domenica a Parma, ma abiti da sera. E ventagli per combattere l'afa che sa di pioggia che ristagna tra le quinte di legno ideate nel 1618 da Giovanni Battista Aleotti. In millecinquecento per Claudio Abbado al Teatro Farnese. Titolo stampato a caratteri cubitali sui manifesti sparsi in tutta la città. Biglietti non proprio economici: 150 euro per un posto di platea, 80 per arrampicarsi sulla gradinata, che fatti due conti vuol dire che il concerto ha raccolto qualcosa come 170mila euro. «Dispiace prenderne atto, ma questo dimostra che la cultura è qualcosa per pochi» commenta un signore in smolang. Eppure fuori dal teatro i lavoratori ci sono. Sono gli iscritti alla Cgil del Regio di Parma. Istituzione che ha realizzato la serata, come rimarca con fierezza il sovrintendente Mauro Meli. Volantinano per dire che «rinunciano con sofferenza alla naturale dichiarazione di sciopero» in segno di rispetto verso il pubblico, il maestro Abbado, ma soprattutto «verso le maestranze che lavorando per più di tre settimane hanno permesso di "resuscitare" un teatro morto quando il Regio è "vivo e sofferente"». Parole dure. I lavoratori chiedono «dimensionamento della retribuzione della dirigenza, scelte artistiche sostenibili, argine al clientelismo». Affermazioni dietro le quali c'è preoccupazione per il futuro. Perché ad oggi non si conosce ancora la sorte del FestivalVerdi di ottobre. A musica spenta, dopo dieci minuti di applausi durante i quali il maestro non si cura del pubblico, ma indica, ammirato, ai suoi musicisti le bellezze del Farnese, ecco l'assist di Abbado. «In Italia abbiamo un patrimonio culturale enorme, tuttavia non si fa molto per la cultura» dice il direttore arrivato a Parma con la sua Orchestra Mozart per realizzare un sogno nato «più di mezzo secolo fa, quando insegnavo musica da camera qui al conservatorio: è da allora che avrei voluto tenere un concerto in questo straordinario teatro. Oggi l'ho fatto» racconta il maestro. Grande come sempre. Perché il suo Beethoven ti arriva dritto al cuore, nel grande respiro della Pastorale. Perché Mozart è leggero, trasparente, ironico - la Sinfonia Haffner e il Concerto per oboe con Lucas Macias Navarro. Ma è capace anche di inquietarti nel finale del Concerto n.5 per violino affidato alla classe di Isabelle Faust. Di lasciarti addosso una sensazione di disagio. Perché la musica, anche quella scritta secoli fa, ancora oggi ha (dovrebbe avere) un grande valore civile. Abbado lo ha detto chiaro. Anche al Farnese.
PARMA - Abbado riapre il Farnese: festa e malumori
Il teatro Farnese di Parma è stato riaperto dopo quasi tre secoli con un concerto diretto da Claudio Abbado. Il concerto ha raccolto 170mila euro. Tuttavia, i lavoratori del teatro, iscritti alla Cgil, hanno espresso preoccupazioni per il futuro del teatro e della cultura in generale. Hanno richiesto un miglioramento della retribuzione della dirigenza, scelte artistiche sostenibili e un argine al clientelismo. Il direttore ha affermato che la musica ha un grande valore civile e che il teatro Farnese è un patrimonio culturale importante. Il concerto ha avuto un grande successo, con un pubblico che ha applaudito per dieci minuti dopo la musica è stata spenta.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo