Oltre duemila anni fa, quei giardini - allora lussureggianti e traboccanti di statue e fontane- erano la gioia dell'imperatore Nerone. Che forse, se avesse potuto prevedeme il triste epilogo, avrebbe dato fuoco alla sua casa, e a Roma tutta, una seconda volta. O, infatti, quegli stessi prati che circondano i resti della Domus Aurea, sul Colle Oppio, sono diventati prerogativa assoluta di ubriachi e senza tetto. Come dimostrano le bottiglie di vetro nascoste dietro le piante, o i cartoni adagiati sotto ad un albero, rimasugli di un giaciglio con vista mozzafiato sul Colosseo. Ubriachi e senzatetto che, peraltro, in questa zona non potrebbero assolutamente mettere piede. Loro come nessun'altro. Dopo il crollo di una porzione del soffitto e lo smottamento del terreno avvenuto nel marzo di un anno fa, l'area è stata infatti chiusa al pubblico. Per impedirne l'accesso, fu però montata soltanto una assai poco resistente recinzione alta un paio di metri, e qualche cartello che ancora oggi ricorda il «pericolo crollo» e il «divieto di accesso per i non addetti ai lavori». Niente di più. Per quanto infatti sul cancello d'ingresso ci sia ancora un lucchetto e i sigilli della polizia municipale, lungo la recinzione - ormai divelta - sono stati aperti una serie di varchi, più o meno grandi, che consentono il passaggio di persone e cani. Che accedono al parco mettendo in pericolo la sicurezza dell'area e la loro stessa vita. All'indomani del crollo della galleria Traianea, fu lo stesso commissario straordinario per la Domus Aurea, Luciano Marchetti, ad annunciare il rischio di altre frane, che sarebbero potute avvenire «anche nell'immediato». Una premonizione che finora non si è, fortunatamente, avverata, ma che richiederebbe comunque un po' di attenzione. Perché infatti, visto l'effettivo pericolo, non disporre un servizio di sorveglianza, o mettere una pattuglia dei vigili che possa impedirne l'accesso? E troppo costoso? Allora basterebbe anche riparare soltanto la recinzione e chiuderei passaggi segreti. Pure per evitare che i migliaia di turisti che ogni giorno affollano la zona possano accorgersi di uno spettacolo così degradante. Il cantiere - che, aperto all'indomani del crollo, avrebbe dovuto mettere in sicurezza l'opera nel giro di un anno - è intanto chiuso. E il problema è sempre lo stesso: i fondi che scarseggiano. Tanto che nel marzo scorso il sottosegretario ai Beni Culturali, Francesco Maria Giro, aveva annunciato la ricerca di uno sponsor che potesse finanziare l'oneroso progetto di restauro del monumento neroniano, i cui costi dovrebbero aggirarsi tra i 45-50 milioni di euro. E ancora adesso, nascosti tra la vegetazione rigogliosa e l'erba troppo alta, si possono scorgere container, ponteggi, tavole e mattoni. Intorno però, laddove dovrebbero esserci gli operai, è il deserto.
ROMA - La Domus Aurea regno dei senzatetto
La Domus Aurea, i giardini dell'imperatore Nerone, sono diventati un luogo di degrado. Dopo il crollo di una porzione del soffitto e lo smottamento del terreno, l'area è stata chiusa al pubblico, ma la recinzione è stata aperta e varchi sono stati aperti per permettere l'accesso a persone e cani. Ciò mette in pericolo la sicurezza dell'area e la vita delle persone. Il cantiere è chiuso a causa di mancanza di fondi. Il sottosegretario ai Beni Culturali aveva annunciato la ricerca di uno sponsor per finanziare il restauro del monumento, che dovrebbe costare tra i 45-50 milioni di euro.
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