Ottaviano. Da un paio di giorni si trova al sicuro, nel cortile del museo archeologico di Nola. Ma il capitello della prima età imperiale, rinvenuto negli anni '80 durante i lavori per la realizzazione di una scuola tra Ottaviano e Piazzolla di Nola, in località Villa Albertini, ha avuto una storia travagliata. Per decenni è stato nel deposito di un'azienda edile, prima di essere preso in consegna dai carabinieri. La sua restituzione alla fruizione pubblica, e soprattutto agli studiosi, potrebbe consentire di aprire uno squarcio sul patrimonio archeologico dell'area vesuviana e nolana. Il capitello per dimensioni e tipologia è decisamente originale: l'ipotesi è che possa essere addirittura parte di un tempio o di una villa romana di livello. È lo stesso Giuseppe Vecchio, ispettore per l'area nolana della Soprintendenza archeologica di Napoli, ad ammettere che si tratta di un reperto importantissimo. Il secondo ritrovamento del capitello si deve soprattutto a un gruppo di cittadini, quelli del comitato civico di Ottaviano e del blog ottavianesi.it: Gennaro Barbato, Marco Antonio Giorgio, Paola Castiglia. Furono loro, sei mesi fa, ad a segnalarne l'esistenza alla Soprintendenza. Nel corso di una passeggiata archeologica organizzata da loro, alcune persone parlarono del capitello e del fatto che, assieme ad altri pezzi, era venuto fuori quando era stata realizzata la scuola elementare di Villa Albertini a Piazzolla di Nola. Partirono le ricerche, coordinate dalla dottoressa Caterina Cicirelli, della Soprintendenza di Pompei. Il capitello fu trovato nel deposito di un cantiere, ad Ottaviano. Chi l'ha custodito forse aspettava proprio che qualcuno si facesse vivo o magari nemmeno immaginava l'importanza del reperto: fatto sta che aprì le porte agli studiosi senza troppi problemi. Gli archeologi, appena videro l'esemplare, capirono subito di trovarsi dinanzi a qualcosa di rilevante: il capitello pesa almeno 400 chili, è in marmo bianco ed è di tipo "composito", cioè costituito da un kalathos corinzio, con una sola corona di foglie d'acanto, a cui si sovrappone un capitello ionico a quattro facce e terminante superiormente con un abaco di nuovo corinzio. Dopo il sopralluogo dei rappresentanti della Soprintendenza, toccò ai carabinieri intervenire: quelli del Nucleo tutela patrimonio culturale lo hanno tenuto sotto sequestro, prima di dare il via libera al professor Giuseppe Vecchio per l'esposizione presso il museo archeologico. Ora c'è un'indagine in corso, per capire come sia finito nel deposito, perché sia rimasto nascosto tutto questo tempo e se ci sono altri reperti dalle parti di Ottaviano o Nola. Ma c'è anche la massima attenzione degli esperti, che si stanno ponendo una serie di domande: il capitello apparteneva a un edificio pubblico? A un tempio? Per rispondere, saranno necessarie altre analisi. Intanto Vecchio spiega di aver anche informato il Comune di Nola e aggiunge: «È noto che la zona tra Piazzolla e Ottaviano è interessantissima dal punto di visto archeologico». E quelli del comitato civico reclamano a gran voce l'intervento delle istituzioni per la valorizzazione dell'area: «Siamo dinanzi ad un tesoro, ignorarlo sarebbe un delitto», dice Gennaro Barbato.