Appalti. Che cosa suggerisce questa parola? Forse, più dei ponti o delle strade, aule di tribunale, Guardia di finanza. Eppure abbiamo bisogno di lavoro, di opere per un Paese moderno e competitivo. Al Nord come al Sud si susseguono le inchieste per tangenti, corruzione, infiltrazione manosa. Nel mondo finanziario gli scandali non si contano, i risparmiatori perdono fiducia, grandi imprese si rivelano corrose. La camorra ha ripreso la lotta per il predominio territoriale: il bollettino è terrificante. Intanto, ci passano davanti le occasioni del cambiamento: concorrenza internazionale, dinamismo, nuove relazioni tra Paesi e imprese, spostamenti di uomini e manodopera. Sembrerebbe di dover usare tutte le risorse della cultura e della civiltà. Di dover consolidare le istituzioni giuridiche ed economiche per fondarvi lo sviluppo. Ma non è così. Le riforme ritardano. La chiarezza e la forza della legge, in luogo dell'arroganza, della corruzione, della potenza malavitosa, sono un traguardo lontano. Ancora. Un nuovo condono degli abusi in danno dell'ambiente ci confonde, poiché non si sono ancora esauriti gli effetti del precedente. «È un capovolgimento totale dei valori», dice il direttore della scuola Nonnaie Superiore di Pisa, Salvatore Settis, «uno stravolgimento delle regole che produce una pericolosa cultura dell'impunità». Solo sei mesi fa la maggioranza di Governo aveva approvato il Codice dei Beni culturali, del quale avevamo qui messo in luce alcuni pregi e il difetto del silenzio-assenso, pericoloso quando l'amministrazione non ha personale e mezzi per rispondere in tempo. Adesso lo si stravolge. Ora si modifica la definizione dei rifiuti, in contrasto con le norme europee, per ridurre i controlli e agevolare lo smaltimento. Infine, una delega ampia e vaga affida la riscrittura dell'intera normativa ambientale a 24 esperti di nomina governativa, fuori del Parlamento: rifiuti, acqua, aria, difesa del suolo, aree protette, impatto ambientale, danni all'ambiente. La nostra vita, per tanti versi. Solo dopo il Parlamento potrà eventualmente correggere. Si depenalizzano gli abusi. Nel frattempo, si prepara una legge che inasprisce le pene e riduce permessi e benefici per combattere la criminalità organizzata, ma intanto diminuisce i tempi di prescrizione degli altri reati. "Salva Previti", la chiamano i giornali: tutto detto. È indispensabile il rigore contro mafia e camorra, ma incomprensibile lacontraddizione tra aggravamenti per alcuni ed esenzioni per altri. La malavita organizzata vive anche di illeciti edilizi, saccheggi del territorio, traffico di rifiuti. Di confusione dei valori. Solo una cultura civile solida, un costume serio possono far vincere le leggi più severe. Una giustizia rapida e robusta deve garantire l'applicazione delle norme vecchie e nuove. Invece, non si danno gli strumenti ai tribunali, si presentano in televisione i magistrati come imputati di ogni male, li si addita all'ostilità pubblica. Si intacca l'indipendenza da timori e speranze della magistratura, per affondarla in una miriade di concorsi e pa-gelline, diminuendo via via il ruolo del Consiglio superiore e accrescendo il potere disciplinare del ministro. «Carrieristi e sensibili all'esecutivo, soprattutto i pubblici ministeri separati e intruppati», scrive un giornale inglese. Sciopera la grande maggioranza dei giudici, che non sono pazzi né comunisti. Ecco come le occasioni dei grandi cambiamenti si possono convenire in sconfitte. Ecco come la legalità, che deve accompagnare lo sviluppo e la civiltà, viene confusa e avvilita. Bisogna ritrovare lucidità e onestà, riformare con coerenza, chiarezza, desiderio del bene comune. Il lavoro, l'economia, il paesaggio, l'ambiente, l'ordine pubblico. Ogni errore avrà un caro prezzo.