All'Aquila dopo aver risolto i nodi per i professionisti pronto ora il piano per il centro storico Tra interventi leggeri e puntellamenti finora in Abruzzo speso un miliardo Dopo il primo anno di Progetto Case e altri alloggi temporanei (interventi per 1.143 milioni di euro), dal luglio 2010 a oggi all'Aquila è partita la ricostruzione privata. Per ora soprattutto ricostruzione "leggera" di edifici privati e puntellamenti dei centri storici, ma la spesa effettiva è stata già consistente, circa un miliardo di euro (704 milioni per le case private, 185 per i puntellamenti, il resto opere pubbliche e ultimi pagamenti Case). Tant'è che nel giro di 5-6 mesi lo Stato dovrà rimettere mano al portafogli per girare altre risorse di cassa al commissario Chiodi (con "somma gioia" del ministro Tremonti, che però non potrà sottrarsi). Dopo i contrasti dei mesi scorsi sono entrare in vigore le modifiche alle norme tecniche per la progettazione e i costi parametrici, ma troppo tardi per impedire l'ennesimo rinvio sulla scadenza (30 giugno) delle domande per gli edifici «E». Risolto anche il nodo "piano di ricostruzione": gli elaborati per il centro storico saranno presentati dal Comune dell'Aquila il 22 giugno. Opere pubbliche, infine: in vista gara d'appalto per 61 milioni di euro. Dal luglio 2010, data di trasferimento al commissario Chiodi di 886 milioni da parte del Governo, è stato speso per la ricostruzione post-terremoto in Abruzzo circa mi miliardo di euro. Una cifra significativa, se pensiamo che nell'anno precedente per il solo Progetto Case e gli altri alloggi temporanei furono spesi 855 milioni di euro. La spesa degli ultimi dieci mesi è stata sostanzialmente per la ricostruzione leggera degli edifici privati (B e C), circa 705 milioni e per i puntellamenti nel centro storico (185 min). Resta bloccata la ricostruzione privata pesante, sia fuori dai centri storici (edifici E e aggregati) sia per il centro storico dell'Aquila Su questi due fronti, tuttavia, un'importante accelerata potrebbe arrivare dagli accordi raggiunti nelle settimane scorse con i professionisti (sulle norme tecniche) e tra Comune dell'Aquila e Commissario sulla definizione dei piani di ricostruzione. IL PUNTO SUI FONDI Nel luglio 2010, dopo mesi di blocco da parte del ministero dell'Economia, è stata trasferita dal Governo al commissario Chiodi (in carica dal 1 febbraio 2010) l'importante tranche di risorse per 886 milioni di euro per la ricostruzione (più altri 188 milioni per spese "di emergenza"). Nei 12 mesi precedenti (il terremoto è stato il 6 aprile 2009), la spesa - "edilizia" post-sisma è stata in gran parte per il Progetto Case e le altre abitazioni "provvisorie", in tutti 855 milioni su 1.143. Poi ci sono stati i 54 milioni anticipati ai Comuni per la ricostruzione leggera, i puntellamenti e alcune opere pubbliche d'urgenza, per un totale di circa 950 milioni di euro. Nei ultimi dieci mesi. luglio 2010-maggio 2011, la spesa per la ricostruzione (parte edilizia) è stata di circa un miliardo di euro, così suddivisa nelle voci principali: 1) Ricostruzione privata 704 milioni, in gran parte edifici B e C, più le prime E (di cui 113,5 milioni trasferiti dal Commissario ai Comuni e 591 concessi dalla Cassa depositi e prestiti); 2) Puntellamenti: 185 milioni; 3) Opere pubbliche (pagina 5): 29,5 milioni; 4) Alloggi Erp: 5 milioni; 5) Beni culturali e chiese: 13 milioni; 6) ultimi pagamenti CaseMap (138 mln). La stima dei costi totali di ricostruzione è di circa 11 miliardi di euro (senza le case temporanee), dunque saremmo a una spesa (al nettò dei 1.131 mln del Progetto Case Map) di circa 1'8 del totale. Servono nuovi fondi cash dallo Stato? Per ora no, ma presto (entro fine anno) potrebbero servire. Il conto 5430 del Commissario (Stm ricostruzione) aveva 886,9 milioni nel luglio 2010, ne ha spesi 477, ne restano 408,9. A breve saranno accreditati ai Comuni 101,5 milioni per la ricostruzione privata, per domande private già approvate e rendicontate alla Stm. Pure il Provveditore annuncia tiraggi di spesa rafforzati nei prossimi mesi. Resta invece un buon plafond nei fondi della Cassa depositi per gli interventi privati: su due miliardi di euro ne sono stati concessi solo 618. IL PUNTO SULLE «E» Neppure il chiarimento dei 17 punti critici sollevati da ordini professionali e associazioni d'impresa (le ordinanze modificate sono state pubblicate il 20 maggio) hanno sbloccato la presentazione delle pratiche E. Ci aspettava un boom di domande dopo la raffica di decreti e circolari, che hanno chiarito o modificato aspetti come: limite di costo per edifici di pregio, integrazione richieste per adeguamento energetico, barriere architettoniche, costi rimozione opere provvisionali, superfici ammesse a contributo, limite di costo per adeguamento sismico. Invece, fino a pochi giorni fa le per case c'erano poco più di 3.200 e i contributi definitivi rilasciati non arrivano a un migliaio. Le pratiche attese si aggirano intorno a 18-20mila, sembra impossibile che in tre settimane, entro il termine del 30 giugno, arrivino 15mila progetti. E alla struttura del commissario Chiodi si comincia a dare per scontata una nuova proroga. Sarebbe la quarta dopo quella dal 30 novembre 2009 al 7 febbraio 2010, poi al 6 aprile, ancora al 31 dicembre 2010 e poi al 30 giugno 2011. «La proroga spiega Paolo De Santis, presidente dell'ordine degli ingegneri dell'Aquila è inevitabile. Le domande sono molto complesse dal punto di vista progettuale, procedurale e normativo; gli ultimi provvedimenti chiarificatori risalgono a maggio e ne usciranno altri. Si continua a imputare il ritardo ai professionisti che hanno fatto incetta di incarichi, ma perché allora anche i professionisti con poco lavoro hanno difficoltà?». Poi De Santis lancia una proposta: «Amministratori e proprietari di condominio trasmettono al Comune nome del progettista e dell'impresa scelti, indicando entro quanto tempo presenteranno il progetto. Così si avrà il quadro completo di quante E ci sono, quanti condomini, quante prime e seconde case eccetera». PIANI DI RICOSTRUZIONE Passi avanti nel braccio di ferro tra Comune e commissario sull'interpretazione e l'applicazione dei piani di ricostruzione (Pdr) nei centri storici. Dopo l'incontro del 25 maggio al ministero dell'Economia (Met) si è raggiunto un accordo: entro il 22 giugno il Comune dell'Aquila presenterà un Pdr per la parte principale del centro storico. Restano, però, punti di scontro su che cosa questi siano realmente. «Al ministero dell'Economia spiega il capo della Stm, Gaetano Fontana hanno convenuto con noi che in base al decreto legge Abruzzo (Dl 39, convertito in legge 772009). articolo 14 comma 5-bis. il piano di ricostruzione, o più di un Pdr, sono strumento-necessario, che va fatto su tutto il centro storico, a prescindere che si preveda o meno una variante al Prg, e che il Pdr ha un contenuto urbanistico, economico e sociale. Poi il Mef ha confermato la disponibilità a dare nuovi fondi, ma vuole dal Comune, nel Pdr, un piano economico-finanziario di massima su costi e tempi di spesa». D Comune però insiste sulla possibilità di fare interventi, ove in attuazione del Prg, senza Pdr. «Se ne assumano la responsabilità dice Fontana ma sia chiaro che in base alla legge non avrebbero i finanziamenti statali». Per il Comune, invece, le risorse statali per la ricostruzione sono attribuibili comunque: «Il parere della Commissione tecnico-scientifica -- dice Pietro Di Stefano, assessore alla Ricostruzione alla quale abbiamo chiesto la modifica del decreto commissariale n. 3 sui Pdr, dice che il sindaco può procedere agli interventi diretti o attuativi conformi al Prg, che formano parte integrante e sostanziale dei Pdr, ne sono un'anticipazione e alla cui realizzazione sono destinate le risorse di cui all'articolo 14, comma 5-bis legge 772009. Non solo, aggiunge che resta firmo il potere dei sindaci di avvalersi, in tutto o in parte, dei Prg vigenti in luogo dei Pdr». «All'incontro al Mef spiega Antonio Morgante, responsabile della segreteria del commissario tutti hanno ribadito che i Pdr sono necessari, che sì, va bene il piano regolatore, ma comunque si va all'intesa Comune-Commissario per i finanziamenti, sennò usi le tue risorse come Comune». «Si va all'intesa ribatte Di Stefano ma solo sui soldi, non nel merito. Quello che andrà all'intesa è il piano programmatico-economico, quello che da sempre, per noi, è il Pdr, non uno strumento-urbanistico. Poi servirà un' Opcm che stanzi fondi per questo capitolo». Il 22 giugno, quindi, il Comune porterà all'intesa con il Commissario il piano finanziario per il centro storico: «Presenteremo un documento economico di stima di spesa con documento di inquadramento degli interventi per - quasi 1'80 del centro. Questo è possibile grazie al lavoro fatto finora, con le proposte di aggregato e le schede progetto delle proposte di intervento abbiamo tutti i dati nel computer, li mettiamo insieme e otterremo un costo totale».
il Sole 24 Ore
13 Giugno 2011
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FA
Fabiana Calsolaro
il Sole 24 Ore
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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