Trento, 13 giugno 2011 - "Nel nostro momento di massimo splendore noi italiani siamo stati promotori di esperienze culturali straordinariamente innovative. Oggi siamo diventati i guardiani notturni del nostro eccezionale patrimonio, siamo davvero gli eredi più inadeguati di quella cultura che vogliamo tesaurizzare". E ancora: "Se vuoi congelare un luogo questo si trasforma in un parco a tema, i centri storici di Venezia e di Firenze sono esempi lampanti di un modo sbagliato di fare cultura e i visitatori si adeguano a questo mutato sentire e utilizzano i bellissimi ambienti urbani come fondali per foto ricordo". È questo il pensiero espresso in: "Italia reloaded. Ripartire con la cultura" (il Mulino), lopera di Christian Caliandro, dottore di ricerca in Storia dellArte, e di Pierluigi Sacco, professore alla Iuav di Venezia. Alla Fondazione Bruno Kessler, per il Festival dellEconomia di Trento, i due autori si sono intrattenuti, il 4 giugno con Paolo Legrenzi, psicologo economico e professore alla "Ca Foscari" di Venezia, e con Tonia Mastrobuoni, giornalista de "La Stampa". "Purtroppo in Italia - ha esordito Tonia Mastrobuoni - il dibattito in merito alla conservazione dei beni culturali si sta concentrano sulla disponibilità dei fondi, si è perso di vista da molto tempo un tema cruciale, ovvero come la cultura viene fruita dal pubblico". Argomento centrale invece nel libro di Caliandro e Sacco che, sulla base anche di alcuni sondaggi effettuati sui visitatori dei musei italiani, esprimono lidea di una fruizione passiva dei beni culturali. "La società italiana alla fine degli anni 70 è precipitata in un vortice - ha commentato Christian Caliandro - in una sorta di smarrimento, di decomposizione, come rendono bene alcuni zombie movies del periodo. Cè stata, in sostanza, una sorta di rimozione del passato, di rimpianto e nostalgia, che si è tradotta in assenza di memoria. Questa in buona sostanza è la condizione propria dello zombie; noi viviamo fra le rovine di strutture costruite e prodotte da una cultura precedente". Negli ultimi anni, accanto a un fenomeno collettivo di rimozione, si è affiancato un modo di intendere la cultura strettamente economico: "Ormai le manifestazioni culturali si leggono in termini economici, di marketing - ha spiegato Paolo Legrenzi -, ovvero quante persone hanno visitato la mostra, quanti soldi sono stati incassati, quanto è stato lindotto complessivo. È un fenomeno che riduce e svilisce la nostra cultura, che riduce i gusti delle persone alle scelte che essi fanno e a ricavare lassetto culturale di un intero paese dalle preferenze delle persone". Leffetto sui nostri centri storici più belli è stato devastante: "Sono ormai ridotti a parchi tematici, a sfondi per le foto ricordo e per le cartoline - sono state le parole di Pierluigi Sacco -. Venezia ha 20 milioni di turisti allanno, ma è una città fatta per ospitarne 100 mila ed è evidente limpatto che questo può avere sulla sua sostenibilità. Si sta desertificando, sta perdendo la memoria di ciò che è, rimane solo un immenso bedbreakfast, una grandissima vetrina incapace di produrre nuovi significati, nuova cultura". Ma la strada duscita è indicata da alcuni esempi virtuosi: "Trento, ad esempio, è una delle culle italiane di un nuovo modello di sviluppo, in grado di produrre sistemi di contenuti - ha concluso Sacco -. La sintesi a cui guardare non è il binomio tra patrimonio culturale e turismo, ma quella fra patrimonio e information technology, ovvero lutilizzo della tecnologia per trasmettere contenuti e informazioni. Dobbiamo creare energia nuova attorno a queste progettualità, come stanno facendo tutti i paesi emergenti, perché le opportunità culturali hanno effetti sullinnovazione, sulla coesione sociale, sul benessere; pensiamo ad esempio alla Corea del Sud, che sta investendo miliardi per creare una piattaforma culturale. Solo attraverso un percorso che intreccia information technology e cultura, questultima potrà trasformarsi e diventare motore delleconomia".
LITALIA DEVE RIPARTIRE DALLA CULTURA
Il libro "Italia reloaded. Ripartire con la cultura" di Christian Caliandro e Pierluigi Sacco esprime l'idea di una fruizione passiva dei beni culturali in Italia. I due autori sostengono che la società italiana ha precipitato in un vortice di smarrimento e decomposizione, rimuovendo il passato e la memoria culturale. Il fenomeno è stato accentuato dal modo di intendere la cultura strettamente economico, riducendo la cultura alle scelte economiche e al marketing. I centri storici più belli sono stati devastati, ridotti a parchi tematici e sfondi per le foto ricordo.
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