GOVERNO e sviluppo economico-sociale dovrebbero essere gli obiettivi congiunti della nuova giunta comunale. Il buongoverno, in una concezione variamente articolata, è una aspirazione comune del vasto elettorato che ha premiato Luigi de Magistris, ognuno vedendo nella condizione quotidiana della città i segni del suo ritardo. Più difficile è avere idee chiare sullo sviluppo economico-sociale, anche perché è un obiettivo non esclusivamente legato alle possibilità politico-amministrative della istituzione locale. Tuttavia, per un grande capoluogo come Napoli, il potere municipale ha uno specifico ruolo da giocare per innescare e accelerare un processo di sviluppo. È sulla base di questa valutazione che lunedì prossimo (ore 17) si terrà alla libreria Guida di Portalba una tavola rotonda sul tema "Un piano per Napoli. Assetto urbanistico-territoriale e sviluppo economico", interlocutori Umberto Ranieri, Adriano Giannola, Aldo Loris Rossi e Guido Donatone. Un dibattito aperto che avrà al centro una serie di ineludibili interrogativi, con l' intento di tracciare un quadro il più possibile realistico degli interventi da operare con criteri non episodici o approssimativi. Il termine "piano" non è usato a caso, proprio in quanto allude a un impegno attuato in modo organico. Se Napoli ha grandi risorse per incrementare e rendere stabili i flussi turistici in una misura che può notevolmente potenziare la sua economia, il turismo da solo non esaurisce il tema dello sviluppo. Fin dai tempi di Nitti, è chiaro ai meridionalisti che il ritardo economico dell' area napoletana, non diversamente dal resto del Mezzogiorno, può essere superato solo quando il suo apparato economico si portasse su livelli di produttività e di occupazione che il turismo, anche in assetto di piena efficienza, non è mai in grado di generare. Perciò è necessaria l' attività di un adeguato apparato di industria manifatturiera, con capacità produttive e di innovazione tecnologica che lo rendano competitivo a livello nazionale e internazionale. Una nuova fase di sviluppo industriale è necessaria quanto improrogabile, dal momento che è realistico prevedere che a medio termine ci saranno forti cambiamenti nel quadro dell' economia mondiale. Non c' è dubbio che le maggiori responsabilità dello sviluppo economico ricadano sul governo nazionale e, in parte minore ma non trascurabile, su quello regionale. Nondimeno un grande Comune come la capitale del Sud ha un ruolo di primo piano per quanto attiene all' assetto urbanistico-territoriale, che rappresenta in ogni caso una condizione primaria dello sviluppo economico-industriale. Di fatto, c' è da dire, tale ruolo è esaltato in conseguenza del fallimento della Regione Campania in materia di politica di sviluppo, in ciò non diversa dalle altre Regioni meridionali, come notano tutti gli osservatori della condizione attuale del Mezzogiorno. E si può dire che un sindaco come de Magistris, mosso dalla volontà di attuare un cambiamento politico-amministrativo senza altri costosi ritardi, induce a credere che non resterà sordo ai temi specifici della ripresa dello sviluppo economico-industriale nell' area napoletana.