RENATA CARAGLIANO BRUNO Di Bello (Torre del Greco, 1938) presenta alla Certosa di San Giacomo a Capri una serie di tele dalle forme geometriche frutto della sua recente ricerca, a metà tra astrazione e figurazione. «Sono tutte opere create per la mia personale - racconta Di Bello - che parte da Capri e che il 3 agosto si trasferirà al Mac Niterói a Rio de Janeiro, il museo di Oscar Niemeyer». Una mostra in due spazi completamente diversi? «Dal Partenone alla Minimal Art, sono 2500 anni che l' architettura e l' arte impostano i loro canoni sulla geometria pitagorica, euclidea, non-euclidea: cerchio, quadrato, sezione aurea. Con l' avvento del calcolatore è stato possibile visualizzare nuove geometrie. Ho provato a sperimentarle materialmente, armato cioè di un "personal ben temperato". Al mio sguardo siè presentato un universo di forme che, mi sembra, costituiscano oggi il miglior mezzo per realizzare immagini astratte che possano alludere al nuovo paesaggio rivelato dalla tecnologia». Questo è il processo ideativo del nuovo paesaggio rivelato dalla tecnologia, ma tecnicamente come avviene? «Dal 1967 vivo e lavoro a Milano. Tra la fine degli anni Settantae Ottanta mi sono preso un momento di pausa dal mondo dell' arte. Ho fatto il fotografo, il grafico, il designer e sono stato il primo a comprarmi un' apparecchiatura fotografica digitale. Cercavo qualcosa nel mondo del computer e così ho comprato un software che produce frattali per tirare fuori delle forme anti-geometriche da stampare su tela. Paul Klee cercava un equilibrio tra forme naturali e astratte, così è anche nel mio lavoro. Una ricerca di sintesi tra quello che ho realizzato ieri e oggi».