IL museo di Baghdad, saccheggiato e semidistrutto nei giorni della fine del regime di Saddam Hussein, potrebbe riaprire alcuni dei suoi settori, grazie al lavoro di restauro di archeologi italiani e alla missione italiana in ambito Unesco. La sala assira, dove erano contenuti alcuni dei capolavori dell'antichità - tra cui il volto enigmatico della "Dama di Uruk", e il vaso di Warka raffigurante i primi rituali religiosi sumerici - è di nuovo agibile e aspetta di accogliere il pubblico, non appena ci saranno le condizioni di sicurezza. Infatti, nonostante la situazione di guerra e i pericoli quotidiani - hanno spiegato Antonio Invernizzi e Roberto Parapetti, responsabili del Centro di ricerche archeologiche e scavi di Torino - la Task Force" di espèrti italiani lavora a pieno ritmo per ricostruire il patrimonio archeologico dell'Iraq, memoria non solo del Paese ma di tutta l'umanità. Mentre gli esperti fanno progetti e pensano, non appena ve ne saranno le possibilità, di tornare a prendersi cura di siti dai nomi mitici come Seleucia, Babilonia, Ninive, gli investigatori italiani hanno completato l'elenco dei beni trafugati nel 2003 (circa 4.500) e ne sono alla caccia. Tra i tanti programmi che l'Italia vorrebbe varare, uno dei più affascinanti è quello di recuperare il centro storico di Baghdad, la cittadella di epoca musulmana sulla riva destra del Tigri, che potrebbe essere pedonalizzata e diventare un polo culturale, con servizi di ferry boat. Gli archeologi italiani sperano che non sia solo un sogno e che anzi il loro lavoro sia un esempio di come l'Italia, per merito delle sue competenze culturali, possa contribuire al ritorno della pace e della normalità in Iraq, come in altre zone "difficili" dell'area mediterranea. Il lavoro degli archeologi è in linea con l'impegno dell'Italia nella crisi irachena. Un impegno formalmente in armi per sostenere la pacificazione, ma sostanzialmente di grande respiro umanitario per alleviare le sofferenze della popolazione. Proprio di ciò si è parlato a "Sponde 2004", convegno organizzato dalla Farnesina sulla cooperazione tra Italia e le rive del Mediterraneo, inteso nel suo senso più ampio, come mare-culla della civiltà umana e come luogo di incontro e fusione tra mondi diversi, ma non contrapposti. Il convegno si articola su tre temi: la cooperazione per la preservazione e la promozione del patrimonio culturale; la cooperazione e la comunicazione nel Mediterraneo; l'interscambio culturale e religioso nel Mediterraneo, in altre parole il "vivere insieme". «Il messaggio di cui la nostra iniziativa vuole farsi promotrice - ha spiegato l'ambasciatore Umberto Vattani, segretario generale della Farnesina, nell'aprire l'incontro - è che il dialogo tra le diverse culture non solo è possibile ma è necessario». «L'Italia, per la sua storia e collocazione geografica, rappresenta - ha proseguito - un ponte ideale tra le culture del Mediterraneo, europea, nordafricana e mediorientale, e può assumere il ruolo di incoraggiare un incontro proficuo tra di esse, proponendosi come luogo di dialogo e di scambio». L'archeologia è il primo tema di cooperazione affrontato nel convegno. E ed uno dei terreni su cui la collaborazione tra esperti italiani e di Paesi mediterranei non si è mai interrotta, anche nei momenti di maggiore tensione. Di oltre 40 anni è la presenza ininterrotta italiana in Siria, dove un'equipe archeologica dell'Università "La Sapienza" di Roma, guidata dal professor Paolo Matthiae, ha riportato alla luce la favolosa città di Ebla, risalente al terzo millennio avanti Cristo, uno dei più antichi e importanti esempi - ha spiegato Io studioso - della civiltà siro-palestinese contemporanea a Babilonia. In Libia, i ricercatori dell'Università di Palermo, coordinati dal prof. Nicola Bonacasa, stanno terminando il recupero dell'imponente tempio di Zeus a Cirene, mentre in Marocco, la squadra dell'Università di Siena, guidata dal prof. Emanuele Papi, è al lavoro per ricostruire la lunga vita del villaggio marocchino di Thamusida, un sito abitato dalla preistoria fino all'epoca islamica. La ricerca sulle vestigia del passato - è stato detto durante l'incontro - dimostra fra l'altro quanto le diverse culture e civiltà si siano assimilate e siano debitrici tra di loro. «Nel villaggio di Tahmusida - ha osservato Papi - le costruzioni del passato rivelano quanto I romani si fossero berberizzati e quanto i berberi romanizzati». Anche in Iraq, dove oggi il fondamentalismo invoca lo scontro di civiltà, gli archeologi hanno trovato testimonianze di quanto la cultura mesopotamica avesse assimilato dal mondo greco e come, a sua volta, lo avesse influenzato.
Gli archeologi italiani ridanno vita al Museo di Baghdad
Il museo di Baghdad, saccheggiato e semidistrutto nei giorni della fine del regime di Saddam Hussein, potrebbe riaprire alcuni dei suoi settori, grazie al lavoro di restauro di archeologi italiani e alla missione italiana in ambito Unesco. La sala assira, dove erano contenuti alcuni dei capolavori dell'antichità - tra cui il volto enigmatico della "Dama di Uruk", e il vaso di Warka raffigurante i primi rituali religiosi sumerici - è di nuovo agibile e aspetta di accogliere il pubblico, non appena ci saranno le condizioni di sicurezza.
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