il «lato b» della vecchia ragusa: la serra, quartiere di degrado e integrazione negata Ragusa. La "zona d'ombra" dell'anima iblea è un po' come una di quelle forme di formaggio Ragusano che qui campeggiano nelle boutique alimentari. Ogni pezzo è bello, lucido, con una forma che rasenta la perfezione; emana un odore delizioso, irresistibile. Ma nasconde qualche traccia di muffa. Che fa parte della sua natura, della sua essenza. E così c'è un centro storico di Ragusa sconosciuto. È un'eredità della storia, che né le leggi, né la pioggia di fondi, né il boom del mercato edilizio hanno saputo risolvere una volta per tutte. Nel dopoguerra - raccontano gli anziani - nel centro storico (e a Ibla in particolare) le case si sceglievano per il sole. Per capirci: i contadini che arrivavano in città occupavano i palazzi più accessibili e soleggiati tralasciando quelli più nascosti. Ed proprio nella Ragusa più nascosta che anche oggi si annidano le sacche di degrado e di storie difficili. Come alla "Serra", così chiamata perché di fatto è una strada segata. Siamo nella zona di San Giovanni e qui c'è una cittadella di migranti: maghrebini, europei dell'Est, cinesi. Irregolari, spesso. E talvolta ammassati in dieci-quindici in una stanza con vista su spaccio e prostituzione. Serpeggia l'incomunicabilità con i pochi ragusani rimasti, ci sono state proteste e proposte. Come quella - più sussurrata che sbandierata - di creare un muro divisorio, in stile padovano. Il muro no, non l'hanno costruito. Ma il problema resta. E forse non c'è il coraggio di affrontarlo fino in fondo: «Nella bozza di Piano particolareggiato - racconta il dirigente comunale dei Centri storici, Giorgio Colosi - c'era un'ipotesi urbanistica e soprattutto sociale: evitare la ghettizzazione e favorire la mescolanza, attraverso un percorso di regolarizzazione, ma anche demolizione per ricavare abitazioni più dignitose, piazze e spazi di aggregazione. Ma il Consiglio comunale non se l'è sentita di andare fino in fondo, autorizzando gli espropri». E poi c'è il doppio binario della legge speciale, che obbliga gli amministratori a spendere l'80 per Ibla, lasciando le briciole al resto del centro storico. Il sindaco Nello Dipasquale ha avuto una grande capacità di spalmare progetti e cantieri dappertutto: le chiese di San Giorgio, San Antonino, San Rocco e Santa Teresa e la "sfida" dell'abbattimento-ricostruzione di S. Vincenzo Ferreri, la rinascita di Palazzo Cosentini, Palazzo Castlett, gli uffici di piazza Pola, la riqualificazione di piazza S. Giorgio. Ma anche l'isola pedonale di piazza S. Giovanni, il restauro delle chiesa omonima e di quella della Badia, il concorso internazionale per trasformare un "ecomostro" (il palazzo ex-Ina) in un albergo e l'idea di rinnovare via Roma dalla Rotonda a piazza Libertà. Eppure il centro storico "extra Ibla" non decolla. Racconta Meno Occhipinti, vigile del fuoco e blogger: «C'è stata un'epoca in cui via Roma era il vero centro di Ragusa. Poi è arrivata Ibla e la vita si è pian piano spostata lì. Ora, con l'apertura dei centri commerciali, via Roma è alla canna del gas, e con lei tutto il centro storico. I negozi chiudono uno dopo l'altro e via Roma non è più il luogo di aggregazione giovanile d'un tempo. Nella via che fu il salotto di Ragusa, ormai si incontrano solo pochi anziani e alle otto di sera si crea il deserto». È proprio questo il "lato B" del centro di Ragusa. Bello quanto Ibla, ma ricoperto da un po' di polvere. Che non vuol proprio andar via. Ma. B. 11062011
SICILIA - CENTRI STORICI. Quelle zone d'ombra che i turisti non vedono
Il centro storico di Ragusa, in particolare la zona di Ibla, è un luogo di degrado e integrazione negata. La "Serra", una strada segata, è un quartiere di migranti irregolari, spesso ammassati in condizioni difficili. La zona è circondata da un muro divisorio proposto, ma non costruito. Il Piano particolareggiato prevedeva la demolizione di edifici per ricavare abitazioni più dignitose, ma il Consiglio comunale non ha seguito questa strada. La legge speciale obbliga gli amministratori a spendere l'80% per Ibla, lasciando le briciole al resto del centro storico.
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