Ragusa. «Cu viva?». Più che una domanda era la brutale richiesta di una parola d'ordine. Le risposte erano due e due sole: «Viva San Giorgio» o «Viva San Giovanni». E siccome né un sangiovannaro né tanto meno un sangiorgiaro avrebbe mai risposto inneggiando al santo rivale, su quell'interrogativo si costruì un invisibile muro. Che divideva la parte est da quella ovest della città. Ragusa come Berlino, ma qui non c'entrano la Cia o il Kgb. Quello che il terremoto del 1693 distrusse e l'orgoglio di un popolo ricostruì fu diviso dalla storia. E dunque Ragusa oggi si presenta con un centro storico a doppia velocità. Uno dei più estesi d'Europa (160 ettari in tutto), forse uno dei più curati di tutta la Sicilia anche grazie a una legge regionale - la numero 6181 - che qui venerano come gli inglesi con la Magna Charta. Con quella che è passata alla storia come la "legge per Ibla" (una creatura dell'ex sindaco e parlamentare ibleo Giorgio Chessari) in trent'anni saranno arrivati almeno 130 milioni di euro. Quanto basta per far scattare una vera e propria rivolta popolare all'ipotesi di un mancato rifinanziamento da parte della Regione. Il sindaco Nello Dipasquale (appena rieletto a furor di popolo) ne ha fatto un cavallo di battaglia, pronto a far esplodere alleanze politiche e a stracciare la propria tessera di partito. La partita non è chiusa, ma a Ragusa sono pronti a fare qualsiasi cosa pur di difendere «la nostra legge» In effetti il "modello Ibla" è forse uno dei pochi esempi siciliani di best practice in materia di urbanistica, edilizia e centri storici: è vero che i soldi sono arrivati, ma i ragusani hanno saputo spenderli, sia in quantità (capacità di spesa oltre il 70), sia in qualità, dosando con accortezza il bilanciamento fra interventi pubblici e privati e vigilando su speculazioni e "mostri" urbanistici. Un piano annuale per gli interventi, una graduatoria pubblica per le istanze dei cittadini (quasi 3.000 istanze di riqualificazione di immobili), una serie di interventi mirati per la vivibilità e la sicurezza del centro storico. E così in trent'anni s'è consolidato il "miracolo Ibla". Fino agli Anni 70, nella piazza resa celebre dalle "sgommate" televisive della vecchia auto di servizio del commissario Montalbano, c'era il nulla. «S'assicutavunu i cunigghi», come ricordano gli anziani iblei. Ma il vecchio cuore di Ragusa è sopravvissuto all'abbandono, all'incuria e anche alle balorde demolizioni-ricostruzioni degli anni 60. Riempita dall'esodo dalle campagne, svuotata dal controesodo verso i quartieri residenziali di periferia, oggi il centro storico vive la sua terza giovinezza: oltre 18mila residenti (ne potrebbe accogliere altri 6.500 secondo gli studi del Comune), con un'età media più che dimezzata negli ultimi vent'anni. Un brulicare di bb, ristoranti stellati e trattorie tipiche, negozietti di souvenir. E un'altissima qualità della vita: «Ho rilevato l'attività da poco tempo e non mi sono pentito della mia scelta», racconta Paolo D'Iapico, comisano proprietario di una tavola calda famosa per la bontà delle scacce, focacce tipiche ragusane uniche nel loro genere. «Fino a quindici anni fa qui le case te le regalavano, oggi si paga molto ma si lavora bene. C'è tranquillità, non senti il fiato della criminalità sul collo, ci sono i turisti e gli studenti. Ho deciso di prendere casa e stabilirmi qui». Proprio come ha fatto Santi Tiralosi, mettendo in pratica la vecchia strategia di casa e putìa. Un'incantevole casetta e sotto una piccola stanza adibita a negozio di magliette "sicule", di cui vanno pazzi - mistero imponderabile - i giapponesi. «La cosa a cui non saprei rinunciare? La sensazione di sicurezza. Le forze dell'ordine ci sono e si vedono. E ti fanno sentire bene, come cittadino e come imprenditore». I problemi? Ci sono, eccome. Perché altrimenti qui sarebbe troppo bello per essere vero: «I parcheggi - sbotta Santi - sono la nostra croce, è una guerra continua fra residenti, commercianti, ragusani e non ragusani. E poi manca il coinvolgimento delle forze produttive e dei commercianti da parte delle istituzioni. Quelle poche volte che c'è un evento noi lo scopriamo quasi per caso due giorni prima...». Arriva Giuseppe Lizzio, presidente del Centro commerciale naturale "Ibla". E aggiunge un'altra richiesta nella cassetta della posta: «La segnaletica turistica non è adatta a una capitale Unesco». Il segreto ibleo? Lizzio ci dà una chiave di lettura molto interessante: «Se trai il sostentamento economico dal territorio puoi permetterti anche di non cementificarlo». In piazza Duomo i turisti gustano il gelato - eccezionale - di una spigliata signora catanese, ormai ragusana da un quarto di secolo. Alcuni studenti della facoltà di Agraria finiscono il caffè e tornano a casa. Nelle stanze (da 120 a 180 euro a posto-letto, prezzi non esorbitanti) di una cittadella universitaria disseminata in questi vicoli. Niente auto, niente smog. È un luogo dell'anima. Ma se oggi Ibla è così una parte di merito è anche di un uomo che ha litigato con mezza Ragusa. Pippo Occhipinti, storico leader del comitato "Per Ibla", oggi presidente di Confesercenti: «Quando proposi di istituire l'isola pedonale chiesero la mia testa su un piatto. Oggi Ibla è un salotto e tutti ne godono i benefici: ragusani e turisti, ma soprattutto i commercianti». La prossima sfida di Occhipinti è lo shopping a cinque stelle: «A Taormina o Siracusa ci sono negozi prestigiosi, qui quasi nulla. Il turista di un certo tipo si scoccia presto, se non può spendere i suoi soldi comprando lusso e griffe». Gli giriamo alcune lamentele dei residenti: parcheggi, confusione, qualche schiamazzo notturno. E lui di rimando: «Sì, ma quando a fine mese incassano i soldi degli affitti delle botteghe...». 11062011
SICILIA - CENTRI STORICI. Fondi pubblici e orgoglio privato Così è rinata Ibla
Ragusa, città della Sicilia, è stata divisa dal terremoto del 1693 e dallo sfruttamento del suo centro storico. Il centro storico, noto come Ibla, è stato ricostruito e restaurato grazie a una legge regionale che ha garantito un finanziamento di oltre 130 milioni di euro. Il sindaco Nello Dipasquale ha fatto della difesa della legge un cavallo di battaglia, affermando che il modello di Ibla è un esempio di best practice in materia di urbanistica, edilizia e centri storici. Il centro storico è stato ricostruito con un piano annuale per gli interventi, una graduatoria pubblica per le istanze dei cittadini e una serie di interventi mirati per la vivibilità e la sicurezza.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo